Tommaso Cerno è stato tante cose: direttore dell’Espresso, deputato del Partito Democratico, ha lottato per Eluana Englaro, ha organizzato Gay Pride. Eppure da quando dirige Il Tempo e per amor di verità sostiene tesi che, evidentemente, ai benpensanti progressisti non piacciono più, s’è trasformato più che nel fantasma Magi in una sorta di mostro. Da oscurare. Tanto che la Commissione Libe del Parlamento Europeo l’ha censurato, insieme ai Pro Vita (un paradosso oggettivo) impedendogli di parlare della libertà di stampa in Italia (spazio solo a Sigfrido Ranucci e Francesco Cancellato).
Come vi abbiamo mostrato ieri in diretta, il direttore Cerno e gli esponenti dell’Ecr, il gruppo a cui fa riferimento Fratelli d’Italia, hanno convocato una conferenza stampa per lamentare la mancanza di pluralismo in un Parlamento europeo dove – a quanto pare – si può parlare liberamente solo se sostieni certe tesi.
L’intervento di Cerno merita di essere ascoltato. Perché da uomo che è stato di sinistra, e ha combattuto battaglie tutt’altro che “fasciste”, arriva una lezione che bisogna ascoltare. Fino in fondo.
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