Milano Quotidiano

Teatro alla Scala 2026-27, nel nome dell’equilibrio: la prossima stagione presentata dal sovrintendente Ortombina

Il 7 dicembre l'inaugurazione con Verdi e Michieletto sotto la bacchetta del nuovo direttore Myung-Whun Chung

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Su Milano Quotidiano le recensioni e le cronache di Francesco Bogliari, giornalista, appassionato melomane e autore di “Piccole cronache musicali”. Uno sguardo libero, ironico e spesso controcorrente agli eventi musicali. Dalla lirica alla sinfonica, senza accademismi né reverenze, mescolando memoria personale, gusto per il racconto e giudizi affilati.

Otello sarà bianco”. Pochi minuti dopo questa affermazione del sovrintendente Fortunato Ortombina nella conferenza stampa di presentazione della stagione scaligera 2026-27 svoltasi venerdì scorso al Piermarini, hanno cominciato a scatenarsi i sovrintendenti da tastiera (che sono per fortuna meno numerosi dei 60 milioni di commissari tecnici della Nazionale, ma altrettanto invasivi). Quanti “povero Verdi” abbiamo letto, quanti insulti a Damiano Michieletto, il regista che incarna l’archetipo del Nemico Numero Uno del “Melomane Medio” (copyright Alberto Mattioli), a cui è stata affidata l’opera verdiana che – sotto la bacchetta del nuovo direttore musicale Myung-
Whun Chung – il prossimo 7 dicembre inaugurerà la stagione scaligera.

Sai che novità l’Otello bianco: solo per citare il tenorissimo Jonas Kaufmann, sono almeno quindici anni che porta in giro per il mondo il Moro di Venezia senza tingersi col lucido da scarpe la sua bella faccia da tedesco di Baviera. Ma tant’è, il mondo della lirica – che non è un mondo, è un micromondo in miniatura, una specie di microbolla spazio-temporale animata da pazzoidi (chi scrive è uno di loro, quindi conosce i suoi polli) – continua a frammentarsi in fazioni litigiose che lo rendono molto simile alla sinistra italiana, scissionista e tafazzista. Scazzi furibondi che partono generalmente dai “tradizionalisti”, vedovi inconsolabili di Zeffirelli (ma anche quest’anno la Scala ha pensato a loro, riproponendo l’archeologica Bohème del regista fiorentino), a cui i “modernisti” (cosa vorrà dire ancora non si è capito) rispondono con altrettanta ferocia. Altro che liti del Grande fratello: se volete divertivi cercatevi in rete alcuni gruppi di nostalgici lirici, potrete andare avanti per ore a leggere isteriche nefandezze…

Una stagione equilibrata, con più coraggio registico rispetto al passato

Detto questo, la prossima stagione della Scala, la prima di Ortombina e Chung (nominato a sorpresa quando i più avevano scommesso su Daniele Gatti, che infatti se ne andò via sbattendo rumorosamente la porta), ci appare non eccezionale ma comunque di buon livello, abbastanza equilibrata e attenta a proporre con più convinzione rispetto al passato registi del filone “innovativo”: oltre a Michileletto con due opere (Otello e Don Quichiotte di Massenet) avremo Barrie Kosky (debuttante alla Scala con Macbeth), Kaspar Holten (The Rake’s Progress di Stravinskij), Valentina Carrasco (Nixon in China di Adams), oltre alla riproposta del magnifico Don Giovanni di Robert Carsen, autentico monumento alla regia d’opera. Poi Davide Livermore (I Puritani), Leo Muscato (Il barbiere di Siviglia), Chiara Muti (Anna Bolena) e tre debuttanti al Piermarini: Arnaud Bernard (Les pêcheurs de perles di Bizet), Daniele Menghini (Leonora di Paër) e Marcos Morau (Dido and Aeneas di Purcell).

Dal Barocco ai contemporanei: il repertorio copre quattro secoli

Un buon equilibrio si trova nelle scelte del repertorio: abbiamo il Barocco con Purcell, il Settecento con Mozart, il primo Ottocento italiano con Bellini, Rossini, Donizetti, Paër, il secondo Ottocento italiano con Verdi e Puccini, l’Ottocento francese con Bizet e Massenet, il Novecento con Stravinskij e i contemporanei con John Adams. Dei grandi compositori mancano almeno Wagner, Richard Strauss e Ciajkovskij, ma c’è da dire che sono stati molto presenti nelle ultime stagioni, la precedente addirittura con il doppio Ring wagneriano.

