“Pasta alla norma e pesce”. La cena, la talpa, gli invitati: così Garofani s’è incastrato da solo

Il Quirinale ancora nella bufera. Per FdI caso chiuso, ma Meloni pensa al passo indietro del consigliere di Mattarella

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Quindi insomma alla fine quella cena esisteva, la “chiacchierata da bar” anche, il sogno di “provvidenziali scossoni” pure e tanti saluti a quelli che “è una bufala” di Belpietro. Il “giorno dopo” il gran patatrac del Quirinale (è stato il Colle, infatti, a gettare benzina sul fuoco con un improvvido comunicato per comunicare “sconcerto” di fronte alle richieste di chiarimenti di Galeazzo Bignami), sui giornali è tutta una corsa a minimizzare, circoscrivere, limare. Insomma: aiutare il povero Francesco Saverio Garofani, gran consigliere di Sergio Mattarella, pizzicato da chissà chi a ipotizzare grandi liste di centro contro Giorgia Meloni o scossoni in grado di fermarla.

La strategia è questa: trasformare l’incontro in cui Garofani ha pronunciato quelle parole, da lui stesso confermate o comunque mai smentite, forse per paura dell’esistenza di un possibile audio, in una cenetta tra amici in cui tutto era ammesso. Secondo Il Corriere e Repubblica la serata risalirebbe a giovedì 13 novembre, ristorante Terrazza Borromini su piazza Navona. Al tavolo da 18 persone, a cui erano presenti in 16, ci sono esponenti di spicco dell’economia, delle banche, del commercio e anche dello sport. Tutti uniti dalla fede calcistica per la Roma e dal ricordo di Agostino Di Bartolomei, ex capitano giallorosso scomparso 31 anni fa. Poco prima, al Tempio di Adriano, era andato in scena un incontro per il secondo anno di vita dell’associazione legata al calciatore. “Diversi ospiti, anche volti noti: il conduttore di Di Martedì Giovanni Floris, il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, manager come Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, diversi giornalisti (o ex) della tv di Stato come Carlo Paris e Fabrizio Failla”, spiega Repubblica. Alcuni di loro poi sono andati a cena insieme: pasta alla norma e pesce spada, riporta Belpietro, conditi con vino rosso e bianco.

Chi c’era a tavola? Repubblica non lo scrive. E non se lo lascia sfuggire neppure Luca Di Bartolomei, il figlio di Agostino, che quella cena l’aveva organizzata. “Ma quale complottone contro il governo… Io sono anni che lavoro in contesti prossimi alla politica e so riconoscere quando una discussione fa un salto di scala, diventa sensibile. Invece ho letto delle cose campate in aria, costruite in maniera totalmente artificiosa. Sono stati estrapolati pezzi di conversazione, anche di soggetti diversi”, assicura. “Sappiamo tutti chi è Francesco, a cui sono legato da molti anni da affetto e stima. Quale sia il suo stile. È la persona più moderata e più istituzionale che abbia mai conosciuto. Uno cui non ho mai sentito dire una parolaccia in vita, per dare un’idea del tipo. Figuriamoci i complotti”.

Il problema non è se si trattasse di un incontro carbonaro o meno. Se a quella cena hanno tramato per abbattere il governo Meloni. Il problema è che un consigliere di Sergio Mattarella, uno che di mestiere fa il raccordo tra Palazzo Chigi e il Quirinale sulla politica estera, mica pizza e fichi, durante una cena con tante persone, in un locale “aperto al pubblico” (parola di Di Bartolomei), parli di “scossoni”, listoni di centro e tutto il resto. Non con la moglie a tavola, capite? Ma con altre persone, per quanto in un contesto che si presumeva “riservato” e di “convivialità”. In pubblico. Col rischio, come avvenuto, di essere ascoltato. “Mi spaventa la violenza dell’attacco e quel che fa male è l’impressione di essere stato utilizzato per colpire il presidente”, diceva ieri Garofani. Ma il modo migliore per evitare di farsi “incastrare”, e di trascinare il Quirinale in una polemica con Palazzo Chigi, era quello di tenersi per sé le proprie idee sul futuro del Paese. Visto il ruolo che riveste.

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