Il quadro è questo: un gruppo di parlamentari Dem pubblica un video in cui invita militari e servizi a “rifiutare ordini illegali perché Trump sta istigando l’esercito contro lo stesso popolo americano”, Trump risponde online parlando di “seditious behavior, punishable by DEATH!” (l’istigazione al tradimento ed è punibile con la pena di morte), e il giorno dopo gli stessi democratici che hanno il video dicono “Trump ci ha minacciati di morte”. Fine di una storia triste.
Ma entriamo nel dettaglio. Nel video in questione, un manipolo di parlamentari democratici, molti con curriculum militare, perché lo storytelling è importante, si rivolge direttamente alle forze armate e ai servizi di intelligence. Messaggio: “Avete il dovere di rifiutare ordini illegali, difendete la Costituzione, le minacce vengono anche dall’interno”. Nessun ordine specifico viene citato, ma poi aggiungono “il presidente Trump sta mettendo i militari e l’intelligence contro gli stessi cittadini americani”. Il contesto è chiaro: le polemiche sulla mobilitazione della Guardia Nazionale, ICE e sulle operazioni militari volute dalla Casa Bianca in città americane e in scenari esteri controversi.
Detta così sembra una lezione di educazione civica, in realtà è un messaggio altamente politico. Se tu, specialmente se sei un politico, fai un video dicendo ai soldati “mi raccomando, rifiutate gli ordini illegali”, stai suggerendo che al vertice ci sia qualcuno pronto a dare ordini illegali. È un modo elegante per dire: “Se il Presidente ordina X, forse è il caso che facciate finta di non sentire”. Va sottolineato che tutti gli ordini dati da Trump fino ad ora sono legali. E ci si può mettere la mano sul fuoco perché ognuno di loro è stato opposto dall’opposizione, è stato giudicato in una corte e in molti casi approvato addirittura dalla Corte Suprema americana. Con questo livello di scrutinio si può stare certi che non c’è un capello fuori posto.
Il fatto che fa veramente paura è che quando viene messa in dubbio la catena di comando in dei mestieri che hanno a che fare con la vita e la morte, quando il compito di gestire la sicurezza del paese viene politicizzata così, il messaggio implicito è: “Valutate voi se il Presidente è andato oltre il limite”. E invitare strutture armate a rivalutare la legittimità del potere esecutivo in tempo reale è esattamente il genere di cosa che, in qualsiasi altro Paese, la stessa stampa chiamerebbe “clima da golpe”… una stampa onesta ovviamente, se non fosse il loro campo a farlo.
Trump reagisce nel modo in cui sa reagire meglio: “caps lock”, iperbole, e frasi che sembrano scritte da un autore di fiction ubriaco di Red Bull. Sui suoi social parla di “traitors” (traditori), chiede che i parlamentari siano arrestati e processati, e spara la frase: “SEDITIOUS BEHAVIOR, punishable by DEATH!” (l’istigazione al tradimento è punibile con la pena di morte). Non cita nomi e cognomi dentro quella formula, ma è evidente a chi si riferisce: al gruppetto che ha fatto il video ai militari.
Qui sta il punto tecnico: oggi negli Stati Uniti la semplice “sedizione” (sommossa, ribellione violenta, ribaltamento del potere costituito) non prevede la pena di morte, anche se storicamente in tempo di guerra certi reati affini (tradimento, spionaggio) l’hanno contemplata. Quindi sì, dal punto di vista legale la frase è imprecisa, sproporzionata, e soprattutto irresponsabile per un Presidente, perché in un clima già teso è benzina sulle paranoie di chi sogna i forconi. Ma da qui a “ha minacciato di far fucilare i democratici domani mattina all’alba” c’è un salto acrobatico che neanche al circo di Moira Orfei.
Trump, nella sostanza, sta dicendo: “Questa è sedizione, storicamente roba da pena di morte, si deve dare l’esempio, questi vanno arrestati e processati”.
Ai parlamentari colpiti non gli sembrava vero. Potevano fare quello che ormai è diventato lo sport preferito dei democratici di tutto il mondo: fare le vittime. E via sui social a dire che Donald Trump li ha minacciati di morte! E falsi come una moneta da 1300 lire dichiarano che le parole di Trump “mettono a rischio le nostre vite”. La cosa bella è che ormai non ci casca più nessuno e, in un’America dove tutti hanno un familiare militare e quindi prendono la cosa molto seriamente, sotto i post di questi “signori” non si contano le migliaia di commenti di gente che gli dice che sono dei pagliacci! Sì perché nel voto d’onore che si pronuncia quando si diventa uomini e donne dell’arma si pronuncia letteralmente: “… obbedirò agli ordini del Presidente degli Stati Uniti…”. Basta questo per far capire a tutti che si sia trattato della solita bravata politica, ma sulla pelle dei nostri figli, figlie, fratelli e sorelle, mariti e mogli!
Per un lettore italiano, abituato al teatrino nostrano, tutto questo ha un sapore stranamente familiare: anche qui si usa la parola “Costituzione” come clava da talk show, solo con meno carri armati sullo sfondo. La differenza è che negli Stati Uniti il rapporto tra potere politico e forza militare è talmente centrale che ogni messaggio “ai militari” è dinamite pura, specialmente in un clima di polarizzazione estrema. Quindi no, la notizia non è “Trump ha minacciato di morte i democratici” in stile film di mafia, ma che una parte della classe politica è pronta a usare concetti come sedizione, disobbedienza degli ordini e pena capitale come se fossero palloncini da lanciare in studio durante un talk show. Poi ci si stupisce se, ogni tanto, qualcuno scoppia davvero.
Cesare Rascel, 22 novembre 2025
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