Nell’attuale ondata di inchieste giudiziarie contro alcune amministrazioni locali, quella che vede Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro e attuale candidato del campo largo per la presidenza delle Marche, indagato per corruzione mi sembra che vada al di là nostra umana comprensione. Così viene spiegata l’iniziativa dei magistrati in un sintetico ma efficace lancio dell’Ansa: “La vicenda è quella dei fondi assegnati dal Comune nella passata legislatura, in particolare a due associazioni culturali, per oltre 500mila euro, per vari interventi e opere tra cui il murales dedicato a Liliana Segre e l’installazione di un casco gigante in onore del campione di Motogp Valentino Rossi. Una prassi di affidamenti diretti e senza gara da cui, secondo i pm, anche l’allora sindaco Ricci avrebbe ricevuto utilità, ma non patrimoniali quanto in termini di ‘consenso politico’ all’insegna di un’amministrazione dinamica.”
Quindi in sostanza, Ricci non avrebbe ricevuto alcun vantaggio economico nel finanziamento di queste due associazioni, ma solo un presunto vantaggio in termini di voti. Ovviamente, il partito più forcaiolo della sua sgangherata coalizione, il M5S, si è affrettato a prendere le distanze dall’ex sindaco, dato che per questi scappati di casa persino un avviso di garanzia equivale ad una colpevolezza quasi certa. Tant’è che Giuseppe Conte si è così espresso: “Non sottovalutiamo le ipotesi accusatorie. Se dovessero emergere condotte disoneste per vantaggi personali, sarebbero incompatibili con i nostri valori”.
Ed ecco che come al solito casca l’asino. Proprio il presidente dei pentastellati rappresenta in qualche modo la prova evidente circa l’estrema fragilità dei rilievi mossi a Ricci. Ciò per il semplice fatto che se si dovessero perseguire tutte quelle iniziative di spesa che hanno avuto un probabile ritorni in termini di consenso, ci si chiede, allo stesso Conte e soci, quando hanno realizzato la voragine nei conti pubblici – di cui ancora oggi paghiamo il fio – quale eventuale condanna dovrebbe chiedere la procura di turno?
Forse l’ergastolo, visto che a fronte dei 500mila euro spesi da Ricci, il solo bonus edilizio sembra che ci sia costato la bazzecola di 200 miliardi di euro?
In tal senso con la sua iniziativa la procura di Pesaro è entrata in un terreno molto scivoloso, soprattutto quando non sono in ballo evidenti ritorni economici da parte dei politici indagati. Se, infatti, accettiamo il fatto che un magistrato possa avere la facoltà di sindacare sulle finalità di spesa di qualunque amministratore pubblico – considerando che in Italia il sistema politico intermedia e spende oltre il 50% del reddito nazionale -, ciò rappresenterebbe un grave vulnus per la nostra democrazia liberale.
In pratica, correremmo il rischio di trovarci in quattro e quattr’otto dentro l’incubo di uno stato etico imposto da chi rappresenta il potere giudiziario.
Claudio Romiti, 25 luglio 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
© Tatiana Mitrushova tramite Canva.com


