Qui al bar siamo consapevoli che non saremmo capaci di governare e che è meglio se continuiamo a fare caffè, ma temiamo anche che alcuni di quelli che governano, anziché governare, dovrebbero stare dietro al bancone insieme a noi. Il mito di Elly Schlein, Pedro Sanchez, l’uomo che riesce al tempo stesso a condannare la Spagna alla dipendenza dalla Cina tramite le rinnovabili e a finanziare la guerra di Putin con il record di acquisti di gas russo (fonte fossile), ha scoperto qual è la ricetta per la pace nel mondo: nominare una donna alla guida dell’Onu.
“Questione di credibilità”, ha detto. Testuale. Geniale. Viviamo in un’era di grandi conflitti. Il ruolo delle Nazioni Unite è sempre più in crisi. I suoi principi si rivelano inadeguati alle sfide del mondo contemporaneo: lo disse Giorgia Meloni, notando, ad esempio, che le convenzioni sui rifugiati erano state pensate in un’epoca in cui i flussi migratori non funzionavano come quelli di oggi. Un conto è accogliere scienziati ebrei in fuga dai nazisti, insomma, un conto è spalancare i porti a milioni di africani. Intanto, le missioni Onu stagnano tra regole d’ingaggio inadeguate e attacchi sempre più arroganti dalle parti che i Caschi blu dovrebbero trattenere dal combattersi (vedere Libano). E il guru socialista che cosa propone? Di mettere una donna al posto di Antonio Guterres.
Bastasse questo per risolvere i problemi, noi del bar ne metteremmo anche due di donne. A questo punto, proponiamo una donna anche con ct della Nazionale di calcio: magari, l’Italia riuscirà a qualificarsi ai Mondiali del 2030. Evidentemente, la pace è femmina. Oppure è femminista?
Il Barista, 20 aprile 2026
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