
La città dei grattacieli, di Wall Street e di Gordon Gekko potrebbe presto finire nelle mani di un socialista trentatreenne che, in altri tempi, sarebbe stato preso in giro perfino da Che Guevara. Zohran Mamdani, deputato locale sconosciuto fino a qualche tempo fa, ha vinto le primarie democratiche per la carica di sindaco di New York, battendo niente meno che Andrew Cuomo, ora candidato da indipendente e sostenuto persino da Donald Trump. Già questo dice tutto: il progressismo da salotto dell’establishment Dem è stato travolto dal progressismo da megafono di TikTok. Mamdani, musulmano, nato in Uganda da genitori indiani, è diventato l’idolo della sinistra radicale americana. A sostenerlo, ovviamente, i soliti nomi: Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders, la coppia che sogna un’America con la bandiera arcobaleno piantata a Brooklyn.
Nel programma di Mamdani non manca niente: tasse ai ricchi, affitti congelati, autobus e asili gratis per i bimbi fino a 6 anni, supermercati comunali e salario minimo a 30 dollari l’ora entro il 2030. Tutto gratis, naturalmente. Anzi, no: tutto a spese di qualcun altro. Sì perché l’intuizione per consentire tutto ciò è l’aumento delle imposte dell’1 per cento per i più abbienti e dell’11,5 per cento per le aziende. Per lui la polizia va “smantellata” (ma solo dopo aver tolto i fondi, perché lo smantellamento costa). E per la sicurezza, probabilmente, si affiderebbe alla “forza della comunità” e alle carezze collettive. Non mancano i capitoli dedicati alla nuova religione woke: un ufficio municipale per la comunità arcobaleno e ben 65 milioni di dollari in “cure che affermano il genere”. Perché a New York puoi non avere un tetto, ma guai se non ti chiamano con il pronome giusto.
Le posizioni di Mamdani sono estremiste, molto più radicali di quelle tradizionali dei democratici. Non a caso anche Israele ha espresso le proprie preoccupazioni. Il console generale a New York Ofir Akunis ha attaccato il candidato dem, che rappresenterebbe un “chiaro e immediato pericolo per la comunità ebraica”. Nel mirino il suo sostegno alle manifestazioni pro Pal in città, dove non sono mancati veri e propri atti antisemiti. Come riporta Haaretz, per Akunis l’elezione di Mamdani rappresenterebbe una “minaccia chiara e immediata per le istituzioni ebraiche e le sinagoghe, la maggior parte delle quali sono sorvegliate dal Dipartimento di Polizia di New York”.
E attenzione anche “all’eredità social”, enorme risorsa ma pure grosso pericolo politico. Come ricordato dal Giornale, Mamdani è anche un rapper dilettante. Nel 2017, con il nome d’arte Mr. Cardamom, pubblicò una canzone in cui dichiarava il suo “amore per gli Holy Land Five” — un gruppo di benefattori, sì, ma di Hamas. E già questo basterebbe a spiegare perché il Dipartimento di Stato non lo abbia ancora invitato a cena. Ma non è tutto. In un vecchio tweet, Mamdani si domandava se l’Fbi avesse avuto “il diritto” di sorvegliare Anwar Al Awlaki, un imam affiliato ad Al Qaeda. In un podcast, ancora, spiegava che “un passo verso la casa per tutti” potrebbe essere l’abolizione della proprietà privata. Stile Ilaria Salis. E in un altro momento di ispirazione, ricordato dal Washington Free Beacon, dichiarava che la polizia non dovrebbe intervenire nei casi di “violenza domestica”. Insomma, l’uomo perfetto per trasformare New York in un esperimento sociale di fine civiltà. Tra i post riscoperti da Fox News, anche una foto del giovane Zohran mentre mostra il dito medio a una statua di Cristoforo Colombo. Non male, per uno che vorrebbe diventare sindaco di una città chiamata New York proprio grazie a quella scoperta.
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C’è una sottile ironia in tutto questo. La capitale finanziaria del mondo, quella che ha fatto del dollaro la sua religione e della speculazione il suo sport nazionale, rischia di eleggere un sindaco che sogna di abolire la proprietà privata. È come se il Vaticano scegliesse un ateo come Papa. Eppure, il fenomeno Mamdani dice molto del mondo progressista di oggi: un misto di buone intenzioni, rancore ideologico e ignoranza economica, servito con linguaggio inclusivo e musica trap. Un cocktail irresistibile per i giovani cresciuti a Instagram e sensi di colpa.
Mentre i moderati discutono e i conservatori si indignano, Mamdani ringrazia gli algoritmi. Ha capito che nel 2025 non serve più la rivoluzione, basta un post virale. E così, mentre la vecchia New York si difende dietro le vetrine di Wall Street, il nuovo profeta woke si prepara a insediarsi a City Hall…
Franco Lodige, 4 novembre 2025
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