Di pancia in molti potrebbero essere d’accordo con l’ottimo Max Del Papa. Nella tragedia di Crans Montana, sostiene il nostro, quando “ le cose sono, più che chiare, palesi, evidenti, incontestabili, e peraltro ammesse, garantismo significherebbe garanzia di scaricarli a San Leo senza ritorno.” Per la cronaca, San Leo è un luogo di tremenda detenzione in cui fu rinchiuso fino alla sua morte il famoso Cagliostro, al secolo Giuseppe Balsamo, dalla Santa Inquisizione.
Quindi, dovremmo evitare di trasformare il sacrosanto garantismo, di cui i tanti legulei in circolazione – nel cui novero sommessamente mi iscrivo – che si riempiono la bocca, in un sistema per consentire ai furbi e, come in questo caso, a “due gaglioffi rigurgitanti di precedenti” di cavarsela a buon mercato? D’altronde, in base a questo presupposto, di fronte al giudizio supremo dell’uomo della strada, la cui moltitudine rinnova l’antica legge non scritta del vox populi, vox Dei, non c’è procedura che tenga. La massa attraverso la sua infallibile pancia si è espressa, e dunque sbattiamoli al fresco e buttiamo via la chiave.
E se poi qualcuno vorrà ricordare che un simile atteggiamento caratterizzava alcune grandi rivoluzioni del passato, nel quale anche una semplice smorfia poteva mandare nei gulag persone con l’accusa di cospirare contro lo Stato, i fautori dell’odierna giustizia sommaria ribatteranno che quelli erano altri tempi. Nelle nostre moderne ed evolute democrazie, il popolo, soprattutto quello mediatico, è così “equilibrato” e “saggio” che non ha bisogno di un tortuoso iter giudiziario per comprendere che ci si trova di fronte ad un caso di omicidio plurimo sicuramente doloso, soprattutto quando il medesimo popolo si forma la proprie opinioni nei vari e a volte assai confusi programmi televisivi, oppure scambiando opinioni “illuminate” nei bar e nelle osterie di quartiere.
Personalmente, faccio parte di quegli irriducibili nostalgici del diritto che hanno orrore di una giustizia sommaria e che pensano che le forme e la sostanza siano inscindibili nella celebrazione del processo penale.
Claudio Romiti, 16 gennaio 2026
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