Dopo nove mesi di politica sussultoria e ondulatoria, è arrivato il momento della domanda più preoccupante: Trump è intelligente? Per dire: sa quello che fa? La sintesi della sua nuova stagione alla Casa Bianca sta tutta in una foto, ma devastante: la stretta di mano fra Xi e Modi. Non succedeva da sei anni e quei due hanno dietro circa la metà della popolazione mondiale; se ci aggiungi la Russia, se ci metti l’altra decina di Paesi satelliti confluiti nel vertice di Shanghai, lo SCO, se ci aggiungi il Brasile, quella proporzione risulta quasi quasi colmata. E adesso che succede? D’accordo, l’India resta maggiore partner commerciale degli Stati Uniti, il suo migliore mercato di esportazioni, ma il Trump dai dazi schizoidi lo risospinge tra le braccia della superpotenza antagonista, che sostiene e controlla Putin: quest’ultimo sta facendo la stessa cosa di Netanyahu, ma non patisce un centesimo della disistima globale che fulmina l’altro.
La propaganda occidentale, europea insiste, da anni, su uno zar isolato, ma non è isolato per niente. Dovrebbe finire in galera per crimini umanitari? Lui gira per vertici, per abbracci e nessuno lo cerca. Sembra più isolato il presidente heavy metal, e il fatto che l’America basti apparentemente a se stessa, che si voti all’autoisolazionismo, come dice il politologo Bremmer, è solo una formula elegante per non dire che la realtà è quella che è in una situazione per cui tutti hanno in pancia, e mantengono, i debiti di tutti, la finanza aggrovigliata e inestricabile che decide le crisi e decide le guerre. L’America di Trump crede di bastare a se stessa e al mondo, ma al vertice di Tianjin si decidono rapporti economici squilibrati su Pechino, si muove un “Grande Sud” che fa girare un quarto del Pil globale. Così che Putin, vassallo di Xi, può dire: siamo noi la maggioranza. E rivendicano, o millantano, o minacciano, un nuovo assetto planetario fondato sulle autocrazie, sulle dittature e non basta stracciarsi le vesti: il mondo ghermito dai “Paesi canaglia”? Come vi pare, ma il mondo è gestito dalla finanza e la finanza non distingue, è canaglia per sua natura e allo stesso modo ecumenica.
Un nuovo assetto appare, per il momento, ancora improbabile, ma non così tanto e comunque occorre chiedersi, subito di che tipo: con anche l’Iran teocratico in pancia? Poi si potrà dire che la coesistenza dei diversamente democratici, per non dire contrari alle democrazie liberali, non può riuscire, che è esplosiva, che gli assolutismi finiscono per collidere, che uno finisce per divorare tutti gli altri: e questa terrificante prospettiva dovrebbe consolarci, a noi occidentali imbelli? Xi, Putin, Erdogan, Khamenei (che comanda su Pezeshkian), lo stesso Lula non sembrano esempi illuminati, incoraggianti. Ma i leader europei (che spesso li avrebbero voluti imbarcare) danno più garanzie? A livello centrale la Ue si è dimostrata un falanesterio orrorifico e la sua tenutaria, la Ursula dei vaccini e dei cannoni, si appresta a sloggiare, travolta dalla propria opacità, ambiguità e incapacità; sotto di lei, una pletora di manutengoli, corrotti, inetti. A livello di singoli Stati, l’Europa tradisce una carenza di leadership che ha del grottesco: Merz è un capoccione irresoluto, Macron governa con la presunzione degli immaturi, Starmer è tutto fuorché un leader e per giunta democratico, Sanchez guida un’accozzaglia di ladri tenuti insieme solo dal portere e dalla corruzione. Tutti hanno enormi problemi di tenuta ad ogni livello. Le nazioni da solo amministrate sono spappolate, hanno problemi di coesione e di identità.
Si capisce che Trump li tratti a pesci in faccia, che ostenti comprensione e, perché no, stima verso la sola Meloni, che tuttavia sta ancora imparando, che non può avere il peso politico che serve. Ma a questo punto a far paura, come la fanno i matti, sono le uscite fuori controllo del capo della Casa Bianca, uno che si muove come se non dovesse rendere conto di niente a nessuno: nemmeno a se stesso. I risultati di Trump finora sono peggio che scarsi, sono nulli. Ha promosso tregue, paci che non poteva gestire, e il risultato è che in Medio Oriente e in Ucraina si bombarda, si distrugge più di prima. Ha terremotato i rapporti interni, con tutte le istituzioni, coi grandi sponsor come Musk. Ha sprezzato l’Europa nel suo complesso. Si è fidato di Putin, coi risultati che il mondo constata. Ha irritato l’India, che si è rivolta alla Cina, così che non gli è rimasto che adottare il Pakistan. Addirittura. C’è chi ama il decisionismo industriale di Trump, ma è un decisionismo che non decide niente, che distrugge e basta. C’è chi dice: lui sa quello che sta facendo, ma poi non sa spiegarlo, appena qualcuno azzarda una analisi della strategia trumpiana subito se ne pente di fronte all’ennesimo capovolgimento, ad una nuova smentita. Come in quella vignetta di Osio: “So’ passate 48 ore, me posso contraddì n’artra vorta”.
Il risultato è lo SCO, coltivato da Xi con pazienza cinese; è Putin che si muove da vassallo sa Shangai, ma un vassallo con pieni poteri, usato, puntato contro l’Occidente. Bremmer dice l’ovvio e lo dice con la rassegnazione di chi dice l’ovvio: “Il Cremlino dimostra all’Occidente di non essere isolato”. No, non è uscire dall’impasse come la vede l’analista Rachman, è qualcosa di diverso e di più, di peggio: è la conferma della progressiva evaporazione dell’Europa dipendente in tutto e per tutto dal resto del pianeta, un’Europa cresciuta sotto l’ombrello americano ma che oggi la cosiddetta imprevedibilità di Trump fa sentire abbandonata come un cane randagio sotto il temporale. Ma il cane sa cercare riparo, l’Europa no. Anche perché di rifugi non ce n’è più, ci sono solo trappole, gabbie. Vannacci sarà anche un parà rozzo, un provocatore, ma dice il vero quando ironizza sull’esercito europeo laccato al gaypride: il risultato è che la Baronessa vuole insegnare ai bambini delle scuole a pilotare i droni di guerra. Siamo oltre la distopia, siamo all’orrore della demenza.
Max Del Papa, 1° settembre 2025
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