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“Hamas ha bruciato bambini”. E Formigli sbrocca: “È una fake”. Ma sbaglia

Lo scontro tra Giubilei e il conduttore di Piazzapulita: "Mi è stato detto che è una bugia ma non è così"

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Ieri è andato in scena questo surreale scontro tv tra Francesco Giubilei, ospite spesso anche di questo nostro sito, e Corrado Formigli. Erano all’arena di Piazzapulita, il giorno dopo la terza ricorrenza del 7 ottobre. Quando Giubilei ricorda di aver visto nei kibbutz i luoghi dove Hamas ha “bruciato i bambini” israeliani, il conduttore perde letteralmente la brocca. Parla di “fake news”, cerca di far intervenire gli altri, si infuria e dice che nella sua trasmissione non sono ammesse bugie.

Replica oggi Giubilei: “A Piazza Pulita ho avuto un’accesa discussione dopo aver raccontato quello che ho visto nei kibbutz dopo il 7 ottobre in cui furono anche bruciati bambini dai terroristi. Mi è stato detto che è una fake news (non è così) mentre si cita Hamas come una fonte affidabile”.

Giubilei non ha mai parlato di “forni”, né ha specificato se quei bambini siano stati arsi vivi o meno. Ha solo parlato di bimbi bruciati e delle loro culle, viste personalmente. Se non bastasse la testimonianza diretta di chi ha visitato i kibbutz, siamo anche andati a rileggerci questo rapporto dell’Onu (fonte di solito citata da Formigli&co) e – apprezzando la tecnologia – abbiamo anche chiesto a Claude (Ai) di analizzarlo per rispondere ad una domanda: è vero che sono stati trovati corpi di persone bruciate da Hamas?

Ecco la risposta:

Sì, il rapporto (A/HRC/56/CRP.3, giugno 2024) parla sia di corpi bruciati sia di persone arse vive. Distingue però con cura tra ciò che ha verificato da sé e ciò che riporta da altri.

Corpi bruciati (verificato dalla Commissione)

Ai par. 123-124 documenta corpi bruciati in più luoghi, alcuni oltre il riconoscimento, in certi casi anche decapitati. Secondo alcune fonti furono usati acceleranti. Aggiunge però di non aver potuto stabilire se le vittime fossero state bruciate vive o dopo la morte.
Al par. 129 ha verificato in modo indipendente un’immagine TC con resti carbonizzati di un adulto e di un bambino legati con filo di ferro e bruciati. Anche qui non ha potuto stabilire se fossero già morti.
Al par. 130 ha verificato un video da Be’eri con due vittime bruciate in un’auto, e un perito ha concluso che i corpi furono bruciati dopo la morte.
Al par. 137 riporta il caso di una donna cosparsa di benzina, senza poter dire se il fuoco sia stato appiccato prima o dopo la morte.

Persone arse vive (riportato da testimoni o da altri, non accertato dalla Commissione)

Al par. 128 riferisce che il direttore del Centro nazionale di medicina legale israeliano ha dichiarato che molti furono bruciati vivi nelle loro case, sostenendo di averlo dedotto dalla fuliggine nella trachea. È una dichiarazione di quel centro, citata dalla Commissione, non una sua verifica.
Al par. 131 cita messaggi inviati da vittime di Nir Oz che dicevano di essere bruciate vive e di temere di soffocare per il fumo.
Tra le testimonianze, una superstite del Nova festival dice di aver visto miliziani bruciare persone vive.

Il caso accertato (par. 172 e 283)
La Commissione conclude che i miliziani diedero fuoco a case sapendo che gli abitanti erano nelle stanze sicure, causandone il soffocamento per il fumo. Cita il caso dei tre bambini di Nir Oz (Siman Tov), morti soffocati dal fumo dopo che la casa fu incendiata, mentre i genitori erano morti per le ferite da arma da fuoco.

In sintesi, “persone arse vive” compare come prova sostenuta da altri e da messaggi delle vittime, non come fatto accertato dalla Commissione. Il fatto accertato è l’incendio doloso di case con civili dentro, con morti per fumo, tra cui tre bambini. La Commissione ha anche concluso che la bruciatura di corpi costituisce il crimine di guerra di oltraggio alla dignità personale (par. 287).

Altra domanda: anche bambini, quindi?

Sì, ma con distinzioni.

Bambini morti in un incendio doloso (accertato): i tre bambini Siman Tov a Nir Oz morirono soffocati dal fumo dopo che i miliziani diedero fuoco alla casa (par. 172 e 283). La Commissione lo considera parte di una condotta più ampia, cioè incendiare case sapendo che gli abitanti erano nelle stanze sicure.

Bambino con il corpo bruciato (non chiarito se prima o dopo la morte): l’immagine TC del par. 129 mostra i resti carbonizzati di un adulto e di un bambino legati con filo di ferro. La Commissione ha verificato l’immagine, ma non ha potuto stabilire se fossero già morti quando furono bruciati.

Bambini “arsi vivi” in senso stretto: il rapporto non lo afferma come fatto accertato per nessun bambino. Le affermazioni sull’essere bruciati vivi (par. 128 e 131) riguardano persone in generale e provengono da dichiarazioni di medici legali israeliani o da messaggi delle vittime, non da verifiche della Commissione.

Piccolo appunto finale: ma c’era bisogno di alterarsi così per un dettaglio tutto sommato ininfluente? Vogliamo dire: che i bambini israeliani il 7 ottobre siano stati bruciati, arsi vivi, crivellati di colpi o decapitati, cambia poco. Certo aggiunge colore. Certo aggiunge orrore. Ma il risultato finale è identico: innocenti, civili, adolescenti o lattanti, sono stati “trucidati” (sì, Corrado: trucidati) in un attacco terroristico. Montare tutta quella panna sulla presunta fake (che fake non è) dei bimbi bruciati, per di più farlo il giorno dopo il 7 ottobre, è veramente patetico. Se ci è permesso.

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