Esteri

“Non sarà in streaming”. Trump cambia i piani: come verrà giustiziato il terrorista Hasan

L'annuncio del presidente Usa dopo le polemiche per la proposta: la sentenza verrà eseguita il prossimo 3 dicembre 2026 a Fort Hood, in Texas

Donald Trump cambia idea. Il killer di Fort Hood sarà giustiziato davanti a un plotone di esecuzione, come previsto. Ma la sua morte non diventerà uno spettacolo da trasmettere in diretta su Internet. Dopo giorni di polemiche e critiche arrivate persino dal suo stesso partito, il presidente americano ha deciso di fermare il piano annunciato dal Pentagono. La condanna resta. Le telecamere, invece, si spengono.

Il protagonista della vicenda è Nidal Malik Hasan, ex maggiore e psichiatra dell’esercito americano che il 5 novembre 2009 aprì il fuoco nella base militare di Fort Hood, in Texas, uccidendo 13 persone e ferendone altre 32. Nel 2013 venne condannato a morte da un tribunale militare. La sua esecuzione è fissata per il prossimo 3 dicembre 2026, proprio nella base dove commise la strage.

Il dietrofront di Trump

La decisione arriva dopo che il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, aveva annunciato l’intenzione di rendere pubblica l’esecuzione. Non soltanto consentire ad alcuni testimoni di assistervi, ma trasmettere la fucilazione in streaming, rendendola visibile potenzialmente a milioni di persone. L’obiettivo dichiarato era quello di lanciare un messaggio ai terroristi: chi commette atrocità contro gli americani deve sapere quali conseguenze lo aspettano. Una scelta che Trump aveva inizialmente sostenuto, salvo poi ripensarci. Nel suo messaggio pubblicato su Truth Social, il presidente ha spiegato che la trasmissione avrebbe potuto rappresentare un forte deterrente, ma ha riconosciuto che molte persone, anche animate dalle migliori intenzioni, preferirebbero non assistere alla morte di un condannato. Hasan sarà quindi fucilato, ma l’esecuzione non sarà trasmessa. I familiari più stretti delle vittime potranno assistervi di persona, se lo desiderano.

Le critiche arrivate anche dai repubblicani

A rendere politicamente complicata la decisione di Hegseth non erano state soltanto le proteste delle organizzazioni contrarie alla pena di morte. Le perplessità erano emerse anche all’interno dello schieramento repubblicano. Il vicepresidente JD Vance aveva fatto sapere che non avrebbe guardato la trasmissione. Lo speaker della Camera, Mike Johnson, aveva invece richiamato l’attenzione su un rischio preciso: le immagini dell’esecuzione avrebbero potuto trasformarsi in uno strumento di propaganda e reclutamento per organizzazioni terroristiche. Anche l’opinione pubblica appariva contraria. Secondo un sondaggio Washington Post-ABC News-Ipsos, l’80% degli americani si opponeva alla diretta streaming, mentre il 53% sosteneva l’esecuzione mediante fucilazione. Due questioni, evidentemente, considerate differenti da una parte consistente degli intervistati.

Un’esecuzione destinata a entrare nella storia

Il caso resta comunque eccezionale. L’ultima esecuzione effettuata dalle forze armate americane risale al 1961, mentre per ritrovare una fucilazione militare bisogna tornare al 1945. La decisione iniziale del Pentagono avrebbe inoltre introdotto un precedente senza eguali nella storia contemporanea americana: una pena capitale eseguita dall’esercito e trasmessa in diretta a un pubblico potenzialmente mondiale.

Il dietrofront di Trump chiude, almeno per il momento, la controversia sulla trasmissione. Ma non cambia il destino di Hasan, salvo eventuali sviluppi giudiziari.

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