Cultura, tv e spettacoli

“Murgia violenta perché brutta”. E lo scrittore rischia la scomunica per Lesa Murgità

Lo Strega nella bufera: Michele Mari fa scandalo nel festival dell'autoreferenzialità. Fatela finita, non siete veri scrittori (e non lo era nemmeno lei)

michela murgia Strega
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Intanto già l’idea del tour in pulmino è di un patetico tanto presuntuoso da travolgere il kitsch, il trash e il cringe: ma chi si credono di essere questi scrittori regionali che esistono solo se se la scrivono e se la girano tra di loro? E siccome son tutti comunisti non possono resistere all’impresa dello scorpione, farsi male pur di fare male. Così va a finire che i pezzi da 90 del Premio Strega, pura cricca salottiera dei sottoletterati comunisti, trovano modo di fare Politburo pure su un autobus, e si capisce: sono tutti propal e che gli resta se non trasformare un premio in un regolamento dei conti, un autobus in una Gaza? Bisognerebbe farli viaggiare con qualche capo Hamas, che gli consigliasse moderazione, in nome di Allah e del Piddì.

In due parole due, succede che uno dei papabili, certo Michele Mari, si abbandona a commenti poco organici su quel convitato di pietra che è Michela Murgia, facendo scandalizzare una certa Teresa Ciabatti che subito scatta nella tipica faida nomenklatoria, politburistica. Che ha o avrebbe detto il maschilista Mari? Che Murgia era cattiva perché era brutta, era incarognita col mondo per colpa dello specchio. Apriti cielo! Michela era mia amica! Vergognati, ohei ti, qualunquista. Estetista. Fascista! Segue il grottesco dei comunicati, le smentite, gli interventi a pugno chiuso di Einaudi, della Fondazione Bellonci, e mecojoni, dello Strega e chi più ne ha più ne dichiari. Attendiamo trasmissioni ad hoc in tutti i salottini, preoccupati di questo contrasto epico.

Stiamo parlando del nulla, come sempre con certi sedicenti scrittori, molto circoscritti, che si premiano e si segano tristemente, ed è chiaro che tal Ciabatti fiuta l’occasione per far fuori il principale antagonista: tra compagni si usa così e peraltro non ce la beviamo neanche per un sorso che il dialogo epocale si sia svolto nell’ingessatura di questi termini calcarei, “Michela Murgia era intransigente perché era brutta e faceva sfogare la sua rabbia agli altri, tutte le donne insoddisfatte e che non piacciono diventano rabbiose”, “Le tue considerazioni sono inaccettabili e sono parole che mi fanno molto male”.

Madonna che pazienza, pare il XX congresso del Pcus. Dentro un pullman poi. Speriamo avessero l’aria condizionata. Più realisticamente, illudiamoci almeno per la residua umanità di questi androidi rossi, avranno questionato sugli impulsi e le frustrazioni, come tutti gli esseri normali, sai che rivelazione. Una roba del tipo se non scopi sei acida, ma pensa alle pippe che ti fai te (indulgiamo nel trash a ragion veduta, a volte, come diceva Frank Zappa, il volgare è l’unica sincerità possibile).

Ma quelli che li vanno a sentire in tour? Vogliamo parlarne? Con quell’aria perennemente irrisolta, spelacchiata, polverosa? Quelle scarpette perdenti, quei sandali militanti? La kefiah addosso a 36 gradi, in barba al riscaldamento globale? Questa è una trista specie di subalterni dei subalterni, ancora più frustrati degli scrittori locali, vivi e/o defunti. Ma che volete? Dove c’è comunismo c’è meschinità e dove c’è festival di cartone comunista c’è imbarazzo: e un anno l’apprendista filosofo femminista condannato per molestie alla moglie, e quell’altro le agitatrici attiviste che vogliono far morire i maschi tutti, e stavolta quelli che litigano sulle ceneri di Murgia.

Succede per diverse ragioni, una che essendo comunisti sono alienati, si pigliano talmente sul serio da non accorgersi che tutti li pigliano per il culo, due essendo comunisti sono falsi, immorali, predicano male e razzolano peggio, tre che la paranoia è un pozzo senza fondo, non sanno ridere, ridimensionare, non sanno risolvere con una battuta, “Le tue considerazioni sono inaccettabili e sono parole che mi fanno molto male”, pensa te la scrittora. E quattro, infine, che ogni miseria fa spettacolo, fa audience, tanto non conoscono vergogna, l’unica cosa che preme ai comunisti e munger soldi.

Alla fine pare che siano possibili due scenari. O Mari chiede scusa pubblicamente, e allora verrebbe mantenuto in gara. Oppure se resta sulle sue posizioni, potrebbe rischiare di essere estromesso (non il libro, però, quello pare resterebbe in gara perché le regole del concorso non permettono di cancellarlo dalla lista).

Siamo sempre al Nanni Moretti dell’insofferenza, dalle parole che sono importanti, con ceffone incorporato, alla parassita che fa cose, vede gente. Piccola borghesia ciabattara che ce l’ha fatta, come dice Porro oggi nella Zuppa, ma Nicola che pretende di leggere tutti i libri finalisti degli scrittominkia dello Strega o è un martire o è un kamikaze, una tortura così non la regge manco san Sebastiano. Scrittori splatter, nel senso che fanno paura più che altro per come scrivono male, come Colin Firth in “Love actually”.

A questi gli manca il colpo d’ala letterario dell’immenso Angelo Bernabucci: “Ahò! Te parli de Murgia? Ma te sei visto? Guarda com’eri: guarda come sei: me pari tu zio!”. Vabbè, tutto serve per tener su un premio di carta e di casta ormai alle colonne d’Ercole del patetico, già leggere titoli come “Cosa è successo nel van dello Strega tour” dà la misura di una sinistra armocromista castrista servilista lellista. Il van tour. Quasi quasi ricorda i Camper Van Beethoven, ma sti nati vecchi, nati morti, che ne sanno.

Fatevene una ragione, non siete scrittori, neanche col binocolo. Siete noiosissimi, faticosissimi, conformistissimi, al livello letterario di Chiara Ferragni, non siete obsoleti, “out of time”, siete improbabili, lunari, deprimenti irreali come i vostri scartafacci che nessuno ti giuro nessuno legge, che solo l’egemonia cultural-capitalista del partito vi consente di realizzare e di proporre in tour. Nel van. Siete vecchi, di mente e di faccia, solo a vedervi uno imbianca, siete decrepiti come la vostra spocchia, come le vostre polemiche, come i vostri sessismi ammantati di woke. Ed è vero, Michela Murgia, che non era una scrittrice neanche lei, era una esibizionista, cercava la lite, induceva sofferenza, poi le ragioni più o meno estetizzanti, più o meno sessiste siete liberi di tracciarle, affari vostri, pacchi vostri, ma il suo lascito è una divisività, una cattiveria maniacale tanto da diventare parossistica.

Pace all’anima sua, ma, se non vi dispiace, anche alla nostra. E perché no pure alla vostra, perché, anche se sono parole al vento, credeteci, questi birignao da camper e da campeggio, queste faide commerciali e ombelicali stanno stufando pure i sassi, “Le tue considerazioni sono inaccettabili e sono parole che mi fanno molto male”. Ahò ah Ciabatti, ma fattela finita, ma non vedi che sei ridicola, hahahahahahaha!

Max Del Papa, 21 giugno 2026

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