Politica

“Datemi le carte su Ricci”. Così il Pd è diventato schiavo di Conte

Il leader del M5s ha preteso i documenti dell'inchiesta sul candidato nelle Marche, dem in attesa di responso: che brutta fine

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Signore e signori, siamo all’umiliazione. Protagonisti della vicenda: Giuseppe Conte in veste di Gup e il Pd nel solito ruolo del penitente in attesa di assoluzione. Cosa succede? Succede che il leader del Movimento 5 Stelle, dopo aver saputo dell’indagine su Matteo Ricci – candidato del centrosinistra nelle Marche – ha preteso le carte. Le carte dell’inchiesta. Vuole leggerle. Esaminarle. Valutarle. Come fosse un pm prestato alla politica.

Ora, voi penserete: “ma chi si crede di essere?”. E invece il Pd, signore e signori, non solo non si ribella. No. Fa pure il compitino. Obbedisce. Tragicomico, ma anche imbarazzante. Fa bene Il Foglio a suggerire a qualche università italiana – che tanto ne hanno di cattedre inutili – di istituirne una nuova: Tecnica della Sottomissione Politica. Con laboratorio su Pd e 5 Stelle. Caso clinico perfetto. Roba da manuale.

Nel frattempo, mentre i dem si piegano e chiedono scusa, i 5 Stelle fanno politica. Attaccano, colpiscono, rilasciano dichiarazioni indignate. A Torino, a Milano, ora pure nelle Marche. Sempre contro l’alleato di governo. Già, perché Ricci – il candidato Pd – deve passare l’esame di purezza grillina. Un test etico. Un bollino di approvazione.

E il Pd? Sta zitto. E accetta. In Campania ha già ceduto la candidatura a Roberto Fico. In Toscana si sta piegando a riscrivere il programma di Eugenio Giani, per farlo digerire ai pentastellati: no agli inceneritori, sì al reddito di inclusione, più green, più partecipazione, più tutto. L’importante è accontentare l’autoproclamato avvocato del popolo. Un copia-incolla del programma grillino.

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Ma attenzione: c’è di più. Mentre i dem si genuflettono, cosa fanno i 5 Stelle? Votano con Meloni e Salvini. Succede al Senato, in Commissione Affari Europei: sulla riforma Rai e sul Media Freedom Act, i grillini votano con il centrodestra. Pd e Azione? Si astengono, come anime perse. I 5 Stelle, invece, zac! Colpo secco, chirurgico. Altro che alleanza progressista: qui si gioca su due tavoli.

E allora, lo diciamo con chiarezza: ha ragione Conte. Certo che ha ragione lui. Perché fa quello che ogni buon imbonitore dovrebbe fare: sfrutta la carenza dell’altro. Prende tutto quello che può prendere. Se il Pd è così arrendevole, è così disponibile a fare da comodino, è assolutamente lecito che i pentastellati ne approfittino.

Gli avvisi di garanzia stanno riscrivendo le dinamiche della sinistra, del cosiddetto campo largo, ora nettamente a trazione grillina. Le inchieste stanno travolgendo esponenti di spicco del Pd e Conte ha capito di poter affondare il colpo. Di fatto, i grillini tengono sotto scacco i democratici, in comprensibile imbarazzo per il fuoco ma allo stesso tempo costretti – dalla segreteria – a obbedire all’alleanza col Movimento. E i problemi per la Schlein non sono finiti, perché al Nazareno non tutti sono disposti a diventare schiavi di Conte. L’ala riformista scalpita da tempo e su vari dossier, non è da escludere uno strappo senza una sterzata della segretaria. Che per il momento non è nemmeno lontanamente immaginabile…

Franco Lodige, 24 luglio 2025

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