Il 28 febbraio 2026 è iniziata un’importante offensiva militare congiunta tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. L’operazione, denominata “Epic Fury”, mira a colpire le infrastrutture strategiche iraniane e ad eliminare i leader del regime, accusati di voler sviluppare un programma nucleare e missilistico a lungo raggio. Tra le vittime si annovera Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, ma anche una buona fetta della leadership iraniana. Qual’è, però, il vero obiettivo americano? Solo fiaccare Teheran e le sue capacità militari, oppure produrre un rovesciamento di regime? Oggi Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha dichiarato che l’operazione potrebbe durare circa quattro-cinque settimane. E ha spiegato che l’operazione avviata sabato era “l’ultima possibilità” per “eliminare” la minaccia rappresentata da Teheran.
Il presidente ha aggiunto che si tratta di una operazione “su larga scala” e che “continuerà” per giorni. “Abbiamo le capacità per andare avanti molto più a lungo”, ha spiegato. “In un’ora abbiamo eliminato la leadership militare, nonostante avessimo previsto di farlo in quattro settimane”. “Il programma missilistico balistico convenzionale del regime stava crescendo rapidamente e in modo esponenziale, e ciò rappresentava una minaccia molto chiara e colossale per l’America e le nostre forze armate di stanza all’estero”, ha detto. “Il regime disponeva già di missili in grado di colpire l’Europa e le nostre basi, sia locali che all’estero, e presto avrebbe avuto missili in grado di raggiungere la nostra splendida America”.
Trump ha chiarito quali sono gli obiettivi dell’operazione. “Innanzitutto, stiamo distruggendo le capacità missilistiche dell’Iran, e lo vediamo accadere ogni ora. E la loro capacità di produrne di nuovi e di ottima qualità”. In secondo luogo, “stiamo annientando la loro marina. Abbiamo già distrutto dieci navi. Sono in fondo al mare”. In terzo luogo, “stiamo facendo in modo che il principale sponsor mondiale del terrorismo non possa mai ottenere un’arma nucleare, non avrà mai un’arma nucleare. L’ho detto fin dall’inizio. Non avranno mai un’arma nucleare. Erano sulla strada per ottenerne una legittimamente attraverso un accordo che è stato firmato in modo sconsiderato dal nostro Paese”. Infine, “stiamo facendo in modo che il regime iraniano non possa continuare ad armare, finanziare e dirigere eserciti terroristici al di fuori dei propri confini”, ha concluso.
In una intervista al New York Post, Trump ha poi aggiunto di non voler escludere l’invio di truppe in Iran. “Non dico come ogni presidente: ‘Non ci saranno uomini sul campò. Dico ‘probabilmente non ne abbiamo bisognò o ‘ci saranno se sono necessari”, ha detto. Sulla stessa linea anche Pete Hegseth, segretario alla Difesa. “Faremo ciò che sarà necessario”, ha dichiarato durante una conferenza stampa: “Non entreremo nel dettaglio di cosa faremo o non faremo”. Non siamo stupidi. E non è necessario mandare lì 200.000 persone e restarci per 20 anni. Abbiamo dimostrato che è possibile raggiungere obiettivi che promuovono gli interessi americani senza essere stupidi”.
Dialogo con i nuovi leader iraniani
Nonostante i bombardamenti, Trump ha aperto al dialogo con i nuovi leader iraniani. Ha dichiarato: “Vogliono parlare, e io ho accettato di parlare.” Tuttavia, ha aggiunto che l’Iran avrebbe dovuto agire prima per evitare il conflitto. Il presidente ha affermato che l’attacco è stato reso necessario dalla riluttanza del regime iraniano a rinunciare alle ambizioni nucleari.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaid, ha indicato un’apertura dell’Iran verso iniziative di “de-escalation.” Questo segnale arriva in un momento di crescente pressione internazionale per una risoluzione pacifica.
Durante gli attacchi, diversi leader iraniani, tra cui alti funzionari dei Pasdaran e delle forze armate, sono stati eliminati. Gli Stati Uniti hanno confermato che quattro cittadini americani sono stati uccisi e cinque feriti nelle prime giornate del conflitto. Trump ha ammesso: “Sfortunatamente, lo aspettavamo, e potrebbe accadere ancora”.
Attacchi aerei e missilistici hanno colpito Gerusalemme, dove sette persone sono state ferite, di cui una in gravi condizioni. Le autorità israeliane hanno riferito di aver intercettato numerosi missili lanciati dall’Iran verso il loro territorio.
Le reazioni internazionali
Nel contesto internazionale, il conflitto ha suscitato reazioni contrastanti. Il premier britannico Keir Starmer ha autorizzato l’uso delle basi militari del Regno Unito per supportare gli attacchi statunitensi, ma ha escluso un intervento diretto. Francia, Germania e Regno Unito hanno dichiarato la propria disponibilità a intraprendere azioni difensive per tutelare gli alleati nel Golfo Persico.
La Cina ha criticato duramente l’uccisione di Khamenei, definendola “inaccettabile” e condannando il cambio di regime forzato. Inoltre, la guerra ha alimentato tensioni tra gli Stati Uniti e i principali suoi rivali, Russia e Cina, aggiungendo complessità al quadro geopolitico internazionale.
Le sfide per Trump
All’interno degli Stati Uniti, il conflitto sta creando difficoltà politiche per l’amministrazione Trump. I democratici hanno criticato l’operazione, definendola “illegale e pericolosa,” e hanno proposto una risoluzione del Congresso per limitare i poteri di guerra della Casa Bianca. Gavin Newsom, governatore della California, ha chiesto: “Qual è l’interesse americano in questa guerra?” Secondo un sondaggio Reuters-Ipsos, solo il 27% degli americani approva i bombardamenti contro l’Iran. La base elettorale Maga, che ha sostenuto le promesse di Trump di evitare “guerre senza fine,” sembra ora divisa sul nuovo intervento militare.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra
Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


