Società

“Mille euro e un pusher”, “Falso”. Il gossip Bova-Ceretti finisce in farsa

Il pr Monzino sui social con un lungo comunicato per smentire le indiscrezioni di stampa

martina ceretti raoul bova
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Negli ultimi giorni, il nome di Federico Monzino è finito al centro di una vicenda che ha coinvolto anche Fabrizio Corona, l’attore Raoul Bova e la modella Martina Ceretti. L’attenzione si è concentrata sulle accuse riguardanti la presunta vendita di audio e chat private, scambiati tra Bova e Ceretti. Secondo Repubblica, Monzino, imprenditore, è stato ascoltato dagli investigatori e a loro avrebbe rivelato un accordo che avrebbe previsto il pagamento di mille euro in contanti e il numero di un pusher per acquistare cocaina in cambio degli audio. Ricostruzione però duramente smentita dal diretto interessato che ora promette querele.

La ricostruzione degli eventi parla di una presunta trattativa tra Monzino e Corona. Monzino avrebbe riferito alle forze dell’ordine che per inviare ad Corona il materiale privato tra Raoul Bova e Martina Ceretti furono concordati mille euro e il numero di telefono di uno spacciatore. Secondo quanto raccontato, questo era il prezzo fissato per la consegna delle conversazioni che, poi, sarebbero finiti sulla piattaforma “Falsissimo”.

La denuncia di Raoul Bova

Gli eventi sono cominciati tra l’11 e il 12 luglio 2025, quando Raoul Bova ha ricevuto diversi messaggi minacciosi su WhatsApp da una sim spagnola. Nei messaggi, era sostanzialmente scritto: questo è materiale pesante, è nelle mani di Fabrizio. Se non collabori va online. Bova non si è piegato e si è rivolto subito alla polizia. Dopo pochi giorni, gli audio e le chat sono stati pubblicati online da Corona. A quel punto, le autorità hanno avviato un’indagine per tentata estorsione. Gli accertamenti in corso riguarderebbero quindi sia la presunta presenza di un possibile credito di droga, sia la natura del contatto fornito.

Smentite e comunicati

Monzino sui social ha negato pubblicamente qualsiasi scambio o vantaggio legato al caso. In vari momenti, l’imprenditore ha dichiarato di non aver ricevuto né denaro né favori, smentendo la versione dei fatti che circolava su giornali e social. In un comunicato pubblicato sui social, Monzino ha scritto: “Basta, ora querelo”. “Desidero fare chiarezza e smentire con fermezza le gravi accuse che mi sono state attribuite in merito agli articoli recentemente pubblicati da alcuni organi di stampa – si legge sui social – Smentisco categoricamente ogni asserzione che mi vedrebbe coinvolto in vicende illegali, inclusi il presunto ricevimento di 1000 euro e il contatto con un ‘pusher’ fornito da Fabrizio Corona”.

La ricostruzione, aggiunge il Pr, si basa su informazioni “completamente false e infondate. Non ho mai ricevuto alcuna somma di denaro, né alcun numero di contatto relativo ad attività illecite. Le notizie riportate sono basate sul falso, e rappresentano un attacco alla mia reputazione professionale e personale”. E ancora: per Monzino è assurdo che “vengano messe in circolazione informazioni false che possano danneggiare la mia immagine e la mia integrità”. Da qui la volontà di “avviare tutte le azioni legali necessarie per tutelare i miei diritti. Ciò include, ma non si limita, a cause legali per diffamazione e per il danneggiamento della mia reputazione, con richiesta di risarcimento per i danni morali e materiali subiti”.

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