Se non è reale, e dati i tempi minaccia fortemente di esserlo, appare comunque più vera del vero: a Pordenone, rissa sfiorata in un bar tra un gruppo di indigeni che si sparano un Negroni e uno di importati, nuova generazione, italiani non bianchi, che insorgono perché “Negroni è un drink razzista” (immediata la solidarietà di Pd, 5 Stelle, AVS, +Europa e una parte di Forza Italia). Tutto quello che puoi pensare è vero e quindi uno propende per la effettività della follia: era solo questione di tempo, era già tutto previsto.
A questo punto urge una mozione, una iniziativa, qualcosa di sinistra dalla sinistra pedagogica e libertaria così da vietare i cocktail politicamente non corretti: basta con queste bevande tristemente evocative, meglio una lista dei vini, rigorosamente rossi, certificata ANCI, per consulenze citofonare Guccini e Vecchioni. Luigi Mascheroni sul Giornale segnala giustamente il pericolo Biancosarti, White Lady e Amaro Montenegro, Francesca Totolo si chiede angosciata che ne sarà del salame Negronetto di fanciullesca memoria: non sappiamo se sia ancora in produzione, in caso, data la specificità dell’articolo, si potrebbe fare uno strappo e imporlo al Gaypride come sponsor ufficiale.
Negroni e no: adesso tocca ai maranza e loro derivati decidere cosa ingollare. Con quali correlati? I salatini, per esempio, non risulteranno indigesti fino alla insostenibilità, evocando inopportuni scontri di civiltà (il feroce salatino)? Stuzzichini ed altre ghiottonerie insalubri andrebbero meticolosamente regolamentate con l’eurotigna di un drink deal, del resto è già uscito in avanscoperta l’instancabile virologo Bassetti indignatissimo per la dieta a base di pollo fritto patatine ketchup di Lamine Yamal (17 anni), stella del Barcellona: “Ah, che vergogna, che pessimo esempio per i coetanei”, certo, se invece si sparava un cocktail di vaccini sai quanto faceva meglio. Come se la gioventù non fosse l’età in cui dai tempi di Abramo non ci si intossica allegramente; e comunque la pesantezza di certi luminari allo specchio è più ingombrante di una impepata di cozze a colazione.
Insomma ci vuole dirigismo anche all’happy hour: che aspetta la Baronessa von der Cikketten? Il resto può attendere, ma di un pacchetto normativo sulle preferenze aperitivali dei giovani si avverte un’urgenza bruciante. Da riconsiderare anche il consumo di Meloni, laddove sul primo pasto della giornata occorre procedere cum grano Ilaria Salis: certe belle pastasciutte antifà alle 8 del mattino non ce le toglie nessuno. Il cocktail Negroni si chiama così perché intorno al 1920 il conte Camillo Luigi Manfredo Maria Negroni, da Fiesole, avrebbe chiesto con baffo fremente e tono stentoreo, in modalità prof. Marcellini di Bracardi, al suo barista di fiducia del Caffè Casoni, poi Caffè Fiesole: “Fammi un nuovo aperitivo!”. E il barman gli avrebbe shakerato quella pozione a base di vermut rosso, Campari e gin, destinata a diventare un vanto nazionale, l’aperitivo italiano più bevuto nel mondo. Ma che importa? Anzi, motivo di più per proibirlo nell’epoca in cui si sbaraccano le statue di Lincoln, Galileo, Leopardi, Gandhi e chi più ne ha più ne abbatta. Al limite si potrebbe fare una deroga giusto per la versione “sbagliata”. Un Negroni Pride organolettico, genetico, quasi armocromatico. Scurati ha comunque annunciato una nuova trilogia: “N”; quanto a Saviano, ha tuonato contro quei mafiosi che prediligono il Negroni, non tralasciando di ricordarci che lui ha la scorta da quando lo rifiutò per la prima volta a 8 anni: un Mozart della rivolta etica, estetica e alcolemica.
Quasi dimenticavo: nella lista nera, stilata dai rossi, degli aperitivi, insieme al Negroni non può mancare l’Americano, ed è inutile spiegare perché. Anzi, già che ci siamo andiamo a vedere quali altri bannare una volta per tutte: per primo, ça va sans dire, l’Old fashoned, poi il Bellini (sessista, estetizzante, al massimo Diversamente Bruttarelli), anche lo Spritz ha i giorni contati stante la sua matrice essenzialmente consumistica e aproblematica; fortemente consigliati, invece, in attesa di essere imposti per via democratica (non te lo bevi, ti ammali, muori e fai morire), il sempre attuale Cuba Libre ed altri beveroni evocativi terzomondisti, Pina Colada, Caipirinha, per non parlare del Black Russian e il Moscow Mule; il Sex on the Beach sì ma con riserva, prima va chiarito che tipo di sex e fra chi: severamente estromesse tutte le varianti rinconducibili a pratiche legate al patriarcato maschio biancotossico, che è faccenda diversa dal Biancosarti. Per estensione, assolutamente no alla grappa, liquore da alpini molestatori, sì alla vodka, meglio se con il rituale getto alle spalle del bicchiere e danza del kasatschok (il ballo della steppa…).
Vedi come a volte basta poco, una singola insurrezione, per instaurare una rivoluzione che porti ad un nuovo ordine mondiale: i nuovi diversamente italici non bianchi di Pordenone mettono in moto il determinismo alcoolico e il senso della storia travolge ogni resistenza. Dopo 105 anni l’odioso Negroni va in pensione, si riesumi il Rosso Antico e, se proprio non se ne può fare a meno, si ribattezzi “Rossoni” quell’aperitivo ormai impronunciabile. Non si invochi la libertà di bere per non adeguarsi. E se non vi sta bene, sappiate che l’olio di ricino, versione red fascio, è dietro l’angolo.
Max Del Papa, 18 giugno 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI



