Cultura, tv e spettacoli

“Negare i bimbi bruciati li uccide due volte”. L’ira degli israeliani contro Formigli

Le comunità ebraiche scrivono a Cairo e La7 per chiedere chiarimenti dopo lo scontro con Giubilei

Formigki Pazza pulita

Le comunità ebraiche si sollevano contro le parole di Corrado Formigli a La7 sui bambini bruciati il 7 ottobre.

“Mi rivolgo – si legge in una nota firmata dal presidente della Comunità, WalkerMeghnagi – all’editore Urbano Cairo, più volte sollecitato dal mondo ebraico: sulla sua rete vanno in onda da anni programmi che alimentano l’odio antisemita. La dignità di quei bambini vale più dei soldi degli inserzionisti”. Per Meghnagi “la puntata di ieri sera di Piazzapulita non è stata giornalismo, ma negazionismo. A tre anni dal 7 ottobre, in prima serata, si sono messe in dubbio le atrocità di Hamas fino a negare i bambini bruciati. L’Ambasciata di Israele è stata costretta a pubblicare quelle orribili immagini per difendere la verità che Formigli non tollera nella sua trasmissione. Negare quei crimini significa uccidere le vittime una seconda volta, con lo stesso meccanismo di chi negava le camere a gas. Chi contesta sempre e solo i numeri forniti da Israele, avallando senza verifica quelli di Hamas, alimenta un antisemitismo che gli ebrei italiani pagano quotidianamente con pestaggi e minacce. Corrado Formigli ha una responsabilità enorme”.

Sulla stessa linea anche l’Unione Associazioni Italia-Israele: “Riteniamo particolarmente grave che, nel corso di una trasmissione di approfondimento giornalistico, possano essere state messe in discussione, con toni liquidatori, le testimonianze relative ai bambini israeliani i cui corpi sarebbero stati rinvenuti carbonizzati a seguito degli attacchi del 7 ottobre – scrivono in una lettera Avv. Celeste Vichi, Presidente UAII – Unione delle Associazioni Italia Israele, e Kishore Bombaci, Direttivo Unione delle Associazioni Italia Israele – La qualificazione di tale circostanza come ‘fake news’, ove riferita in termini generali e non adeguatamente circostanziati, rischia di delegittimare non soltanto singole ricostruzioni eventualmente da verificare, ma anche il complesso delle testimonianze e delle evidenze poste a fondamento della ricostruzione degli eventi. Il 7 ottobre 2023 non costituisce una semplice controversia politica né una vicenda suscettibile di essere reinterpretata prescindendo dalla distinzione tra fatti accertati, testimonianze, ricostruzioni controverse e informazioni ancora oggetto di verifica. Si tratta di un evento di straordinaria gravità, nel quale furono colpiti civili inermi, comprese donne, anziani e bambini, e furono sequestrate numerose persone. Proprio per questo, ogni discussione pubblica sul tema richiede particolare rigore, chiarezza nella qualificazione delle fonti e piena distinzione tra dati verificati, ipotesi e opinioni”.

Secondo gli autori della missiva, che si rivolgono a Cairo e al direttore della rete Salerno, “è certamente legittimo, e anzi doveroso per il giornalismo, verificare puntualmente ogni testimonianza, distinguere i fatti accertati dalle ricostruzioni non confermate e correggere eventuali informazioni inesatte. La libertà di manifestazione del pensiero e la libertà di informazione, garantite dall’art. 21 della Costituzione, tutelano anche il diritto di formulare critiche e di sottoporre a verifica le narrazioni pubbliche. La stessa libertà, tuttavia, presuppone un’informazione consapevole, pluralista e rispettosa della complessità dei fatti, nella quale il pubblico possa conoscere le diverse posizioni e formarsi autonomamente la propria opinione. Come riconosciuto dalla giurisprudenza, la libertà di manifestazione del pensiero comprende l’esercizio del diritto di cronaca e di critica, ma il loro esercizio deve essere parametrato all’interesse pubblico dell’informazione, alla correttezza dell’esposizione e alla necessità di distinguere i fatti dalle valutazioni. In questa prospettiva, il pluralismo non consiste soltanto nella possibilità astratta di esprimere opinioni diverse, ma anche nella concreta possibilità, quando sia in discussione una ricostruzione di particolare rilevanza pubblica, di sottoporre al pubblico argomenti, fonti e interpretazioni differenti. Esiste, dunque, una differenza sostanziale tra l’esercizio rigoroso della verifica giornalistica e il rischio che una doverosa cautela su singole circostanze si traduca, anche al di là delle intenzioni soggettive, in una delegittimazione generalizzata delle atrocità documentate e delle testimonianze di chi quelle violenze ha subito, vi ha assistito o ne ha visto le conseguenze.

E ancora: “La diffusione di immagini di corpi carbonizzati, recentemente richiamata anche dall’Ambasciata di Israele in Italia, non può essere liquidata in modo semplicistico attraverso la messa in discussione indistinta del racconto delle vittime, dei testimoni e degli operatori intervenuti sui luoghi degli attacchi. Allo stesso modo, la denuncia delle sofferenze della popolazione palestinese, che deve poter trovare pieno spazio nel dibattito pubblico, non dovrebbe essere contrapposta al riconoscimento delle atrocità commesse da Hamas, né utilizzata per attenuare o relativizzare la gravità dei crimini commessi contro la popolazione civile israeliana. L’UAII non intende chiedere limitazioni alla libertà di informazione, né pretende di sottrarre alcun tema al confronto pubblico. Al contrario, proprio in coerenza con la libertà di manifestazione del pensiero, con il pluralismo e con il diritto del pubblico a un’informazione completa, manifesta sin d’ora la propria disponibilità a partecipare a una prossima puntata di “Piazzapulita”, o ad altra trasmissione di La7, dedicata ai fatti del 7 ottobre 2023 e alla loro rappresentazione nel dibattito pubblico, per un confronto aperto e rispettoso con il conduttore, gli ospiti e le diverse posizioni presenti. La nostra disponibilità è finalizzata a consentire un effettivo contraddittorio, nel quale possano essere esposte le fonti, le testimonianze e gli elementi documentali ritenuti rilevanti, lasciando agli spettatori la possibilità di valutare autonomamente le diverse ricostruzioni. Riteniamo che un simile confronto costituisca la risposta più coerente con la libertà di manifestazione del pensiero e con la responsabilità editoriale propria di una grande emittente nazionale, senza alcuna pretesa di predeterminare l’esito del dibattito o di comprimere l’autonomia giornalistica della redazione”.

Da qui le richieste formali a La7 di “riesaminare il passaggio della trasmissione in questione, anche alla luce delle fonti e delle testimonianze disponibili”; di
“chiarire pubblicamente il significato delle affermazioni relative ai bambini israeliani vittime del 7 ottobre e precisare se esse intendessero riferirsi a specifiche ricostruzioni o, più ampiamente, alla veridicità delle testimonianze e delle evidenze raccolte”; di “valutare la realizzazione di un confronto pubblico sul tema, assicurando un adeguato spazio al contraddittorio”; di “prendere atto della disponibilità dell’UAII a partecipare alla trasmissione con propri rappresentanti, mettendo a disposizione documentazione e testimonianze utili all’approfondimento”.

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