Dopo la breve pausa invernale, il circuito del grande tennis è finalmente ripartito da Melbourne con il primo torneo del Grande Slam, gli Australian Open. Grande caldo, grande umidità ed eccezionale spettacolo per noi appassionati. Lo show però viene talvolta incrinato da comportamenti o ideologie che hanno ben poco di sportivo. La guerra Russia-Ucraina continua purtroppo talvolta anche nello sport.
Elina Svitolina, la campionessa ucraina, che è rientrata alla grande dopo la maternità, si è issata fino alla semifinale garantendosi di nuovo un posto nella top ten della classifica mondiale. Tuttavia ha proseguito nel torneo dello Slam la sua abitudine di “tenersi alla larga“ dalle tenniste russe o bielorusse, ree, a suo dire, di avere la nazionalità del Paese invasore dell’Ucraina e del suo alleato. Giocatrici russe e bielorusse che, tra l’altro, giocano senza la bandiera della propria nazione di fianco al loro nome.
Infatti, nella partita degli ottavi di finale, la giovane russa Mirra Andreeva, sconfitta dalla Svitolina, a fine partita si è subito diretta verso il giudice di sedia per la consueta stretta di mano, ignorando la sua avversaria ucraina. Il pubblico allora l’ha subissata di fischi e ululati. In realtà, la giovane tennista russa si è comportata così per rispettare il desiderio della sua avversaria ucraina e come concordato prima della partita.
Nella semifinale persa dalla 31enne di Odessa contro la campionessa bielorussa numero 1 del mondo, Aryna Sabalenka, per evitare cadute di stile da parte del pubblico, prima del match è addirittura stato annunciato che le giocatrici non si sarebbero date la mano a fine partita. Come riportato da Tennis Australia, lo speaker ha proseguito dicendo “Apprezziamo il vostro rispetto per entrambe le atlete durante e dopo la partita“. E infatti così è stato: la tigre bielorussa, dopo il 6-2 6-3 rifilato alla giocatrice ucraina, ha dato la mano alla giudice di sedia ignorando l’avversaria e mandando baci alla folla per festeggiare la vittoria. E questa volta sono piovuti dagli spalti solo applausi.
La Sabalenka, come riferisce il Daily Mail, ha denunciato varie volte la guerra in Ucraina. “Ovviamente io voglio la pace. Se potessi cambiare qualcosa, sicuramente lo farei“ha dichiarato la bielorussa la settimana scorsa. Elina Svitolina ha esternato la sua abitudine di non dar la mano o fare foto insieme ad atlete russe già dal 2022, dicendo che sarebbe sbagliato prodursi in questi gesti mentre il suo Paese rimane sotto attacco e i suoi soldati stanno combattendo al fronte. Ella tuttavia vive la guerra dalla posizione privilegiata sotto il sole su un campo da tennis all’aperto o protetta dalle intemperie su un campo indoor.
Lo sport, che dovrebbe essere sempre basato su valori universali, tra cui la lealtà e il rispetto dell’avversario, deve essere esempio anche per la vita reale. E gli atleti e le atlete, alfieri dei propri sport, dovrebbero essere interpreti di queste virtù. La stretta di mano alla fine di una partita di tennis serve a riconoscere l’impegno dell’avversario, sia nella vittoria che nella sconfitta, indipendentemente dal Paese di provenienza e a ribadire che ogni rivalità e „spirito bellico“ finisce fuori dal campo. La battaglia sportiva tra le quattro righe del rettangolo di gioco ha senso ed è bellissima. Ma tirare una tragica guerra tra due Paesi all’interno del campo non ha senso e non contribuisce al clima di distensione che, al contrario, sarebbe meglio creare in ogni modo e situazione possibile.
Le persone, prima degli Stati, devono saper fare la pace! E una stretta di mano è il modo migliore e più naturale per iniziare.
Andrea Gebbia, 31 gennaio 2026
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