Società

Pensate di essere liberi? La verità è un’altra…

In un mondo in cui puoi essere tutto, in realtà sei sempre meno libero di fare qualcosa

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Libertà di “essere” oppure di “fare”? La nostra società è dominata, sotto certi aspetti, da una retorica senza limiti in merito alla libertà. Soprattutto le più giovani generazioni sono state persuase da un’azione propagandista assai bene organizzata che ogni nostra caratteristica sia illegittima e schiavizzante, così che essa dovrebbe essere annullabile a piacere.

Questo vale soprattutto in merito al genere, ma non solo. Nella vulgata di questo Occidente ormai in piena decadenza, essere libero consiste nello sfuggire a ogni determinazione oggettiva. La formula che sembra riassumere la follia contemporanea è un po’ questa: “se mi identifico in X perché mi piace l’idea, perché questo dovrebbe essermi negato?. E questo vale anche se X è incompatibile con qualche tratto essenziale di ciò che sono: con qualcosa che mi riguarda e mi distingue dagli altri, contribuendo a fare della mia realtà un unicum. È proprio questo ancoraggio, però, a essere rifiutato. Di conseguenza, il maschio pretende di essere femmina (o qualsiasi altra cosa: un animale, una realtà immaginaria e via dicendo), esattamente come l’anziano vuole essere giovane, oppure il mortale s’illude di non esserlo.

Ogni nostra determinazione essenziale risulta una gabbia inaccettabile e questa illusione di libertà assoluta, a ben guardare, finisce per dissolvere la realtà: la quale perde ogni consistenza e diventa semplicemente quello che ognuno di noi vuole che essa sia. Se in passato si ricercava una libertà che permettesse a ognuno di noi di esprimere il più possibile le proprie reali potenzialità e di mettere a frutto i talenti della propria identità, oggi la nostra realtà è svuotata e sempre più si tende a pensare che si è tanto più liberi quanto meno si subisce la propria natura di soggetti umani, nati in un certo modo, in un luogo e in un momento storico, con talune caratteristiche e non altre.

Quella che sembra una libertà illimitata, nel momento in cui svuota la realtà e la dissolve, finisce però per rafforzare il potere e indebolire tutti noi. Irrimediabilmente. Nella sua violenza arbitraria e irrazionale, il potere è nichilismo allo stato puro: per questo esso si sposa così bene con il luogocomunismo di una cultura che a parole esalta la libertà proprio mentre dissolve la natura umana e quindi consegna ai potenti una società sempre più invertebrata, passiva, manipolabile. Questo appare tanto più vero quando ci accorgiamo che mentre ci è detto che possiamo essere qualsiasi cosa, nei fatti ormai non possiamo fare quasi nulla.

La stessa cultura che è ossessionata dalla “libertà di essere”, in effetti, sta annullando giorno dopo giorno ogni “libertà di fare” e intraprendere. Ci troviamo ormai entro un universo talmente normato che ogni volta che vorremo avviare un’iniziativa ci chiediamo se in effetti questo sia possibile, oppure no. Perché i fanatici difensori di una sorta di libertà assoluta (specie di fronte alla nostra identità biologica) non hanno nulla da dire di fronte a un potere che egemonizza l’istruzione e la previdenza, regola ogni aspetto della nostra vita, ci sottrae oltre il 50% di quanto guadagniamo e manipola in maniera criminale le valute che siamo obbligati (corso legale) a utilizzare? Come si sposa la retorica del “sii quello che vuoi” con la tranquilla accettazione del “non puoi fare nulla”? Forse varrebbe la pena d’interrogarsi al riguardo.

Carlo Lottieri, 5 ottobre 2025

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