Le voci: assenze pesanti, ma le certezze non mancano

Sul fronte dei cantanti mancano nomi altisonanti come Jonas Kaufmann, Ludovic Tézier, Anna Netrebko, Asmik Grigorian, Vida Miknevičiūtė, Elina Garanča ecc. Assenti anche eccellenti artisti esibitisi in stagioni recenti come Anna Pirozzi, Rosa Feola, Erin Morley, Ekaterina Gubanova, Sondra Rodvanovsky, Mattew Polenzani, Amartuvshin Enkhbat, Jongmin Park… Ma ci sono comunque le certezze di Luca Salsi (Otello e Macbeth), Eleonora Buratto (Otello), Dmitry Korchak (Les pêcheurs de perles e Don Giovanni), Juan Diego Florez (Anna Bolena), Thomas Hampson e
Renée Fleming (Nixon in China) a fine carriera ma capaci di dare ancora lezione di classe, il giovane mezzosoprano canadese Emily D’Angelo (Dido and Aeneas) che ci incantò nel Don
Giovanni del 2022.

All’esordio scaligero Stefan PopCarolina Lopez Moreno (La Bohème) e Anastasia Bartoli (Macbeth), oltre alle conferme di Marta Torbidoni (Don Giovanni e Macbeth) e Alex Esposito (Don Giovanni, The Rake’s Progress, Don Quichotte) dopo le convincenti performance delle ultime stagioni. Brian Jagde, già apprezzato in Cavalleria rusticana e La forza del destino del 2024, sarà Otello senza trucco a Sant’Ambrogio.

I recital di canto vedranno impegnati Diana Damrau, Michael Spyres, Philippe Jaroussky, Jessica Pratt e Brian Jagde; mentre Juan Diego Florez canterà arie di Rossini, Donizetti e Verdi con l’accompagnamento dell’orchestra scaligera diretta da Michele Gamba.

Sul podio due debutti e il ritorno di Chailly: “Non ha sbattuto la porta”

Quanto ai direttori d’orchestra, si segnalano due debutti: l’ungherese Henrik Nanasi (Les pêcheurs de perles) e Giulio Cilona, trentenne belga-statunitense con nonni siciliani (Il barbiere di Siviglia). Due sono le direzioni di Chung (Otello e Macbeth); Riccardo Chailly – che come ha detto il sovrintendente “non ha sbattuto la porta” alla fine del suo mandato – dirigerà The Rake’s Progress; lo specialista di Barocco Gianluca Capuano Dido and Aeneas. Gli altri li indichiamo in ordine anagrafico: Thomas Guggeis-33 (Don Giovanni), Francesco Ivan Ciampa-44 (Anna Bolena), Roland Boer-55 (Leonora), Bertrand De Billy-61 (Don Quichotte), Fabio Luisi-67 (I Puritani), Daniel Oren-71(La Bohème), Kent Nagano-74 (Nixon in China).

La stagione sinfonica: Petrenko con la Filarmonica e i Berliner, Argerich ospite d’onore

Di alto profilo la stagione sinfonica, segnata dal doppio impegno di Kirill Petrenko, il primo alla guida della Filarmonica della Scala (Strauss e Stravinskij), il secondo dei “suoi” Berliner Philharmoniker (Mendelssohn, Schubert e la meravigliosa 4^ di Mahler con Elsa Dreisig impegnata nel sublime lied finale). Poi Alexander Soddy, Ruben Ticciati (con Francesco Piemontesi al pianoforte) e Chung con la Filarmonica della Scala; Chailly e Chung con l’Orchestra e coro del Teatro alla Scala. Tra le orchestre ospiti, oltre ai Berliner, l’Orchestre de Chambre de Lausanne sotto la bacchetta di Renaud Capuçon con Martha Argerich al pianoforte (Beethoven 2°), Les Talents Lyriques Choeur de Chambre de Namour guidati da Christophe Rousset (Hippolyte et Aricie di Rameau) e l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia diretta da Daniel Harding con Alexander Kantorov al pianoforte (Rachmaninov 2°).

Johann Sebastian Bach viene omaggiato nel periodo quaresimale con la Matthäus-Passion della Freiburg Barock-Orchester diretta da Simon Rattle e con la Joannes-Passion dell’Orchestra e Coro del Teatro alla Scala diretti da Riccardo Chailly. Il concerto di Natale (9^ di Beethoven) sarà invece diretto da Chung.

I grandi pianisti e una lacuna: nessun nome emergente tra le star

Infine il programma “grandi pianisti” che non delude le aspettative: Igor Levitt (2 concerti), Yuja
Wang, Daniil Trifonov e Alexander Malofeev, anche se non ci sarebbe dispiaciuto vedere proposto
un nome nuovo tra le star emergenti dello strumento.

Il coro di Malazzi, eccellenza mondiale dimenticata in conferenza stampa

Un’ultima considerazione: nessuno durante la conferenza stampa ha citato il Coro e il suo direttore Alberto Malazzi. Sicuramente una involontaria dimenticanza in mezzo al fiume di informazioni riversate sui presenti. Lo facciamo noi, nel nostro piccolo, perché ci sembra giusto ricordare quella che è un’autentica eccellenza nel panorama artistico mondiale, non a caso premiato lo scorso anno dai critici musicali tedeschi come miglior coro europeo.

Il programma completo a questo link: https://www.teatroallascala.org/it/stagione/2026-2027

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