Sta spopolando negli USA la storia del “Sandwich Guy”: la vicenda di un uomo che, per protestare contro le misure anti-clandestini di Trump, ha lanciato un panino di Subway addosso ad un agente della polizia. Il caso ha chiaramente suscitato reazioni contrastanti. Ma, analizzandolo con meno ironia e più attenzione, evidenzia lo spaccato della società americana in merito al clima politico attuale e il modo con cui parte del fronte antigovernativo percepisce e ridicolizza l’autorità delle forze dell’ordine.
Ma andiamo nel dettaglio. Lo scorso agosto, Sean Charles Dunn, 37 anni, ex militare dell’Aeronautica, ha partecipato a una manifestazione per protestare contro la massiccia presenza di agenti federali nelle strade, dispiegati su ordine dell’amministrazione repubblicana. Durante il corteo, Dunn ha preso un footlong (il panino da 30 cm di Subway, nota catena di fast food americana) e lo ha scagliato contro un agente della Customs and Border Protection. Un gesto certamente violento, che è però stato derubricato a banale scherzo. Benché chiaramente nessuno sia rimasto ferito, questo episodio è diventato immediatamente un caso politico e giudiziario.
La polizia federale ha reagito con forza (esagerando, va detto): quattro giorni dopo alcuni agenti della squadra SWAT, completamente equipaggiati, in piena tenuta d’assalto, hanno fatto irruzione nella casa di Dunn di notte. Non era necessario questo sfoggio di potere, Dunn non è un terrorista o un criminale internazionale. E soprattutto l’arresto eccessivamente muscolare ha contribuito a far circolare la notizia e a trasformare Dunn in simbolo contro l’amministrazione Trump: per alcuni, questo sfoggio di potere è l’ennesima prova di un eccesso di autoritarismo da parte dello Stato. Per altri invece, è la dimostrazione che certe violenze nei confronti delle forze dell’ordine vanno assolutamente contrastate.
All’arresto è poi seguito un processo tragicomico. Dunn è stato inizialmente accusato di aggressione grave, come se avesse usato un’arma in grado di causare danni fisici. La difesa dell’ex militare, naturalmente, ha sfruttato l’assurdità dell’oggetto incriminato e ha sostenuto che l’azione fosse simbolica, una forma di protesta politica più che un vero attacco.
Alla fine il gesto, pur giudicato come non pericoloso, è stato comunque giustamente riconosciuto come una condotta aggressiva nei confronti di un ufficiale pubblico. Sacrosanto: avallare un gesto di questo tipo facendolo passare per innocuo legittimerebbe la violenza verso le autorità. E già oggi per una parte dei manifestanti anti-Trump, atti di provocazione fisica contro la polizia sembrano ormai diventati una forma condivisa (in certi casi persino celebrata) di espressione del dissenso. Inoltre, se si legittima un panino, il panino diventa in un attimo una bottiglia e poi una pietra: così la linea che separa la protesta dall’insubordinazione violenta si assottiglia sempre più, fino a scomparire.
La domanda che sorge spontanea, nonostante la facile ironia della situazione sopra descritta, è la seguente: da quando lanciare oggetti contro un agente è considerato un gesto politico condivisibile? Per questo motivo, è fondamentalmente giusto condannare Dunn nonostante la leggerezza del gesto. Non si tratta soltanto di difendere la dignità degli agenti dallo scherno e dalla delegittimazione, ma di prevenire una spirale crescente di violenza.
Uno stato democratico come gli USA, soprattutto in momenti di forte tensione come quelli odierni, ha il dovere di mantenere il controllo e proteggere i propri funzionari. Minimizzare atti di ostilità fisica, scherzarci sopra, solo perché partono da un fronte politico “simpatico” a una certa narrazione, rischia di trasformare manifestazioni civili in scontri sempre più accesi. L’affaire Sandwich Guy di per sé può far sorridere. Ma il messaggio che rischia di trasmettere è tutt’altro che divertente: per una certa parte dell’opposizione anti-Trump, lanciare oggetti contro la polizia sembra essere diventato normale. Così i nonviolenti, in ogni parte del mondo, sono quelli che scagliano la prima pietra.
Alessandro Bonelli, 16 novembre 2025
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