Milano Quotidiano

Tel Aviv e Vannacci, due cortocircuiti milanesi

Tra la manifestazione di sabato ed il gemellaggio con la città israeliana: le follie dell'ultimo periodo a Milano

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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Pensa te le follie dell’ultimo periodo a Milano. Roberto Vannacci annuncia che per la remigrazione sarà in piazza con l’ex amico Matteo Salvini. Oggi, proprio a milanoquotidiano.it, annuncia che no, non sarà in piazza perché in effetti l’appuntamento non è legato alla remigrazione. Ma – come aveva preannunciato Attilio Fontana – contro l’immigrazione illegale, e tutto il resto che questa si porta appresso. Però i giornali continuano a chiamarlo “remigration day”. E la gente continua a pensare che in piazza ci saranno quelli che vogliono deportare anche gli immigrati legali quando il presidente della Regione Lombardia, proprio a questo giornale, ha detto che anzi noi li vogliamo, gli immigrati legali, specie per quei mestieri come gli infermieri e i dottori nei quali abbiamo problemi di personale. Cortocircuito numero uno.

Cortocircuito numero due. Una parte del consiglio comunale di Milano avrebbe voluto l’interruzione del gemellaggio con Tel Aviv per le violenze e la guerra in Palestina. Il problema è che Tel Aviv è amministrata da un sindaco laburista (si autodefinisce “l’ultimo socialista di Israele”). Il quale ha preso carta e penna e ha scritto una mail al sindaco di Milano. Molto bella, devo dire. Si conclude – dopo un preambolo nel quale fa capire che Tel Aviv sta facendo la sua parte nel dibattito interno ad Israele (mica poteva dire che ce l’ha con il suo premier in una lettera a una città straniera, no? Certe cose avvengono solo in Italia…) – con una frase bellissima. Dice che la democrazia non è solo andare sempre d’accordo, ma che è il profondo impegno ad andare avanti a parlarsi, a costruire, e così – parlando e costruendo – andare avanti a sperare. Non c’è molto altro da dire, francamente, che non abbia già detto il sindaco di Tel Aviv.

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