Giovedì scorso, durante la puntata di Ore 14 Sera, in questo caso condotta con grande fatica su Rai2 da Milo Infante, c’è stato un duro confronto tra la criminologa Roberta Bruzzone e l’ottima Giada Bocellari, che insieme all’avvocato De Rensis difende Alberto Stasi.
La stessa Bruzzone, a cui lo stesso servizio pubblico ha affidato un programma di approfondimento dallo scorso anno – Nella mente di narciso – , si è resa protagonista di una esposizione delle sue pur legittime convinzioni sul “biondino dagli occhi di ghiaccio” piuttosto imbarazzante, sia per la qualità degli argomenti esposti e sia per l’eccessiva verve del suo eloquio, manifestando una certa aggressività verbale.
In particolare, discutendo sul movente con cui si cercò di far condannare Stasi durante il primo processo, secondo cui la vittima avrebbe scoperto inquietanti immagini pornografiche sul computer del fidanzato, (tesi successivamente caduta dopo una accurata perizia disposta dal giudice di primo grado), la Bruzzone si è scaldata, esprimendo tutta una serie di giudici tranchant.
Giudizi, si badi bene, che la stessa ha candidamente dichiarato di essersi fatta leggendo qua e là i virgolettati riportati sui giornali e su quello che è stato scritto nella definitiva sentenza di condanna.
Questo un suo significativo passaggio: “Qui non si può parlare di parafilia solo perché il tipo di interesse non è specifico su un tema, ma la quantità di materiale pornografico adulto di cui lui è in possesso e i temi di quel materiale fanno ampiamente ipotizzare una dipendenza da contenuti sessuali estremi. Tecnicamente, proprio dal punto di vista dei manuali di psichiatria. Un soggetto che dipende da questo tipo di contenuti, non ne fruisce perché si eccita, ma perché gli servono per dissipare angoscia, frustrazione, tensione psicologica. Quindi l’idea che una persona possa aver ucciso un’altra persona con impeto di rabbia, di vergogna, di frustrazione e poi abbia fruito di questo tipo di contenuti non è anomalo dal punto di vista personologico – in chiave teorica -, perché servono proprio per acquisire lucidità. In via generale, definirei malata una persona così, non so se Stasi sia guarito adesso”.
Ma a questa diagnosi realizzata a distanza ha duramente replicato la Bocellari, contestando in radice le affermazioni della sua interlocutrice e portando a sostegno le cartelle cliniche degli psicologi del carcere, che hanno potuto seguire per tutto questo tempo il condannato, nelle quali viene certificata l’assoluta normalità di Stasi sotto il profilo psico-sessuale. Inoltre, l’avvocata ha sottolineato l’importanza di aver chiarito che la “valutazione (quella della Bruzzone) è fatta su notizie di stampa”.
A questo punto la criminologa ha dato il meglio di se stessa, contrattaccando con la sua ben nota veemenza: “Se questo tipo di materiale (riferendosi alle foto pornografiche trovate sempre sul pc di Stasi) a 24 anni, in questa quantità, è nello sviluppo psicosessuale normalissimo, io rispetto la valutazione del collega, ma non mi sento di condividerla. Alla luce di quello che io ho visto e letto con i miei occhi, ritengo che gli interessi sessuali di Alberto Stasi all’epoca dei fatti fossero abnormi e potessero sostanziare una dipendenza da contenuti pornografici estremi. Non è normale che un ragazzo di 24 anni fruisca di materiale di quel tipo e mai lo sarà, neanche da un punto di vista clinico. Ho visto tutto il contenuto di quei file, è anche difficilmente dimenticabile”.
Quindi, per sintetizzare il Bruzzone pensiero, sebbene Stasi sia stato condannato senza un movente (la sentenza si limita a sottolineare come la dinamica dell’aggressione suggerisca un rapporto di forte intimità tra i due, che potrebbe aver scatenato un “raptus” emotivo non del tutto chiarito) quest’ultima ritiene abnorme che un giovanotto di 24 anni sia attratto dal tema della pornografia online e che ciò manifesterebbe una serie problematica ossessivo-compulsivo. Insomma, di riffa o di raffa, per la Bruzzone il “cattivo” è sempre Stasi.
Una tesi che personalmente mi sembra del tutto campata per aria, soprattutto perché, al di là dei citati, favorevoli riscontri degli psicologi del carcere, anche prima dell’avvento di internet i giovani maschi delle passate generazioni riempivano le sale dei cinema a luci rosse e leggevano con, per così dire, grande interesse fumetti e giornali di natura pornografica. Non per questo il Paese si è poi caratterizzato per un alto numero di maniaci assassini a sfondo sessuale.
Ora, considerando che noi cittadini comuni paghiamo il canone per avere una informazione ragionevolmente corretta ed equilibrata, mi sento di condividere un lapidario giudizio pubblicato su Facebook da Umberto Brindani, direttore di Gente ,in merito alla citata trasmissione: “Quello che è successo stasera a Ore 14 Sera è semplicemente vergognoso. Massima solidarietà a Giada Bocellari e ad Alberto Stasi.” Firmo e sottoscrivo.
Claudio Romiti, 16 novembre 2025
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