Una legge speciale per Milano: trovare unità politica per porre fine al mostro partorito dalla Delrio

L'intervento dell'ex sindaco Pd di Bergamo Giorgio Gori

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giorgio gori

Una legge speciale per Milano e autonomia differenziata per la Lombardia. Due temi che sono riemersi nel dibattito politico locale intrecciandosi tra loro. Ce ne stiamo occupando da vicino anche qui a Milano Quotidiano. Perché la richiesta di una sorta di “autonomia” per la metropoli è condivisibile sotto molti punti di vista. Il PIL di Milano è quello di una capitale di medio livello: è giusto che possa gestire meglio le proprie risorse. A sostegno della nostra tesi, dopo le parole del sottosegretario Alessandro Morelli, giunge ora un contributo da parte di Giorgio Gori oggi europarlamentare e già sindaco Pd della città di Bergamo. Ecco il suo intervento.

Prima di tutto, una mozione di coerenza. Come si può essere per l’autonomia per una città e non esserlo per una regione come la Lombardia, dove – peraltro – ci fu pure un voto referendario che ormai da lunghi anni viene ignorato da governi di centrosinistra e di centrodestra?

A quel referendum (piuttosto inutile, come abbiamo sempre detto) votai comunque sì, come gran parte dei sindaci Pd lombardi. E sull’autonomia regionale – dati i paletti fissati dalla Corte Costituzionale (funzioni e non materie, LEP da individuare e finanziare preventivamente per tutte le regioni) – continuo a non avere preclusioni di principio. Vale per me infatti il principio di sussidiarietà, che personalmente utilizzerei per una complessiva revisione del TUEL. E’ evidente che non ha senso immaginare una devoluzione differenziata di responsabilità per funzioni come il commercio con l’estero, la tutela dell’ambiente, la produzione il trasporto e distribuzione dell’energia, i porti e gli aeroporti civili, le grandi reti di trasporto e di navigazione o l’istruzione (anche perché molte di queste sono oggi disciplinate a livello europeo), ma non avrei nulla in contrario a ragionare su funzioni inerenti la protezione civile, il governo del territorio o la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali.

Detto questo, l’autonomia e il potenziamento delle grandi aree metropolitane (Milano e Napoli, escludendo Roma per la quale si sta pensando ad una modifica della Costituzione) si rendono necessari per consentire di dare efficacia al governo di processi, flussi e dinamiche che coinvolgono un’area molto più estesa di quella perpetrata dai rispettivi confini comunali. E’ quello che accade per tutte le grandi metropoli europee e non sia capisce perché l’Italia dovrebbe rimanere al palo. Subordinare il sostegno a questa proposta al fatto che si approvi “a scatola chiusa” la riforma Calderoli – come ha fatto lunedì il presidente Fontana – appare strumentale e segnala uno scarso interesse per un vero miglioramento degli assetti territoriali.

Non è prioritario dare una unità politica, e dunque mettere fine all’orrendo aborto partorito da Delrio di queste città metropolitane senza poteri e senza competenze (ma con persone anche di livello, come il vicesindaco Francesco Vassallo)?

Che vuol dire dare “unità politica”? La proposta, che peraltro si muove nel solco della legge Delrio (che prevede la possibilità dell’elezione diretta del sindaco metropolitano per le Città metropolitane con più di 3 milioni di abitanti) punta ad attribuire a questi enti le competenze, i poteri (e le risorse economiche) che la Legge Delrio ha negato loro. E’ un’opzione assolutamente “politica” ed è esattamente ciò che serve.

Ma perché proporre adesso che c’è il centrodestra al potere qualcosa che poteva essere proposto dal centrosinistra al centrosinistra?

Se ne parla adesso perché il dibattito sui limiti del modello milanese – pur di successo – ha chiaramente fatto emergere l’inadeguatezza della dimensione territoriale e istituzionale su cui è incardinata la governance del capoluogo lombardo. Mi pare ci sia quindi, oggi, una maggiore consapevolezza su questo tema. Oggi potrebbero poi esserci le condizioni per un accordo bipartisan tra maggioranza e opposizione, come s’è visto anche al convegno di Milano. Lo spunto è venuto dalla legge per Roma Capitale e dal DDL presentato in Parlamento dalla Lega (che però si riferisce ai Comuni capoluogo delle Città Metropolitane, riproponendo una visione a mio avviso sbagliata e dannosa). Il dibattito che è seguito in Consiglio Regionale fa però pensare che un’intesa sia possibile.

 

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