Qui al bar aspettiamo con trepidazione che arrivi il giorno 29 agosto, quando entrerà in carcere Sven Liebich, noto neonazista tedesco. La circostanza non ci stuzzica perché finalmente vediamo dietro le sbarre il fascismo eterno, né perché ci sembri ragionevole condannare a un anno e mezzo di galera una persona per diffamazione e incitamento all’odio, per quanto discutibili siano le iniziative di questo soggetto (ad esempio, vendere mazze da baseball dicendo che erano una soluzione al problema degli immigrati).
La vera genialità di Liebich è stata approfittare di una legge, introdotta dalla coalizione semaforo su impulso dei Verdi nella precedente legislatura, che consente il cambio di sesso con una semplice dichiarazione all’ufficio competente. Un po’ come i grattacieli di Milano tirati su con la Scia. E così, in attesa di essere portato in cella, Sven Liebich è diventato Marla-Svenja Liebich, abbigliata con top leopardato, occhialini tondi, cappello a falda larga, baffo stile Hulk Hogan e rossetto. E pretende di essere tradotta in una struttura femminile.
Richiesta che ha scatenato uno psicodramma – e il 29 scopriremo se i diritti arcobaleno di un neonazi valgono quanto quelli di un trans qualunque. Tanto è bastato a un personaggio ridicolo, conciato in modo vieppiù ridicolo, a ridicolizzare la locomotiva d’Europa attaccata al treno Lgbt del woke. Facile come bere uno dei miei caffè freddi.
Il Barista, 26 agosto 2025
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