
Bisogna saper perdere cantava Lucio Dalla ma la Procura della Repubblica di Palermo non tiene vergogna: ha presentato ricorso alla Corte di cassazione contro l’assoluzione in primo grado dell’ex ministro dell’Interno Salvini per la faccenda, in sé allucinante, dei 147 migranti trattenuti a bordo della nave Open Arms nell’agosto 2019. Non ci si venga a dire che lo fa per amor di diritto, di giustizia: è solo un colossale gne gne gne per non sapere perdere, e, chissà, per tirar la volata a chi sanno loro. Non vanno in appello, sapendo che perderebbero a termini di legge, vanno direttamente in Cassazione dove contano di avere migliori sponde. Tipo, chissà, la prima presidenta donna Cassano che i migranti li vuole prima intervistare, poi gratificare. Dice: una questione di puro diritto, in punta di diritto. Ma per favore. Poi più autorevoli commentatori giureconsulti possono rigirarsela come vogliono, fare gli splendidi, ma qui l’unica cosa che resta da dire è: ma per favore. O del rasoio di Occam. Non ci stanno a perdere, il procuratore Maurizio De Lucia, l’aggiunto Marzia Sabella e la sostituta Giorgia Righi, siccome in giudizio hanno perso in maniera tracotante, e si arrampicano sui vetri della Cassazione, “in modo inusuale”. O para…
Il busillis sarebbe, sentite qua, che l’Italia, cioè Salvini, era obbligato ad accogliere, sbarcare, con passerella ovviamente rossa, ospitare, sovvenzionare, guardandosi bene dall’accordare il Pos, cioè spedirli altrove, verso il luogo di sbarco sicuro. Di sicuro c’è solo l’Italia dicono questi giudici cassazionaisti che nel caso della Diciotti arrivarono a teorizzare un risarcimento per i migranti, non si sa su quale presupposto, forse di essere clandestini. Per cui la procura di Palermo, sonoramente bastonata, va da loro, gne gne gne. Anche se nel frattempo proprio la Cassazione a sezioni unite ha spazzato via le ambiguità, pur rimarcando l’assenza di regole chiare in merito, come a dire: se nessuno ci capisce niente, come si fa a far fuori il ministro dell’Interno italiano? Ma i magistrati palermitani non demordono e lo fanno con tutta l’enfasi del caso: “La sentenza in esame si rivela manifestamente viziata per l’inosservanza di quella serie di norme integratrici, quali quelle sulla libertà personale e le Convenzioni sottoscritte dall’Italia per il soccorso in mare di cui il tribunale avrebbe dovuto tenere conto nell’applicazione della legge penale”.
Ma per favore. La trimurti dell’accusa non ricorda, o ha rimosso, quello che usciva dalle chat scoperchiate dallo “scandalo Palamara” (poi finito autocandidato da automartire): “Ma che avrebbe fatto di reato Salvini? Ha solo applicato la legge”. “Apposta dobbiamo stroncarlo”. Roba orripilante, ma ci siamo abituati e la gente scuote la testa e ride, ah questi magistrati.
Dopo le curiose proposte della prima presidenta di Cassazione Cassano, intervistiamoli, amiamoli, lasciamoli andare, troviamo loro un lavoro ma senza forzarli, cerchiamo di capire cosa ci vogliono dire, è accaduto nel giro di poche ore quanto segue: a Trento un tunisino forza la casa di una malcapitata, la minaccia col coltello, la sevizia, la stupra ripetutamente, la deruba; a Santo Stefano di Zimella, nel Veronese, un marocchino terrorizza una vecchia di 88 anni distruggendole casa e macchina, una vecchia Panda. Arrestato, condannato per direttissima, subito rimesso in libertà o meglio non trattenuto, non è chiaro se previa intervista: al che quello torna dal nipote dell’anziana ancora scioccata e fa: visto? Sono già libero, domani torno e vi ammazzo; a Ravenna un tunisino 17enne accoltella un coetaneo che cercava di difendere la sorella dalle molestie del nordafricano, risultato pluripregiudicato e, perciò, immediatamente accompagnato, con tutti gli onori, presso la comunità dove lo mantengono: gli è stato anche chiesto scusa, all’accoltellatore, perché ha accusato un malore, probabilmente da abuso di sostanze; la settimana prima, quasi nello stesso posto, altro accoltellamento da magrhebino; dulcis in fundo, al centro di accoglienza di Santo Stefano Magra un 25enne della Guinea ha tentato di finire a coltellate un operatore, riuscendo solo a ferirlo, della qual cosa si è molto addolorato: i “responsabili” lo hanno consolato, anche per l’arresto inevitabile che tuttavia è durato, pare, lo spazio di un proforma.
Fanno bene questi giudici di Palermo ad andare a frignare dagli augusti colleghi della Cassazione che hanno sostituito l’interrogatorio con l’intervista. Gne gne gne, Salvini in galera, i tagliagole al mare, al parco giochi, in piscina col don Biancalani. Perché, sapete, è una questione di diritto, di giustizia, di principio: “La sentenza in esame si rivela manifestamente viziata per l’inosservanza di quella serie di norme integratrici, quali quelle sulla libertà personale e le Convenzioni sottoscritte dall’Italia per il soccorso in mare di cui il tribunale avrebbe dovuto tenere conto nell’applicazione della legge penale”. Ma per favore.
Max Del Papa, 18 luglio 2025
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