Milano Quotidiano

Vigili arrestati a Milano, prima udienza al Riesame. La difesa: “Soldi restituiti dopo l’operazione, ora basta carcere”

Chiesta la revoca del carcere per Compagnone e Rignanese. Il Tribunale si riserva, il 25 agosto tocca ad altri due agenti

(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)
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Millequattrocentocinquanta euro. È attorno a questa cifra che ruota l’accusa di peculato per cui cinque agenti della Polizia locale di Milano sono finiti a San Vittore, e su questa cifra si è aperto venerdì 21 agosto il primo confronto davanti al Tribunale del Riesame. Per la Procura quel denaro, trovato nel corso dell’arresto di un presunto spacciatore a Corsico, sarebbe stato trattenuto dagli agenti. Per la difesa non era denaro dello spacciatore: era la provvista messa a disposizione per l’acquisto simulato di droga, e alla fine dell’operazione tornò indietro. Il collegio si è riservato la decisione sull’istanza presentata per Vincenzo Compagnone e Mattia Rignanese, entrambi assenti in aula.

Da dove arrivavano i 1.450 euro

Il denaro necessario a comprare lo stupefacente, spiega la memoria dell’avvocato Giovanni Briola, non usciva dalle tasche del pusher ma da quelle di un informatore della Polizia locale, che lo fece arrivare tramite un terzo alla donna incaricata di presentarsi all’appuntamento: 1.500 euro in contanti. La donna pagò lo spacciatore e ricevette 50 euro di resto. Nelle mani del pusher restarono quindi 1.450 euro, ed è la cifra che compare nell’imputazione.

La donna, si legge nella memoria, ha dichiarato che prima di essere accompagnata a casa “le venne riconsegnata l’intera provvista da 1.500 euro” e che, rientrata, la restituì a chi gliela aveva prestata. Se la somma è tornata al proprietario, sostiene il legale, non può esserci stata appropriazione: “Quel denaro non costituiva una somma estranea all’operazione successivamente rinvenuta dagli agenti, ma rappresentava la provvista precedentemente consegnata all’agevolatrice proprio per consentire la cessione controllata”. A sostegno di questa ricostruzione il difensore ha depositato messaggi vocali WhatsApp acquisiti nel corso delle investigazioni difensive.

La richiesta di revoca del carcere

Gli avvocati Giovanni Briola, Daniela Mazzocchi e Giacomo Gualtieri hanno domandato la revoca della custodia disposta dal giudice per le indagini preliminari Elio Sparacino e, in subordine, un’attenuazione: arresti domiciliari oppure interdizione dall’esercizio dell’ufficio. Le ragioni sono due: telefoni e dispositivi sono già stati acquisiti e copiati, quindi le prove non sono più alterabili, e gli agenti sono sospesi dal servizio, dunque privi degli strumenti per ripetere condotte legate al loro ruolo. “Riteniamo di aver dimostrato che non c’è stata nessuna appropriazione di denaro e che allo stato non ci sono più quelle esigenze cautelari che avevano giustificato la misura”, hanno dichiarato al termine dell’udienza, ricordando che i due agenti hanno fornito fin dall’inizio la stessa versione.

Inchiesta ancora aperta

L’indagine coordinata dal pubblico ministero Giovanni Tarzia contesta agli agenti i reati di peculato, falso ideologico e arresto illegale. Secondo l’accusa l’intervento contro lo spacciatore sarebbe stato eseguito a Corsico, ovvero fuori dal territorio di competenza della Polizia locale di Milano, e il verbale redatto non corrisponderebbe al vero. Tutti gli indagati sono sospesi dal servizio.

Il 25 agosto è fissata l’udienza per Denni Dileo e Rosario Piscopo, anche loro detenuti a San Vittore. Distinta invece la situazione della commissaria Ilenja Sabato, unica del gruppo ad aver ottenuto i domiciliari dopo l’interrogatorio di garanzia: la sua difesa non si è rivolta al Riesame e sta valutando una nuova istanza direttamente al gip. La pronuncia del collegio potrebbe arrivare nei prossimi giorni e riguarderà soltanto la libertà personale degli indagati, non la fondatezza delle accuse, che sarà valutata nelle fasi successive del procedimento.

 

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