Viviamo in tempi maledetti, tempi di gossip omogeneizzante che è diverso dallo scandalismo in cui siamo cresciuti, gli scandali dei vippi servivano a riempire rotocalchi e cene noiose ma alla fine restavano cosa loro, giusta una morale un po’ servile e un po’ fatale, ma rilassante: insomma, saranno anche affaracci divini, nel senso dei divi, tanto lo sappiamo che quelli fanno così, potuit, fecit, alla Duns Scoto. Ma invece col gossip non c’è scampo perché il gossip siamo noi. Tutti. Nessuno escluso. Un brutto giorno la pubblicità ci convinse che eravamo tutti vip e – potuit, fecit – noi ci abbiamo creduto, abbiamo cominciato a scimmiottare gli artisti che non siamo e si sa le scimmie indulgono al peccato, ci provano un gusto pazzo e staccata la mela chi la riattacca più?
La televisione ha capito presto l’antifona, se n’è nutrita, gonfiata come la rana di Esopo ma a differenza di quella lei non scoppia mai e se pure scoppia rimette subito insieme i pezzi, tipo Fenice, e ricomincia; e noi, tutti a sbavare per entrarci, dando il peggio di noi. Sicché non c’è gran differenza tra vippi e pippe, tutti un po’ degli uni e un po’ degli altri, una inflazione di vippi pipponi, a un soldo la dozzina, uno anche vicino a casa tua. Oggi cantanti, attori, creativi sono di una banalità efferata e proprio per questo a chi li imita basta esibirsi sui social come maestri di culinaria. E adesso il nostro pane quotidiano è il gossip, velenoso, stupido, ammorbante petteg/olezzo. Ci dicono, a proposito, ci sfidano certi fantasmi da social: eh, tu però non parli di Signorini, “il padrone non te lo permette”. Chi sarebbe il mio padrone, compagni? E poi io che dovrei dire?
Ma sì, forse, “ci penserà la magistratura a stabilirlo, la magistratura nella quale riponiamo la massima fiducia” come dicono quelli che sono colpevolissimi e lo sanno, perché gl’innocenti hanno imparato a diffidarne. L’occasione fa l’uomo ladro e il divo laido, c’è un libro scandalistico, anzi ce ne sono diversi, uno è Hollywood Babylon, l’altro, gemello, Rock and Roll Babylon, dove, se riuscite a trovarli, sono vecchi, sono destampati, potete inorridirvi gioisamente: niente di quello che vedete sentite invidiate è inedito, tutto ampiamente sperimentato dai tempi di Babilonia. L’uomo non cambia, appena “potuit” si butta via e ci prova un porco gusto porno a raccontarlo. Si vanta della sua miseria, ci si stordisce. Solo che oggi il nostro ossido di carbonio ha un nome accattivante, si pronuncia gossip, lo respiriamo tutti e ci rincoglionisce: non riusciamo più a ristabilire le proporzioni del nostro sconcerto e, d’altra parte, riscopriamo pruderie e perbenismi dimenticati.
Non è, come dicono i cretini che credono di saperla lunga, la distrazione di massa, non si parla di quest’ per non parlare d’altro, tanto si parla di tutto, no: è che, se ci fate caso, qualsiasi cosa degenera in gossip, si parli di salute, di cronaca, finanza, cultura: qualsiasi atto, fatto, nefandezza rifluisce nella schiuma dei giorni più sciocchi, un fiume di parole vane ma infantili, ammorbanti, penose, dal retrogusto sconcio. Altro che sessomatto, qui nessuno scopa più perché tutti si drogano pippando le presunte evoluzioni dei vippi. Siamo dei voyeur che non osano più dire “dai su sbattiamoci, tanto per conoscerci di più…”: al massimo, conoscerli; ma è uno scherzo pessimo. Il gossip pruriginoso serve a far fuori qualcuno, a regolare i conti, è figlio, anche, molto, delle porcate chiamate metoo, in Italia senonoraquando, che dobbiamo sempre riciclare un po’ alla matriciana (o alla puttanesca), è servito a farne fuori tanti, alcuni magari reprobi, come Weinstein e il pedofilo Epstein, saranno le desinenze, comunque grandi amici dei moralisti dem.
