La richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Milano nei confronti di Demetrio Marra, professore di scuola media milanese finito al centro delle indagini dopo gli scontri alla Stazione Centrale di Milano, riapre il caso e provoca la dura reazione politica di Riccardo De Corato. Il deputato di Fratelli d’Italia, componente della Commissione Affari Costituzionali della Camera ed ex vicesindaco di Milano nelle giunte di centrodestra, ha definito la decisione “vergognosa” e ha annunciato un’interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti sulle ragioni che avrebbero portato alla scelta della magistratura.
Secondo De Corato, l’eventuale archiviazione rischierebbe di mandare un messaggio gravissimo: “Aggredire un membro delle Forze dell’Ordine, se si milita in determinati ambienti, può restare senza conseguenze”. Il parlamentare ha inoltre sollevato un tema legato al ruolo educativo del docente, chiedendosi quale esempio possa offrire agli studenti un insegnante accusato di aver preso parte a episodi di violenza durante una manifestazione.
L’agente strattonato per impossessarsi del suo scudo
Il nome di Marra era emerso dopo gli incidenti avvenuti il 22 settembre scorso, quando un corteo pro Palestina si era concluso con momenti di forte tensione nell’area della stazione. Nei filmati e nei fotogrammi circolati dopo gli scontri, il docente sarebbe stato ripreso in prima fila durante il contatto con gli agenti. L’accusa iniziale riguardava anche l’episodio dello scudo e dello sfollagente di un agente della Polfer. Nella ricostruzione investigativa, il professore avrebbe strattonato e colpito alle gambe un poliziotto nel tentativo di impossessarsi del materiale di ordinanza. Nei fotogrammi successivi, secondo quanto riportato, lo scudo sarebbe poi apparso nelle sue mani.
Nonostante questi elementi, la Procura ha chiesto l’archiviazione dell’accusa più grave. Qualora la richiesta venisse accolta, a carico del docente resterebbe l’ipotesi di interruzione di pubblico servizio, contestazione dalla quale lo stesso Marra punta comunque a uscire.
Il caso aveva già conosciuto un passaggio giudiziario nei mesi scorsi. Dopo l’identificazione da parte della Digos, la Procura aveva chiesto per Marra gli arresti domiciliari. Il giudice, però, aveva scelto una misura meno pesante, disponendo l’obbligo di dimora.
Una misura che il docente aveva vissuto come una forte limitazione personale, raccontando poi il disagio di essere rimasto a lungo a Milano, di dover rientrare in casa dopo le 21 e di non poter partecipare alle proteste. Con la richiesta di archiviazione, il procedimento compie ora un nuovo passaggio destinato a far discutere, soprattutto sul piano politico.
Gli scontri del 22 settembre in Stazione Centrale
Gli episodi contestati si inseriscono nel clima acceso della manifestazione organizzata in sostegno alla Global Sumud Flotilla e alla causa palestinese. Secondo le ricostruzioni riportate, una parte del corteo avrebbe tentato un’azione simbolica nell’area della stazione, ma la situazione sarebbe rapidamente degenerata. Il bilancio degli scontri fu pesante: si parlò di circa cinquanta agenti feriti, con lanci di oggetti e l’utilizzo di bastoni, estintori, spranghe e cartelli stradali contro le forze di polizia. Dall’altra parte, Marra ha attribuito la responsabilità della degenerazione dell’ordine pubblico alle modalità di intervento di Celere e reparti impegnati nello sgombero, sostenendo che fossero stati usati numerosi lacrimogeni, anche ad altezza uomo.
La distanza tra le due versioni resta netta: da un lato la lettura delle forze dell’ordine e delle accuse iniziali, dall’altro quella del docente e dell’area antagonista, che parlano di un tentativo di occupazione simbolica sfociato in scontri per effetto della risposta della polizia.
Il profilo pubblico del docente: le critiche a Valditara e la partecipazione ad eventi pro Pal
A rendere ancora più delicato il caso è il ruolo professionale di Marra. Il docente si presenta sui social come filologo e scrittore e dichiara di insegnare nella scuola secondaria di primo grado. Nel suo profilo pubblico, Marra ha espresso più volte posizioni molto dure contro il governo e contro il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, accusato di promuovere una linea securitaria e patriottica. Ha inoltre rivendicato la partecipazione a iniziative e concerti legati all’area pro Palestina, tra cui quello dei Kneecap, gruppo rap irlandese finito al centro di polemiche internazionali per posizioni considerate vicine ad ambienti estremisti e per riferimenti controversi a Hamas ed Hezbollah.
De Corato: “Aggredire un membro delle Forze dell’Ordine? Se sei un pro-Pal, è lecito”
Per De Corato, la vicenda non può chiudersi nel silenzio. L’esponente di FdI ha annunciato che porterà il caso alla Camera per ottenere chiarimenti sulla richiesta di archiviazione e sulle valutazioni compiute dalla magistratura. Il nodo, secondo il parlamentare, non riguarda soltanto la posizione individuale del professore, ma il principio generale di tutela degli agenti impegnati nell’ordine pubblico. La sua accusa è politica e istituzionale: una decisione di questo tipo rischierebbe di indebolire l’autorevolezza dello Stato davanti a episodi di violenza contro chi indossa una divisa.
Ora la parola passa al giudice, che dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta della Procura. Ma il caso, tra scontro politico, tensioni di piazza e interrogativi sul ruolo pubblico di un insegnante, è già diventato un nuovo terreno di confronto sulla gestione dell’ordine pubblico a Milano.
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(Immagine realizzata con Intelligenza Artificiale)


