Per il dopo Sassoli, la sinistra ha trovato la sua nemica

La candidata popolare Roberta Metsola ha posizioni contrarie all’aborto: sacrilegio

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Martedì prossimo si voterà per eleggere il nuovo Presidente del Parlamento europeo. La morte di David Sassoli c’entra poco con questa evenienza perché il mandato del presidente italiano era comunque giunto al termine essendoci stato un patto fra i due maggiori gruppi di questo parlamento che prevedeva l’avvicendamento di un popolare a un socialista a metà legislatura. Pacta sunt servanda, direbbero i latini. E come i popolari fecero convergere i loro voti su Sassoli due anni e mezzo fa, oggi i socialisti dovrebbero fare lo stesso sul nome proposto per l’alta carica dai popolari.

Metsola anti-aborto

L’uso del condizionale è però d’obbligo perché a quarantott’ore dal voto si registrano molti mal di pancia non solo fra i socialisti ma anche fra i Verdi e i “liberali” (cosiddetti). Tanto che l’esito della votazione non è scontato, e potrebbero ancora esserci sorprese in extremis. Il motivo è che la prescelta dai popolari, la maltese Roberta Metsola, si è pronunciata più volte contro l’aborto, come per un cattolico dovrebbe essere naturale. Solo che le agenzie progressiste del pensiero unico hanno trasformato l’aborto, da fatto di coscienza quale dovrebbe essere, in un diritto e quindi un valore in sé che non ammette deroghe.

Il degrado cultura dell’Europa

Che un ragionamento del genere possa semplicemente essere passare come corretto è semplicemente un indice del degrado culturale, sociale e istituzionale a cui giunta oggi l’Europa. Ciò che in sostanza scricchiola e viene meno è proprio la nostra civiltà liberale, che antepone la libertà di espressione delle proprie idee ad ogni politica sostantiva; e quindi il diritto alla libertà a questo e quello. Lo Stato di diritto si trasforma surrettiziamente nello Stato dei diritti, e questi covegono fatti corrispondere ai dettami di un particolare visione idologica (legittima ma che non può pretendere di essere l’unica, la Verità). Sull’aborto soprattutto dovrebbe essere possibile avere posizioni diverse. L’argomento tocca infatti da sempre corde profonde e sensibilità personali, ponendosi in ultima istanza come un problema di coscienza.

Chiunque, anche chi non è contrario ad esso, credo che affronti il tema con dubbi, perplessità. Non si abortisce a cuor leggero, abortire non è come tirarsi un dente. In effetti, questo era chiaro a tutti sin dai tempi della legge 194, la quale si proponeva di risolvere in modo pragmatico una questione sociale rilevante e pericolosa per la donna che vi si sottoponeva, cioè la piaga dell’aborto clandestino, ma era talmente convinta che l’aborto dovesse essere per una donna l’ultima scelta da prevedere politiche di prevenzione, consultori informativi, corsi di educazione sessuale e contraccettivi.

Senza contare che anche grandi laici come Norberto Bobbio avevano e manifestavano pubblicamente e tranquillamente posizioni antiabortiste. Poi il tema dal terreno della coscienza individuale e della politica pragmatica è stato portato su quello bio-politico e morale, tanto che oggi semplicemente non è più lecito dubitare. Se, come la povera leader maltese, coltivi le tue opinioni, e queste non coincidono con quelle “approvate”, sei semplicemente indegna. Se vuoi salvarti, devi allineare la tua coscienza a ciò che è già stato deciso per te. Se il fine di qualcuno era far diventare l’aborto banale come, appunto, togliersi un dente, il risultato è stato ahimé raggiunto. E chi lo nega non può aspirare a ricoprire cariche di rilievo.

Corrado Ocone, 16 gennaio 2022

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