“Le concessioni non convinceranno la Russia a porre fine alla guerra”. È questa l’opinione di Volodymyr Zelensky a pochi giorni dal summit in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin. Il presidente ucraino è tornato in pressing sui partner per aumentare la pressione su Mosca, affermando che sta “prolungando la guerra” e non mostra alcun interesse a porvi fine.
“Un’altra settimana si è conclusa senza alcun tentativo da parte della Russia di accogliere le numerose richieste del mondo e di fermare le uccisioni” l’accusa del leader di Kiev, che ha sottolineato come di fronte ai continui attacchi russi l’Ucraina mantenga “le sue posizioni” e faccia “tutto il possibile per distruggere o cacciare l’occupante”. “Stiamo difendendo la vita del nostro popolo e rafforzando le nostre difese aeree” ha proseguito: “La Russia si rifiuta di fermare le uccisioni e pertanto non deve ricevere alcuna ricompensa o beneficio. Questa non è solo una posizione morale, è razionale. Le concessioni non convincono un assassino”.
Insomma, Zelensky ha ribadito che il suo Paese vuole “una pace autentica, una pace attraverso la forza” che a suo avviso è “l’unico tipo di pace che può essere raggiunto con la Russia”. Parole che ostentano fiducia, ma che in realtà sono sintomo di una situazione piuttosto delicata. Tra pressioni geopolitiche e la crescente instabilità interna, Zelensky rischia grosso. “Zelensky non solo è angosciato dallo scenario di una pace decisa a porte chiuse senza l’Ucraina. Ma è anche sotto pressione per i tentativi russi di sfruttare la questione dell’anticorruzione” questo il quadro attuale delineato da una fonte governativa ucraina riportato dal Corriere.
Uno dei timori principali riguarda Trump. Le possibili concessioni territoriali alla Russia preoccupano Kiev. In particolare, si teme un possibile riconoscimento de facto dell’annessione della Crimea e dell’occupazione russa nelle regioni di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia. Sebbene il sostegno popolare all’integrità territoriale resti elevato, i sondaggi indicano un cambiamento nel clima dell’opinione pubblica. Secondo una rilevazione Gallup, il 69% degli ucraini sarebbe disposto a cedere territori in cambio della pace, rispetto al 52% dell’anno precedente. Tuttavia, un altro sondaggio del Kyiv International Institute of Sociology mostra che solo il 17% accetterebbe tale compromesso senza precise garanzie, una posizione ribadita pubblicamente anche da Zelensky.
Secondo la stessa fonte governativa, “questo è forse uno dei momenti più difficili dall’inizio della guerra”. Il presidente è consapevole del fatto che, dopo dieci anni di conflitto nel Donbass, molti tra civili e militari considererebbero inaccettabile qualsiasi forma di resa o compromesso che renda vano il sacrificio compiuto. Allo stesso tempo, è evidente il peso della stanchezza collettiva, in una popolazione sottoposta a mobilitazione e stress bellico da oltre tre anni. Segnali di malcontento interno non mancano. Un ufficiale del fronte di Sumy, che ha preferito restare anonimo, ha dichiarato tre settimane fa: “Le recenti proteste di piazza provocate dal tentativo di accentrare ulteriormente il potere e di limitare quello delle agenzie anti corruzione potrebbero diventare solo un assaggio di una nuova Maidan”.
Leggi anche:
Nel contesto del conflitto, anche il battaglione Azov ha rafforzato la sua campagna di reclutamento, adottando una retorica incentrata sulla vittoria a ogni costo. Uno degli spot diffusi online ritrae un meccanico che, lamentandosi per il figlio impegnato al fronte, si sente rispondere: “Beato tu che hai una femmina”. La risposta arriva secca: “Sì ma lei si è arruolata nell’Azov”. Intanto, le città ucraine sono tappezzate di manifesti che celebrano gli “eroi” dell’assedio di Mariupol, a testimonianza di una narrativa bellica ancora molto presente nel discorso pubblico.
Un eventuale accordo di pace, specie se percepito come ingiusto, rappresenterebbe una sfida notevole per un leader attorno al quale si è finora cementata l’unità nazionale. Allo stesso tempo, le difficoltà legate al reclutamento forzato, in particolare tra i giovani, stanno generando crescente tensione. La propaganda russa ha intensificato la propria attenzione sul tema, utilizzando i raid nei centri di leva come spunto per alimentare la narrativa del malcontento. Episodi come un’aggressione avvenuta recentemente nell’oblast di Mykolaiv e le proteste a Vynnytsia sono stati osservati con attenzione dai servizi di sicurezza interni dell’SBU.
Secondo diversi report di intelligence occidentali, gli obiettivi strategici della Russia restano immutati: Mosca punta a sostituire l’attuale leadership ucraina con un governo filorusso, ridurre l’apparato militare del Paese, impedire l’adesione futura alla NATO e modificare la costituzione ucraina in senso neutralista.
Il governo ucraino, da parte sua, continua a escludere nuove elezioni, facendo riferimento alla legge marziale, che impedisce lo svolgimento di votazioni durante lo stato di guerra. Tuttavia, l’erosione del consenso verso la presidenza Zelensky è un dato rilevante: secondo i più recenti sondaggi, la sua popolarità è scesa dal 65% al 58% nel giro di un mese. Le critiche riguardo alla crescente concentrazione di potere, sia da parte del presidente che del suo capo di gabinetto Andriy Yermak, si fanno sempre più frequenti.
Franco Lodige, 11 agosto 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


