Cultura, tv e spettacoli

Oltre Ozzy Osbourne il nulla: la nuova musica è morta

Ogni stagione artistica rispecchia la società in cui si manifesta. E oggi le canzoni sono il trionfo della superficialità

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La recente scomparsa di Ozzy Osbourne impone una riflessione su quanti grandi cantanti e musicisti se ne stiano piano piano andando, e quanto il ricambio musicale sia scarso e di basso livello, sul piano umano ed artistico.

La musica è il riflesso della società, e quella attuale ne rispecchia la profonda superficialità, in primis in Italia. La sensibilità musicale odierna non produce più una canzone che verrà ricordata tra 20 anni, o magari anche più. Viviamo in un Paese popolato da pseudo cantanti. Non esiste più l’arte musicale. Ci sono testi volgari o banali, se non addirittura violenti, animati da voci mediocri attraverso l’”autotune”. In pratica abbiamo “cantanti”… che non sanno cantare! Non voglio sembrare presuntuoso e generalizzare, tantomeno negare che a volte un po’ di leggerezza e di novità nella musica sia produttiva.

Il reale problema è che oggi esiste solo questa mediocrità, solamente questo appiattimento emotivo, umano ed artistico. In Italia si investe sempre meno nella musica, a partire dalle scuole fino ad arrivare ai nostri conservatori, che sono pieni di talenti. Ad oggi in Italia non si punta più sui veri cantanti, sui musicisti di valore; si è tesi a cercare e creare dei personaggi stravaganti, dei “soggetti” che possano trovare terreno fertile in una società alla deriva.

Le band e gli artisti italiani e di tutto il mondo, in passato, hanno rappresentato dei veri e propri modelli artistici e valoriali per diverse generazioni. Raccontavano delle storie di vita vere, in cui era possibile riconoscersi. Nella musica c’erano una “eleganza” e un’umanità diverse. Penso a band come i Linkin Park, i Beatles, i Depeche Mode, i Nirvana, tanto per citarne alcune, che hanno rappresentato un rifugio musicale autentico e di alto livello per milioni di persone. Oggi invece Sanremo è diventato il festival della mediocrità musicale e del politicamente corretto. In Italia bande di “ragazzini” vengono arruolate tramite produttori e programmi televisivi e fatti diventare dei veri e propri fenomeni della mediocrità. Illusi sia loro, che chi li ascolta. C’è una mancanza di decenza che noto in tante e tanti cantanti; una crescente spettacolarizzazione del corpo, del denaro e un’esaltazione di valori nocivi per i ragazzi. Una propaganda di genere “fluida”, politicamente corretta, ideologica. In poche parole, banale. È davvero questo che ci meritiamo?

Flavio Maria Coticoni, 29 luglio 2025

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