Cronaca

No vax, facciamo come Singapore - Seconda parte

Intanto i numeri lo certificano: il green pass si è rivelato un fallimento

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Qui voglio solo osservare che altri stanno applicando le cose così come anche io le ho pensate. Per esempio, Singapore: lì, l’87% della popolazione è vaccinato e il 20% ha ricevuto la terza dose. Lunedì 8 novembre il loro Ministro alla Salute ha dichiarato: «V’è una considerevole porzione di terapie intensive che sono occupate da persone con Covid e che non sono vaccinate contro di esso. Costoro, se sono non vaccinate per propria scelta, possono ben confidare nell’assistenza medica del nostro sistema sanitario, ma dovranno sostenerne le spese». Simili orientamenti sembra stiano sorgendo altrove, come in Germania, per esempio.

Non capisco perché chi non vuole vaccinarsi debba protestare contro questi provvedimenti. Dopo tutto, chi non si vaccina lo fa perché ritiene che i rischi di ammalarsi di Covid o, comunque – grazie a valide cure che possono sostenersi in casa – di finire in terapie d’urgenza, siano di gran lunga inferiori ai rischi da vaccino. Con la loro legittima logica, i rischi di dover pagare gli oltre €1000 al giorno delle terapie intensive sarebbero irrilevanti. Di conseguenza, l’abolizione del green-pass e l’introduzione del provvedimento che io ho proposto  – e che proporrei per ogni vaccino: il non vaccinato per scelta (queste parole – “per scelta” – sono cruciali) sia, sì, amorevolmente curato se contrae la malattia contro la quale ha rifiutato le cure, ma gli vengano addebitati i costi – dovrebbero salutare favorevolmente la cosa. Tutti si tornerebbe a lavorare e a vivere come si viveva negli anni precedenti il 2020, con ognuno libero nelle, e responsabile delle, proprie scelte.

Franco Battaglia

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