La prima sentenza sui filoni dell’urbanistica milanese si chiude con l’assoluzione di tutti gli otto imputati. La giudice Paola Braggion, della settima sezione penale del Tribunale di Milano, ha assolto perché il fatto non costituisce reato costruttori, tecnici e funzionari comunali accusati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva per il caso Torre Milano, il grattacielo di via Stresa alto oltre 80 metri e composto da 24 piani. La pm Marina Petruzzella aveva chiesto otto condanne e anche la confisca della Torre. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.
Sala: “Soddisfatti, ma c’è tanta amarezza”
Il commento politicamente più pesante arriva dal sindaco Giuseppe Sala. “Ovviamente siamo soddisfatti, ma è chiaro che c’è anche tanta tanta amarezza”, ha detto a margine di un appuntamento pubblico. Il primo cittadino ha rivendicato di aver già espresso, nelle scorse settimane, una valutazione critica sull’impostazione di una parte dell’indagine: “Io l’ho detto in tempi non sospetti, cioè qualche settimana fa e non posso che riconfermarlo. Una parte, e sottolineo una parte, della procura ha dato un’impostazione politica al suo lavoro e questo credo che non vada bene. Al di là del fatto che gli interessi immobiliari su Milano ne abbiano risentito e questo e’ un fatto”.
Per Sala, l’assoluzione non cancella il peso umano e istituzionale di questi anni. Il sindaco ha indicato due motivi di amarezza: “Il primo e’ aver visto colpito in questa fase persone che sono a me vicine e di cui sono certissimo dell’onestà. Faccio un nome solo ma l’ex assessore Tancredi ha visto anche un po’ rovinata la sua carriera e il suo equilibrio“. Il riferimento è a Giancarlo Tancredi, ex assessore alla Rigenerazione urbana e figura centrale dell’amministrazione milanese nella stagione delle trasformazioni edilizie.
Sala contro il linguaggio dei pm: “Tanti aggettivi per screditare persone e istituzioni”
Il sindaco ha poi puntato il dito contro il tono usato dall’accusa nel corso dell’inchiesta e del processo. “Ripensando a come è stata condotta questa inchiesta, la cosa che proprio mi ha molto amareggiato e’ stata la violenza verbale usata dai pm nel sostenere le accuse. C’è un continuo uso di aggettivi, una continua necessità di corroborare le loro tesi con parole tese a discreditare la nostra azione”, ha detto Sala.
Il passaggio più duro riguarda il confronto tra fatti e giudizi. “Un mio amico mi ricordava del maxiprocesso di Palermo e mi diceva che in quelle carte non c’è un aggettivo, ci sono fatti. Se ripensiamo a tutto quello che è stato detto e scritto in quest’ultimo anno ci sono tantissimi aggettivi e sono proprio tesi a screditare persone e istituzioni rispetto all’opinione pubblica e questo non va bene”. Sala ha citato anche alcune espressioni usate nel dibattito giudiziario, come “democrazia Urbanistica” e “sovvertimento”: “Noi siamo stati accusati di sovvertire la democrazia Urbanistica”.
Da qui la domanda politica rivolta dal sindaco alla magistratura milanese: “Accusare un’istituzione di sovvertire la democrazia Urbanistica vuol dire fare il proprio lavoro e quindi esprimere un giudizio legale o vuol dire fare politica?”. Sala ha poi chiamato in causa direttamente il procuratore capo Marcello Viola: “La giustizia ha tante teste, la stessa Procura ha tante teste. È chiaro che, a questo punto, sono anche un po’ curioso di capire il dottor Viola, come vede la situazione”. E ancora: “È evidente che sta tutto in una responsabilità generale e quindi gli chiedo che giudizio dà, a questo punto, dell’operato del suo team. Posto che tutti noi dobbiamo dare un giudizio del nostro operato e di chi lavora con noi”.
Le famiglie sospese: “Chi ci risarcisce?”
