Esteri

“Molti morti e feriti”. Colpita l’assemblea che doveva eleggere il post Khamenei. Trump: “Aviazione e marina neutralizzate”

I media israeliani parlano anche di un primo attacco del Qatar contro l'Iran, smentito però da fonti ufficiali: "Punito uno sconfinamento"

colpita assemblea Ayatollah
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«Maga è Trump, Maga non sono gli altri due». Con questa frase, secca e identitaria, Donald Trump ha risposto alle critiche che arrivano da una parte del fronte conservatore americano, tradizionalmente vicino al mondo Make America Great Again. Nel mirino del presidente sono finiti l’ex volto di Fox News Tucker Carlson e la commentatrice Megyn Kelly, che hanno espresso perplessità sull’escalation militare contro l’Iran. Intervistato dalla giornalista indipendente Rachel Bade, Trump ha rivendicato la linea dura in Iran, nonostante i lamentii di una parte del suo elettorato che non vede di buon occhio la guerra in giro per il mondo: «Devo fare ciò che è giusto, prima di tutto. E non si può permettere all’Iran di ottenere un’arma nucleare. Questo è per me prioritario». Poi l’affondo politico: «Kelly mi ha criticato per anni e io non ho perso. Ho vinto tutte e tre le volte con ampio margine». E ancora: «Maga vuole vedere il nostro Paese prosperare ed essere sicuro. Maga ama ciò che sto facendo, in ogni aspetto. Questo è un percorso necessario per mantenere il nostro Paese sicuro e proteggere gli altri Paesi».

Durante l’incontro bilaterale tenutosi stasera con Friedrich Merz, Trump ha poi annunciato che l’operazione in Iran «sta andando molto bene, non hanno più marina, non hanno più aeronautica, non hanno più sistemi di rilevamento aereo, il loro radar è stato neutralizzato, tutto è stato neutralizzato».

Teheran sotto attacco

Intanto sul terreno il conflitto si allarga. Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, forze statunitensi e israeliane avrebbero colpito la sede dell’Assemblea degli Esperti a Qom e il complesso a Teheran. L’organo, composto da 88 religiosi, è incaricato di eleggere la nuova Guida Suprema dopo l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei nei raid di sabato.

Canali Telegram citati da Iran International parlano di una riunione in corso per scegliere il successore e di «molti morti e feriti», notizie al momento senza conferme ufficiali. Colpito anche l’aeroporto Mehrabad di Teheran, mentre l’Idf ha annunciato la fine della nona ondata di attacchi tra Teheran e Isfahan.

L’ambasciatore iraniano all’Onu, Ali Bahreini, ha escluso negoziati: «Dubitiamo dell’utilità dei negoziati a questo punto. Continueremo a difenderci finché non capiranno che la guerra non è un’opzione». I Pasdaran hanno minacciato di «aprire le porte dell’inferno» contro Stati Uniti e Israele. Anche Trump ha chiuso la porta a ulteriori trattative: pare che Teheran abbia richiesto un dialogo, ma per gli Stati Uniti “ormai è troppo tardi”. Ricordiamo che nei giorni scorsi, a Ginevra, le due parti avevano provato a trovare una soluzione. Inutilmente. Da qui l’avvio delle operazioni da parte degli Usa.

Adesso il problema è: fino a quando durerà la guerra? E chi verrà coinvolto direttamente? I media israeliani avevano anche parlato di un attacco sferrato dal Qatar contro l’Iran, che si tratterebbe del primo Paese del Golfo direttamente coinvolto nel conflitto. I bombardamenti non sono però confermati.Interpellata dalla Bbc a Doha, Majed al Ansari, portavoce del ministero degli Esteri locale, ha spiegato che il Paese ha solo abbattuto alcuni jet iraniani sconfinati nello spazio aereo qatarino. “I piloti erano stati informati”, ha detto, e le regole d’ingaggio “sono state seguite alla lettera”.

Hormuz paralizzato, petrolio in volo

Sul fronte economico, oltre 3.000 navi risultano bloccate nei porti del Golfo in attesa di attraversare lo Stretto di Hormuz: circa il 4% del tonnellaggio globale è inattivo. Un quinto del petrolio mondiale passa da lì. A New York il greggio è balzato oltre il 7% in apertura.

L’Italia evacua 2.500 connazionali

A Roma il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato il rientro di circa 2.500 italiani dall’area del Golfo entro la serata: «Stiamo utilizzando tutti gli aeroporti aperti e tutti i voli possibili».

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha aggiunto che «tutti i Paesi del Golfo ci hanno chiesto aiuto» e che il governo sta valutando «con che sistema giuridico farlo il più velocemente possibile».

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