Giustizia

Non sapremo più se l’indagato è immigrato: “Vietato indicare la nazionalità nei comunicati”

La svolta della Procura generale di Perugia. Critiche dalla Lega: "Si parla del diritto dei cittadini a ricevere un'informazione completa"

immigrato fermato
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Nessuno urlerà alla censura, stavolta. Però la decisione della Procura generale della Repubblica presso la Corte di appello di Perugia è di quelle che dovrebbero far gridare vendetta. Da adesso in poi, infatti, nei comunicati che verranno diffusi dalla Procura non verrà più indicata la nazionalità di chi ha commesso un reato o di chi è indagato.

A dare notizia delle nuove linee guida è stato Perugia Today, che ha avuto accesso ai documenti inviati ai presidenti degli Ordini degli avvocati di Perugia, Terni e Spoleto. Non si sono inventati nulla dal nulla. Il documento infatti prende spunto dagli “Aggiornamenti delle linee-guida per l’organizzazione degli uffici giudiziari ai fini di una corretta comunicazione istituzionale” approvati dal Consiglio superiore della magistratura. Passi il fatto che la comunicazione “deve essere improntata a oggettività, sobrietà e impersonalità, nel rigoroso rispetto della presunzione di non colpevolezza e della dignità delle persone coinvolte”. Sacrosanto. Ovviamente poi “le informazioni diffuse devono essere limitate allo stretto necessario, proporzionate all’interesse pubblico e formulate con un linguaggio neutro, evitando qualsiasi forma di enfatizzazione o anticipazione di responsabilità”. Giustissimo. A gestire la comunicazione sarà il Procuratore della Repubblica, salvo eventuali deleghe. Inoltre potranno essere fatte “solo le comunicazioni iniziali, da effettuare solo in presenza di concreto interesse pubblico”; poi quelle “reattive, finalizzate a correggere notizie inesatte”; e infine “le comunicazioni di aggiornamento, da predisporre qualora l’evoluzione del procedimento lo richieda”. Benissimo.

È anche intelligente evitare che le conferenze stampa diventino motivo per “sponsorizzare” l’azione di questo o di quel procuratore. Devono essere eccezionali e solo con una specifica motivazione. Banditi poi i rapporti privilegiati solo con alcuni giornalisti, per garantire parità di accesso alle informazioni. E ogni comunicazione dovrà essere archiviata in una speciale cartella condivisa dove far confluire tutti i comunicati stampa del Procuratore, della polizia giudiziaria, nonché eventuali provvedimenti di diniego dei comunicati stampa stessi.

E qui arriviamo al punto. È un passo in avanti il fatto che in caso di arresti o sequestri, prima che il giudice convalidi il fermo, “l’informazione deve essere estremamente sobria, limitata alla mera indicazione dell’avvenuto arresto o sequestro e accompagnata dalla precisazione del carattere provvisorio della stessa, al fine di evitare qualsiasi condizionamento della decisione del giudice competente”. Però, e qui ci sia permessa una critica, sarà anche vietato indicare la nazionalità dell’indagato “salvo che ciò risulti strettamente indispensabile per specifiche e motivate ragioni di interesse pubblico”. Insomma: non saranno più giornali, e quindi l’opinione pubblica, a decidere se la nazionalità dell’arrestato sia di interesse pubblico. Lo deciderà il magistrato di turno. Il che non è questione di secondo piano, visto che l’immigrazione – le sue regole e gli effetti che ha sulla società – sono al centro del dibattito pubblico. E lo saranno soprattutto in vista delle prossime elezioni.

“Pur nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura – attacca la Lega con Riccardo Augusto Marchetti -, riteniamo che una scelta di questo tipo riduca il livello di trasparenza dell’informazione istituzionale su un tema delicato come quello della sicurezza. La presunzione di innocenza è un principio costituzionale che nessuno mette in discussione e che deve valere per chiunque. Ma qui non si parla di colpevolezza. Si parla del diritto dei cittadini a ricevere un’informazione completa. La nazionalità è un dato oggettivo e ometterla sistematicamente dai comunicati istituzionali non cambia la realtà: riduce semplicemente il livello di trasparenza con cui quella realtà viene raccontata”.

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