Milano Quotidiano

Urbanistica a Milano, il procuratore capo Viola replica a Sala: “Nessuna volontà di interferire, invito a rasserenare gli animi”

Sala critica il metodo dell’inchiesta sulla Torre Milano, Scavuzzo chiede di abbassare i toni. Il procuratore Viola replica

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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La sentenza di assoluzione nel processo legato alla Torre Milano di via Stresa riapre il confronto tra Palazzo Marino e Procura sul tema dell’urbanistica. Il Tribunale ha assolto tutti gli imputati perché il fatto non costituisce reato, in uno dei procedimenti più rilevanti tra quelli nati dalle indagini sull’edilizia milanese.

Il verdetto è stato accolto con soddisfazione dall’amministrazione comunale, ma non ha chiuso il fronte politico e istituzionale. Al centro restano il metodo dell’inchiesta, il clima maturato negli uffici e nel settore edilizio, e gli effetti che i procedimenti in corso continuano ad avere sull’attività amministrativa.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro metà settembre. Solo allora potranno essere valutati con maggiore precisione i passaggi giuridici del pronunciamento e gli eventuali sviluppi successivi.

Sala: “Amarezza per il metodo dell’inchiesta”

Il commento più netto è arrivato dal sindaco Giuseppe Sala. “Ovviamente siamo soddisfatti, ma è chiaro che c’è anche tanta amarezza”, ha detto il primo cittadino dopo la sentenza. Sala ha poi confermato il giudizio già espresso nelle scorse settimane: “Una parte, e sottolineo una parte, della Procura ha dato un’impostazione politica al suo lavoro”.

Il sindaco ha richiamato anche le conseguenze personali dell’inchiesta, citando l’ex assessore Giancarlo Tancredi: “Ha visto anche un po’ rovinata la sua carriera e il suo equilibrio”. Poi l’affondo sul metodo dell’accusa: “La cosa che mi ha molto amareggiato è stata la violenza verbale usata dai pm nel sostenere le accuse”.

Nel mirino del sindaco sono finite quindi alcune espressioni utilizzate nel corso del procedimento, ritenute indicative di un approccio troppo duro nei confronti dell’istituzione comunale. Da qui la richiesta di una valutazione da parte del procuratore capo Marcello Viola sull’operato del gruppo di magistrati impegnato nelle indagini.

Scavuzzo: “Serve abbassare i toni”

Sulla stessa linea, pur con toni più cauti, è intervenuta oggi la vicesindaca e assessora alla Rigenerazione urbana Anna Scavuzzo. Per la numero due di Palazzo Marino, l’assoluzione rappresenta un passaggio importante, soprattutto per le persone coinvolte, arrivate al pronunciamento dopo una fase di forte preoccupazione personale, politica e amministrativa. Scavuzzo ha però ricordato che la vicenda non può essere considerata conclusa, perché le indagini sull’urbanistica milanese sono diverse e altri procedimenti restano aperti. “Credo che serva a tutti quanti abbassare i toni”, ha detto la vicesindaca, sottolineando che “c’è un clima generale che non facilita il lavoro nella quotidianità”.

La vicesindaca ha ricordato che gli uffici comunali sono chiamati a valutare centinaia di pratiche, con pareri, approfondimenti e integrazioni. In questo contesto, un clima di sospetto rischia di incidere anche sull’attività ordinaria, rallentando decisioni e responsabilità che fanno parte del lavoro quotidiano dell’amministrazione.

Le pratiche urbanistiche ancora aperte

Il tema riguarda anche il futuro dei cantieri e dei procedimenti edilizi in città. Scavuzzo ha indicato oltre cento piani attuativi in fase di formazione, oltre a numerosi titoli edilizi, alcuni dei quali vicini alla conclusione del loro iter. Non tutte le pratiche rallentate sono oggetto di indagine, ha precisato la vicesindaca. Tuttavia, secondo Palazzo Marino, il clima generale ha inciso anche su dossier estranei ai procedimenti giudiziari. Quando un ufficio lavora in una condizione di forte pressione, ha osservato Scavuzzo, anche l’ordinario finisce per risentirne. L’amministrazione rivendica quindi la coerenza delle proprie scelte urbanistiche, pur confermando la necessità di valutare eventuali errori procedurali o interpretativi nelle sedi competenti.

Viola: “La Procura è una sola”. L’invito a rasserenare il confronto

Alle parole del sindaco e della vicesindaca ha risposto il procuratore capo di Milano, Marcello Viola. Il magistrato ha escluso “alcuna volontà di interferire con l’attività dell’autorità amministrativa” e ha invitato a “rasserenare gli animi”, evitando accuse di condizionamenti o pressioni esterne. Viola ha poi rivendicato l’unità dell’ufficio: “La Procura è una sola e si muove in sintonia”. Da qui l’invito a “lasciar lavorare chi deve lavorare nel modo più sereno e tranquillo possibile”. Il procuratore ha anche ricordato che le indagini producono inevitabilmente effetti, ma che le sentenze devono essere rispettate e valutate alla luce delle motivazioni. Se non condivise, ha aggiunto, possono essere impugnate secondo gli strumenti previsti dall’ordinamento.

Motivazioni attese entro settembre, poi le valutazioni sui prossimi passaggi

Sul dispositivo di assoluzione, Viola ha osservato che la formula adottata consente già alcune prime valutazioni, ma ha rimandato ogni approfondimento al deposito delle motivazioni. La sentenza, ha spiegato, sembra porre il tema dell’elemento soggettivo davanti alla materialità dei fatti.

La Procura resta aperta a individuare le soluzioni più adeguate, anche su profili diversi da quelli finora emersi. Il confronto, dunque, proseguirà dopo la lettura delle motivazioni, mentre Palazzo Marino punta a riportare l’attività urbanistica entro un quadro di maggiore stabilità amministrativa.

Il caso Torre Milano diventa così un passaggio centrale nel rapporto tra giustizia e governo della trasformazione urbana. Da una parte, l’autonomia dell’azione giudiziaria; dall’altra, la necessità rivendicata dal Comune di garantire continuità agli uffici, agli operatori e alle decisioni che incidono sullo sviluppo della città.

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