“Credo che il centrodestra, mai come adesso, debba dare delle risposte in termini di candidato sindaco con una chiara visione politica”. All’indomani della (quasi) discesa in campo del giornalista Mario Calabresi, che ha lasciato i suoi incarichi in Chora Media in attesa di esser incoronato dal centrosinistra come candidato ufficiale per le comunali di Milano del prossimo anno, il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale Riccardo Truppo fa il punto. Secondo il rappresentante a Palazzo Marino del partito della premier Giorgia Meloni serve compattarsi attorno a un programma condiviso con la coalizione e a un nome di un vero amministratore che conosca bene i meccanismi stessi della politica meneghina. L’INTERVISTA
Il nome di Calabresi come futuro potenziale sindaco di Milano era nell’aria da un bel po’ ma con l’annuncio di ieri sembra avvicinarsi la scelta del centrosinistra. Cosa ne pensa del nome del giornalista?
Al netto di questa politica della grande estetica e della grande vetrina, io tendo a interpretarlo semplicemente come un candidato civico che nulla o poco sa delle dinamiche e delle priorità politiche della città.
Le stesse accuse sono state rivolte al generale Carmelo Burgio che corre con Futuro Nazionale.
Anche lui è un civico, proprio come Calabresi mentre la rotta per la scelta di un politico era stata tracciata dal presidente del Senato Ignazio La Russa. Al momento ci sono solo tanti candidati civici, mentre qui la grande assente è la visione politica e proprio il centrodestra potrebbe e dovrebbe colmare questo spazio rimasto vuoto.
Eppure secondo Albertini in caso di candidatura di Calabresi diventerebbe per il centrodestra “veramente impervio” battere la controparte.
Parto dal fatto che sono molto legato a tutte le battaglie che vengono fatte con un grande impegno in Consiglio comunale, perché alla fine sono una grande summa di quelle che sono le reali esigenze della città e dei cittadini. Dunque se devo dire quale sia stata l’attenzione posta dalle grandi personalità a quello che viene fatto in Consiglio comunale, direi quasi zero. Questo significa che qualsiasi tipo di ragionamento fatto sulla pelle dell’attività politica svolta in Aula e sul territorio pecca sempre di profondità. Non credo che sia impossibile per il centrodestra vincere, ma lo diventa se si gioca sul piano dell’estetica, dell’autocelebrazione da passerella, com’è stato fino adesso. In questo preciso momento storico serve lettura politica e conoscenza estrema. Quindi non estrema destra o estrema sinistra, ma serve la conoscenza estrema della città e delle sue priorità. Io poi come capogruppo del gruppo più numeroso dell’opposizione in qualche maniera posso fare da cartina al tornasole. Sono consapevole di chi si è interessato alle nostre battaglie e di chi gli ha dato la giusta dignità anche nazionale. Pensiamo a quanto siamo stati anche determinanti nel dibattito e nella discussione sul Salva Milano: ricordo di aver interloquito tantissimo anche con il Presidente La Russa per creare un ponte ideale. Ma se dovessi dire quante altre personalità di livello nazionale che adesso si spendono tanto nel dare consigli sull’individuazione del candidato sindaco si sono interessate di quello che si è fatto in questi cinque anni e oltre non saprei dirlo.
Serve individuare prima il nome o il programma?
Il programma. Mi spiace che invece di parlare di nomi o di primarie per individuare la singola personalità non si stia lavorando ad una primaria di idee, nel fare emergere una discussione, un dibattito su ciò che serve effettivamente alla città, da fare in maniera corale, non per singole segreterie o singoli coordinamenti. Noi comunque le idee le abbiamo ben chiare, quando portiamo avanti le discussioni in aula. Il più delle volte con documenti che sono quasi sempre firmati da tutta l’opposizione. Quindi se io dovessi auspicare qualcosa da farsi nelle prossime settimane, cercherei di valorizzare massimamente il lavoro fatto dai consiglieri comunali: al netto di incontri di partito o di coalizione cercherei di concentrarmi molto su ciò che intenderemo fare, cercando di mettere a sistema il lavoro svolto.
Però se non arriva un nome c’è il rischio che si ripresenti il problema del 2021, con il nome arrivato all’ultimo di Bernardo?
Secondo me cinque anni fa è stato completamente sbagliato il metodo, non il merito. Bernardo era, è e resterà una grande personalità, un grande professionista e ora anche un ottimo politico, per cui non rischiamo di arrivare in ritardo se si valorizzerà il lavoro fatto in Consiglio comunale e si darà dignità alle attività svolte. In caso contrario, rischiamo di incappare nello stesso metodo ma qui la visione politica, la narrazione politica è molto chiara ed evidente, abbiamo solo bisogno di metterla in campo e di dargli visibilità.
Di cosa ha bisogno Milano?
Mi immagino un candidato sindaco che sia il garante di un programma che vedo già scritto, non è formalizzato nero su bianco e sottoscritto dai leader di partito ma ce l’ho già ben chiaro. Quindi in realtà io non mi sento particolarmente in ritardo, però mi attendo di vedere che il metodo che si utilizzerà nella campagna elettorale sarà quello di valorizzare questo tipo di attività che abbiamo svolto, come il grande referendum cittadino sulle moto che abbiamo tentato di far traguardare, con la raccolta di 20mila firme libere. Se invece abbiamo l’approccio del ‘ci serve il candidato che si deve inventare le soluzioni’, allora sì, siamo in ritardo. Ma dovevamo individuarlo dieci anni fa.
Per lei la scelta migliore rimane dunque un politico?
Resto dell’idea che serve un profilo politico e credo molto nel modello Venezia, del buon amministratore. Con queste due parole secondo me si trova l’approccio esatto e corretto. Per buon amministratore non intendo un Maradona della situazione ma una persona che sappia come funziona la macchina amministrativa e abbia un’estrema conoscenza della città, aggiornata ad oggi. Mi preoccuperebbe invece dover spiegare da zero a un candidato sindaco, che non sa come funziona la macchina, le procedure e i rapporti di forza.
Dunque il nome di questo buon amministratore potrebbe essere pescato tra i Municipi o tra gli scranni del Consiglio comunale?
Sì, credo che il coraggio non ci manca. Lo steso La Russa nel blitz a Palazzo Marino a giugno con una battuta disse: “Si parla tanto di Sardone, ma può essere Sardone come può essere Truppo’. Il senso era invitare ad avere il coraggio di guardare oltre determinati schemi. Noi siamo lì perché votati con delle preferenze e i leader nazionali dei partiti secondo me se optassero per questo scenario troverebbero anche la strada vincente.
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