Cronaca

Modena, perché giustifichiamo chi ci massacra?

Basta chiedere di 'capire' chi distrugge vite reali. Servono pene esemplari e tolleranza zero, prima che sia troppo tardi

Dopo l’agghiacciante fatto di cronaca di Modena, per la prima volta ho visto il Paese davvero unito, nel cordoglio e nella solidarietà. Migliaia di commenti sui social, quasi tutti sulla stessa lunghezza d’onda. Eravamo d’accordo nel dire che si è trattato di un atto gravissimo, con caratteristiche da terrorismo, probabilmente compiuto senza un mandante diretto.

Eravamo d’accordo nel dire che non basta liquidare tutto parlando di “pazzia”: certe parole, certe azioni, non nascono dal nulla. Pazzo un cazzo! Ma allora, cosa voleva davvero questa persona? Nascere e crescere in Italia non significa solo conoscere la religione cristiana o mangiare pasta e pizza.

Significa anche sapere che spesso bisogna lottare per trovare il proprio posto, che magari sei laureato e lavori, comunque, come cameriere aspettando un’opportunità. Significa sapere che tutto ha un prezzo e che niente ti viene regalato. E davanti a tutto questo, qualcuno continua a ridurre tutto a una giustificazione. No. Non ci sto. Chi compie atti del genere deve essere giudicato e punito con fermezza, secondo la legge, senza ambiguità e senza scorciatoie.

Non si può chiedere alle persone di “capire” mentre c’è chi viene travolto, mutilato, massacrato, con la chiara intenzione di fare del male. E poi arrivano i soliti interventi politici, le solite prese di posizione che sembrano più preoccupate di spegnere il dibattito che di affrontare il problema. Manifestazioni contro “l’odio”, mentre qui si parla di vittime reali, di vite distrutte. Ma chi c’era accanto a quella donna che tornerà a casa senza le sue gambe? Quello che inquieta è questa distanza tra certe narrazioni e la realtà che vive la gente ogni giorno. Le persone chiedono sicurezza, chiarezza, giustizia. Non ambiguità.

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Chiedo a questo governo di avere il coraggio di fare scelte nette, senza cercare di accontentare tutti. Essere tolleranti non può significare essere deboli. Servono regole chiare, applicate con coerenza, e pene adeguate per chi commette crimini così gravi. Il Paese è stanco. La gente si sente sempre più insicura. Ignorare questa realtà non farà sparire il problema — lo renderà solo più grande. Se non si ha il coraggio di affrontarlo oggi, saranno gli elettori a dare la risposta domani.

Beppe Fantin, 20 maggio 2026

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