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“Non lo rimpiangeremo”. Caos a Repubblica per la cessione

Il comunicato del Cdr diventa un attacco a Elkann per la scelta di comunicare il passaggio durante l'esito del referendum

Repubblica caos Immagine generata da AI tramite DALL-E di OpenAI
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Dopo mesi di indiscrezioni e trattative sotterranee, la cessione del gruppo editoriale Gedi da parte di Exor al gruppo greco Antenna Group è diventata ufficiale. Ma l’annuncio, arrivato nelle ore più calde del racconto politico sul referendum sulla giustizia, ha provocato una reazione durissima all’interno della redazione di la Repubblica.

Il Comitato di redazione (Cdr) non usa mezzi termini e denuncia innanzitutto tempi e modalità dell’operazione:
«Dopo una lunghissima gestazione, durata oltre nove mesi, Exor comunica la cessione del Gruppo Gedi ad Antenna Group proprio nelle ore in cui i giornalisti sono impegnati nel lavoro per raccontare la vittoria del No al referendum, momento assai importante per l’Italia intera e per il nostro giornale». Una scelta, secondo i giornalisti, tutt’altro che casuale e percepita come uno sgarbo istituzionale: «Scegliere un giorno del genere è la finale mancanza di rispetto verso il giornale e la sua storia dell’ormai ex editore di Repubblica. Non lo rimpiangeremo affatto».

Il passaggio di proprietà segna così la fine dell’era Elkann nel gruppo Gedi, ma per la redazione il bilancio è pesante. Il Cdr accusa apertamente l’editore uscente di aver progressivamente indebolito il gruppo:
«Dopo aver smembrato e venduto pezzo a pezzo uno storico gruppo editoriale, l’addio di John Elkann a Gedi avviene quindi nel peggiore dei modi». Il punto più critico riguarda però il futuro occupazionale e l’assetto editoriale. Nel comunicato si sottolinea come l’accordo di vendita non includa garanzie ritenute fondamentali:
«Senza tenere in alcun conto nel contratto di compravendita le richieste di garanzie occupazionali per tutte le lavoratrici e i lavoratori, di perimetro e di rispetto dell’indipendenza e della collocazione del giornale per cui la redazione di Repubblica continuerà a battersi ricorrendo a qualsiasi strumento di lotta».

Un passaggio che lascia intendere un clima già teso e potenzialmente destinato a irrigidirsi nei prossimi mesi, soprattutto alla luce del cambio di proprietà. Il Cdr, tuttavia, apre anche un fronte nei confronti del nuovo editore, rilanciando subito le proprie richieste: «Una richiesta di garanzie che adesso riproporremo per intero al nuovo editore augurandoci che le belle intenzioni di sviluppo del gruppo Gedi ribadite nella prima nota stampa trovino realizzazione nel pieno rispetto dei livelli occupazionali, delle realtà delle redazioni locali, della storia di questo giornale».

La vendita di Gedi apre dunque una nuova fase per uno dei principali gruppi editoriali italiani, ma lo fa in un clima di forte tensione interna.

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