Omofobia a Palermo, la menzogna della sinistra

13.4k 33
generica_porro_1200_3

Due omosessuali torinesi aggrediti a Palermo e subito il coro: ci vuole la legge Zan, non si può più aspettare. La puzza di propaganda è forte, ma una propaganda scentrata, sbagliata: le leggi, è stato ripetuto mille volte, ci sono, ridondanti, esuberanti, nessun Paese ha tante leggi come da noi e la metà confligge con altre leggi. L’idea che per reprimere un comportamento deviante serva e basti una legge, ad onta di altre leggi che già lo sanzionano, è da libro dei sogni o da manicomio o da strumentalizzazione politica: pochi anni fa il premier Renzi varò la legge, invocata a gran voce, contro l’omicidio stradale con tanto di corona di bambini, un scena un po’ da regime coreano. Il risultato è che un anno dopo gli omicidi stradali erano cresciuti e il tasso di impunità pure, al che l’ex prefetto Achille Serra si arrese: “Constatiamo che la misura non ha sortito gli effetti sperati”. Cosa fa pensare ai gay e ai tutori delle minoranze che con la legge Zan sarebbe diverso?

Perché non serve il ddl Zan

Guardare il dito anziché la luna. Magari sarebbe il caso di chiedersi perché a Palermo, feudo del sindaco populista Leoluca Orlando, che vuole accogliere tutti i migranti del mondo, succedano ancora barbarie del genere; però non si può, altrimenti si passa subito in fama di razzisti. Ma a Palermo, poche ore dopo l’aggressione ai due giovani, hanno fatto fuori uno, figlio di un mafioso pregiudicato, e poi un altro, un farmacista di 58 anni, è volato dalla finestra in circostanze così misteriose che la polizia, non fidandosi dell’incidente, s’è messa a indagare. “Ah, tu ce l’hai con i palermitani, forse che altrove la situazione è diversa?”. Signori, stiamo ai fatti: l’intolleranza c’è ma non è uguale dappertutto, ci sono sacche di pregiudizio, di virilismo presociale che nessuna legge liberticida può risolvere. Tutt’altro. Perché in certi posti le barriere di civiltà, di rispetto non funzionano o funzionano a fatica? Cosa c’è da fare lì?

Le storture della magistratura

Dicono le due vittime: “La legge Zan è solo l’inizio”. Solo l’inizio? Ma l’hanno letta? Sanno che non tutela niente che non sia già tutelato e invece impone una dittatura del pensiero e della propaganda che finisce per inasprire anzitutto gli stupidi e i violenti? Le leggi ci sono già, se non vengono rispettate, se non fanno paura a nessuno, forse è per il senso di impunità che si impone su qualsiasi norma, per una magistratura troppo elastica o compassionevole quando non apertamente schierata. Che dovrebbe dire quella donna violentata a Milano da un egiziano che non ha fatto un solo minuto di galera, è stato rimandato a caccia di altre prede “perché quella è la sua cultura”, come da sentenza? O l’altra, stuprata a Roma dopo da un altro egiziano che ha spiegato: “Aveva le gambe scoperte e chiunque avrebbe fatto come me”. Poi ha aggiunto, tutto fiero: sapete, ero anche fatto. Anche in questo caso il giudice sembra avere compreso. E la terza, ancora a Milano, in piazza Gae Aluenti, rovinata da uno che intanto le ringhiava “io sono egiziano, non ho sentimenti” e il gup gli applica il rito abbreviato e lo libera considerando che “è incensurato ed è pentito”. Ad onta dei quintali di casi, di norme, di retorica contro la violenza sulla donne.


Davvero una legge voluta dal Pd per disperati motivi elettorali e da certi attivisti e promotori per ragioni di cassetta farebbe per incanto sparire l’inciviltà contro i gay? In Italia, per ogni situazione la morale è identica: ci vuole una legge. Più la repubblica è corrotta e più leggi ci sono, dicevano gli antichi romani. Volendo significare non che le leggi sono conseguenza della corruzione ma il contrario, che la stessa corruzione è quasi sempre conseguenza del proliferare legalistico. Ma stiamo allegri, il ministro Brunetta ha appena annunciato una nuova infornata di dipendenti pubblici, tanto per muovere guerra all’ipertrofia burocratica imperante.

Max Del Papa, 1 giugno 2021

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version