Milano Quotidiano

Una riflessione sulla sanità lombarda (e non solo)

La scelta del dg uscente del Policlinico Matteo Stocco è emblematica della situazione della sanità lombarda. Perché un dirigente oggi dovrebbe scegliere il pubblico invece del privato? IL COMMENTO

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Non ho la più pallida idea (o meglio, un’idea ce l’ho ma non è suffragata da fatti) del perché Matteo Stocco, dg del Policlinico, abbia deciso tutto a un tratto di mollare baracca e burattini e trasferirsi nel settore privato. Alla vigilia dell’inaugurazione del più grande ospedale cittadino, enorme opera che ha contribuito in maniera decisiva a portare avanti insieme al suo presidente, Marco Giachetti. Al quale, oggi, vanno tutti i miei pensieri: la sfida di chi rimane – solo – è sempre più pericolosa e più coraggiosa. Ci saranno motivazioni personali e anche economiche da parte dell’ormai quasi ex direttore generale, ma non è questo il punto.

Il punto è più generale, e riguarda l’intero settore della sanità pubblica. La vicenda di Giachetti, il presidente dagli ottimi risultati che oggi è anche privo del suo dg, sotto gli occhi di tutti, dovrebbe essere elevata a caso esemplare, cioè che esemplifica quello che sta avvenendo nella sanità pubblica. In sanità l’autonomia regionale viene ridotta sempre di più. I fondi nei prossimi anni – e questo gli operatori soprattutto apicali del settore lo sanno perfettamente – verranno sempre di più gestiti da Roma, in barba sia a chi dice che ci sarà più autonomia nel futuro sia a chi si ricorda della carta costituzionale solo a giorni alterni. C’è poi il modo con cui vengono spesi i soldi. Nel privato nessuno contesta nulla, non esiste la corte dei conti, non esistono le maree di carte che devono essere prodotte nel pubblico. Questa marea di carta dovrebbe provare che tutto è stato svolto nel modo più giusto e consono, perché sono soldi pubblici. Dovrebbe tutelare chi prende le decisioni, che non è solo il dg o il presidente ma la miriade di dirigenti della sanità.

Ma perché un dirigente dovrebbe rimanere nel pubblico?

Ma quando invece la carta sommerge e minaccia chi la deve produrre, chi deve amministrare quei soldi, quando le procedure sono punitive per chi le deve applicare e rispettare, allora c’è un problema. E’ un problema di tutta l’amministrazione dello stato, e delle Regioni, e dei grandi comuni, che si esacerba nella sanità perché nella sanità ci sono i gruppi privati che sono sirene sempre allettanti: più soldi, meno rischi, uguale tipo di lavoro. Sempre i pazienti sono al centro, ma con vite più felici per chi li deve curare. Perché rimanere nel pubblico? Perché è giusto, si dirà. Perché si è spinti da una forte componente ideale. Ma non dovrebbe essere così: disgraziato il Paese che ha bisogno di eroi, anche perché siamo tutti persone normali che vogliono vite normali. Forse dobbiamo porcelo, questo tema, invece di concionare sul rilancio della sanità pubblica senza provare a far sì che gli operatori si sentano quel che sono: lavoratori che fanno il loro per il bene comune e ai quali non si possono chiedere atti di eroismo, continuati.

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