
C’è un punto su cui, i sostenitori del No, tornano spesso, a proposito della riforma: questa legge costituzionale, è concepita per sottoporre i magistrati al potere politico. E quando chiedi di mostrarti dove sarebbe scritta questa cosa, puoi avere due reazioni: la prima è quella di chi, non trovandola scritta in nessun punto della riforma, inventa, improvvisa; la seconda, più dignitosa, bisogna riconoscerlo, è quella di chi sostiene che quando sarà il momento di promulgare le leggi attuative della riforma, che sono leggi ordinarie, approvate a maggioranza in Parlamento, troveranno il modo di rendere palese ed evidente questo intento.
Ora, ai primi ritengo sia persino superfluo rispondere: cosa vuoi dire a chi inventa? È un po’ come discutere coi terrapiattisti. Ai secondi, invece, si può ricordare che, se bastasse davvero una legge ordinaria, come sono le leggi attuative, per sovvertire gli equilibri sanciti dalla Costituzione, non ci sarebbe stato alcun bisogno di fare una riforma costituzionale, passando per un referendum.
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Con una legge ordinaria, infatti, si sarebbe potuto ripristinare il vecchio ordinamento giudiziario, riportando l’art.69 a com’era una volta. Attualmente l’articolo recita questo: “Il pubblico ministero esercita, sotto la vigilanza del Ministro per la grazia e giustizia, le funzioni che la legge gli attribuisce.” Ecco, sarebbe bastato cambiare una parola e sostituire “vigilanza” con “direzione”. Com’era, appunto, ai tempi del fascismo.
Sapete perché però questo non si può fare, così come non si potranno promulgare leggi attuative che sottopongano l’azione dei magistrati al Governo? Perché, grazie a Dio, nel nostro Paese esiste una Corte costituzionale, che ha il compito di valutare che una nuova legge sia legittimamente costituzionale, che rispetti cioè gli equilibri che la Costituzione impone.
Qualunque legge ordinaria che metta in dubbio l’autonomia della magistratura, viene immediatamente dichiarata illegittima dalla Corte e cessa di avere effetti dal giorno dopo. A volte, in fondo, basterebbe rileggerla, quella Costituzione di cui ci si proclama strenui difensori.
Guglielmo Mastroianni, 12 febbraio 2026
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