Tra le reazioni più forti c’è quella del Comitato Famiglie Sospese, che accoglie con sollievo l’assoluzione ma denuncia i danni prodotti da anni di incertezza. Per il Comitato, il verdetto “mette fine a una vicenda giudiziaria che non avrebbe mai dovuto investire la vita di cittadini onesti”. Il giudizio sull’operato della giustizia resta però durissimo: per due anni, sostiene il Comitato, “un’intera comunità e’ rimasta ostaggio di teoremi urbanistici e cortocircuiti interpretativi che hanno congelato i risparmi, i progetti e il futuro di migliaia di nuclei familiari”.
Il portavoce Filippo Borsellino usa parole altrettanto nette: “Questo non è stato solo un processo edilizio, e’ stato un sequestro di certezze civili. Chi risarcirà le famiglie per l’angoscia e i danni subiti in questo periodo di totale stallo?”. Poi il riferimento alla requisitoria della pm Petruzzella, che aveva definito le case “uno sfregio alla città”: “La giustizia ha accertato non solo l’assenza di reati, ma anche che l’unico sfregio e’ stato fatto alle nostre vite”. Il Comitato chiede ora l’apertura immediata di un tavolo permanente a Palazzo Marino e un incontro urgente con il Governo per ottenere un quadro normativo chiaro.
Assimpredil Ance e Regione Lombardia: ripartire dopo la paralisi
Anche il mondo dei costruttori legge la sentenza come un possibile spartiacque. Assimpredil Ance “accoglie con favore” il verdetto, che “restituisce chiarezza e serenità sull’operato e sulla buonafede dei costruttori e di quanti hanno applicato le regole vigenti e consolidate a Milano negli anni scorsi”. Per l’associazione, l’assoluzione rappresenta “un nuovo punto di partenza dell’Urbanistica milanese”, a condizione che venga superata la paralisi che sta bloccando lo sviluppo della città.
La Regione Lombardia annuncia intanto un tavolo sull’urbanistica milanese per l’1 luglio con gli operatori del settore. L’assessore regionale al Territorio Gianluca Comazzi definisce l’assoluzione “una buona notizia, sia per le persone coinvolte sia per Milano”. Per Comazzi, “dopo anni di sabbie mobili dovute all’inchiesta, si può e si deve ripartire”. Tra i temi che Regione porterà al tavolo ci sarà anche una riflessione sulla revisione del vincolo paesaggistico dell’area Navigli, da sviluppare con Soprintendenza e Comune di Milano. L’assessore chiede a Palazzo Marino di uscire “dalla paralisi” e assicura sostegno alle “famiglie sospese”.
Il centrodestra attacca la Procura, riformisti e moderati chiedono regole certe
Sul piano politico, le reazioni arrivano soprattutto dal centrodestra e dall’area moderata. Samuele Piscina, per la Lega, sostiene che l’assoluzione “con formula piena” confermi che “non è mai esistito alcun abuso edilizio, né alcun principio di illegittimità nell’operato dei tecnici e dei costruttori”. Per il consigliere leghista, il danno maggiore lo hanno subito i milanesi, con uno “stallo urbanistico senza precedenti” che avrebbe contribuito all’aumento dei prezzi delle case.
Italia Viva, con Ivan Scalfarotto, parla di una sentenza che dimostra come non si possa “tenere bloccata per anni una città come Milano” per un’inchiesta che oggi incassa una piena assoluzione. Per Mariastella Gelmini, di Noi Moderati, “sbloccare la città e dare una risposta concreta alle cosiddette famiglie sospese è oggi una priorità non più rinviabile”. Maurizio Lupi chiede invece “un intervento legislativo per dare certezze sia agli amministratori sia agli imprenditori che investono nello sviluppo di Milano”.
Dura anche Forza Italia. Enrico Costa parla di “teoremi accusatori” che si dissolvono dopo anni lasciando “effetti pesanti sull’economia e sullo sviluppo”, mentre Alessandro Sorte rivendica il garantismo del partito: “Non abbiamo mai approfittato delle inchieste per tentare di dare una spallata all’amministrazione di centrosinistra”. Da Azione, Giulia Pastorella e Francesco Ascioti chiedono al Governo di intervenire per sbloccare la situazione urbanistica milanese e si uniscono all’appello delle Famiglie Sospese per un quadro normativo chiaro.
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(Immagine realizzata con Intelligenza Artificiale)


