
Ormai il trend è stato innescato e le emulazioni non si fermano. Dopo i vari casi registrati tra Padova e Belluno, Milano e Bologna, ecco la maturanda in protesta di Urbino. Parliamo della diciannovenne Mariasole Tommassini, che ha scelto di protestare contro la maturità e la scuola in generale facendo scena muta all’orale dell’esame di Stato, confermando una tendenza preoccupante per il futuro dei giovani.
Secondo quanto ricostruito dal Resto del Carlino, la giovane si è presentata all’orale con un numero di crediti sufficiente per essere comunque ammessa alla prova e, di conseguenza, per ottenere la promozione. Dopo aver consegnato alla commissione un discorso scritto, in cui ha esposto le sue riflessioni critiche sull’esperienza scolastica e sul sistema di valutazione vigente, ha scelto di non proseguire con l’interrogazione. L’esame si è quindi concluso con un voto finale di 67 su 100.
Nel suo intervento, la studentessa ha messo in discussione il peso attribuito alle tre prove finali rispetto al percorso complessivo dei cinque anni scolastici, evidenziando come secondo lei il sistema attuale non valorizzi pienamente l’impegno costante degli studenti. Sempre il solito ritornello, insomma. La Tomassini ha inoltre dichiarato che alla base della sua scelta c’è stata anche la delusione per un voto di condotta che ha ritenuto non coerente con il suo percorso scolastico. Ha affermato di essersi sempre impegnata e di aver svolto attivamente il ruolo di rappresentante di istituto, ma di non aver sentito riconosciuta la propria opinione in alcune situazioni.
Nella lunga filippica, la studentessa ha spiegato di aver condiviso la sua decisione soltanto con i genitori, entrambi insegnanti, che le hanno offerto il loro supporto. I compagni di classe, ha aggiunto, non erano a conoscenza della sua intenzione prima dell’esame. Infine, ha espresso alcune considerazioni in merito alle dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che nei giorni scorsi ha annunciato possibili provvedimenti nei confronti di chi si rifiuta di sostenere l’orale. Tomassini ha criticato tale posizione, ribadendo l’importanza, a suo avviso, di promuovere il pensiero critico all’interno della scuola.
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Ormai il modus operandi è noto: entrano, leggono un discorsetto preconfezionato, poi tacciono. Niente risposte, niente confronto, solo accuse nei confronti del governo e delle istituzioni scolastiche. E pretendono pure di essere considerati “ribelli” e “coraggiosi”. Rimarcando ancora una volta che non compete agli studenti il compito di sindacare la valutazione dei docenti, in che modo vorrebbero essere valutati? Perchè le proposte non ci sono, a testimonianza dell’inconsistenza delle polemiche. Vorrebbero delle emoji, ovviamente tutte positive? Vorrebbero dei commenti senza giudizio, così da non urtare la loro ipersensibilità? O vorrebbero semplicemente andare a scuola, seguire le lezioni ma evitare test e interrogazioni, così da non porsi il problema della valutazione? Robe da matti.
La protesta teatrale, l’atto con risonanza nazionale sta affascinando sempre più giovani, disposti a sacrificare un buon voto alla maturità per avere cinque minuti di notorietà su televisioni e giornali. Ma il problema è anche un altro: c’è chi coccola questi studenti, trattandoli come eroi. Parliamo della stampa iper-progressista, ma anche di una buona fetta di politica. In buona sostanza: chi diserta la prova è coraggioso, mentre chi la affronta non è altro che un conformista.
La decisione di Valditara di indicare la bocciatura come soluzione per mettere freno al trend è corretta, con buona pace di tutti quei soloni che gridano allo scandalo denunciando “l’autoritarismo”. Va premiato il merito, non il vittimismo. Altrimenti questi ragazzi saranno irrecuperabili, viziati che non saranno mai in grado di affrontare gli ostacoli della vita, dal lavoro alla sfera privata.
Franco Lodige, 15 luglio 2025
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