Altri in ruolo di vittime sacrificali come quel cristo fottuto di Kevin Spacey, accusato da legioni di maschioni, e poi come finisce? Con la riabilitazione sterile, perché tanto lo hanno distrutto, perché chi doveva pagare non paga, perché chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato, e sappiamo tutti che cosa. Spacey alla fine era innocente per la legge, ma nessuno lo risarcirà. E ha perso tutto, gli è stato portato via tutto, non solo la carriera, tutto, la faccia, la dignità, la salute, l’umanità. Tutto. Occhio, ne abbiamo un altro: un tale Brian King Joseph, violinista trombato, sostiene, da Will Smith. Vero? Falso? Un po’ e un po’? Dalla storia così come la racconta la presuntissima vittima non si capisce niente, la solita faccenda di rapporti speciali, amicali, ravvicinati, che poi forse degenerano, bigliettini e cuoricini, cuoricini, test dell’Aids e molestie, non è chiaro se consumate, percepite, sognate.
Se capiss nagott, come dicono a Milàn, però qualcosa si capisce: questo tal Brian King eccetera, nessuno lo sospettava e adesso tutti ne parlano – ne parliamo – per ripetere ciò che vuole lui: che ci ha perso un sacco di soldi (come mai?), che ci ha lo stress post traumatico (da cosa?), che ha fatto causa, che è stato segato, non è chiaro se in senso metaforico o analitico. Allora: tutto è possibile, e non è detto reale; sarebbero appunto c…. loro, ma quei c…. stanno facendo il giro del mondo; non si parla più d’altro, e sarebbe da capire a chi viene davvero lo stress post traumatico, posto che questa roba è maledettamente seria, capita a quelli che tornano dalla guerra, dal cancro, dai tunnel di Hamas e non passa con un reality. Fatto sta che nell’inflazione di molestie stressanti, perché ormai non c’è uno/una che ne faccia a meno, dai tronisti di Signorini a Vasco Rossi, dalle caste susanne abbonate ad ammmucchiate centenarie, a certi figuri che mangiano neonati a colazione, perché insomma fa curriculum, due son le cose se vuoi passare avanti, una le molestie, l’altra la depressione, ecco, nella svalutazione di tutte ‘ste “problematiche” ciò che ci preme annotare non è chi nel gossipone di turno abbia dato e chi avuto, ma che la grancassa morbosa è partita a carica di bisonte e quando poi si ferma restan solo macerie.
Ora, noi non sapremmo, e meno ce ne cale, se anche il buon Will Smith abbia attitudini inclusive, se il violinista trombato sia stato un po’ troppo incluso, inglobato o se lo sia cercato, però, ecco, sommessamente inviteremmo ad aspettare un momentino prima di seppellire il divo ancora vivo sotto la nefandezza: non abbiamo bisogno di nuovi Spacey, ci fa molto più schifo come è stato trattato il protagonista di House of cards che le sue presunte gesta, e ci fa ancora più senso che la casa di carta sia infine crollata lasciando solo lui sotto le macerie. Per cui, lettore gossipparo, e anche cronista gossipparo, fa’ ‘na cosa, fai come Einstein, che ai soliti sospetti e pure tanti, preferiva sens’altro la fisica dei quanti. Cantava Renato Zero nel 1979 (versione censurata): “Carta straccia, dov’è la tua faccia, nero inchiostro, il mostro in prima pagina vuoi, se mai lo inventerai. Sensazionale, un negro omosessuale…”. Oggi la carta non c’è quasi più, ma stracci di noi volano più che mai nella Rete impalpabile.
Max Del Papa, 3 gennaio 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


