La sinistra, si sa, ama parlare di “unità”. Ne fa un mantra, una bandiera, uno slogan da corteo. Poi però, come sempre, si divide su tutto. Anche su chi deve parlare per primo. E infatti eccoli: prima Bonelli, poi Fratoianni. O forse era il contrario? Poco importa, il risultato è lo stesso: accuse, recriminazioni, frecciatine velenose e una coalizione che sembra più un gruppo di condominio che un’alternativa di governo.
Dopo le bordate di Vendola in Puglia, ci ha pensato Bonelli a rilanciare la polemica contro gli alleati di Pd e M5s. Intervistato dal Corriere, il leader dei Verdi va dritto al punto: “Non si può continuare con il dualismo tra Pd e M5s. Perché il rischio è di non riuscire a rappresentare qualcosa di molto significativo che sta crescendo”. Insomma, Pd e Cinque Stelle fanno i grandi, ma dimenticano che alle spalle c’è chi, come Avs, porta voti, idee, e soprattutto… candidature. “Nelle grandi città siamo al 10%”, rivendica con orgoglio Bonelli, il quale ricorda la “felice intuizione” avuta con Fratoianni “tre anni e mezzo fa”, quando decisero di unirsi “senza perdere le proprie identità”.
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Poi Bonelli alza il dito come un professore deluso: “L’alleanza non si può costruire solo con la dualità Pd-M5S”, e aggiunge: “Abbiamo donne e uomini con grande capacità di governo, in tutta Italia”. Fratoianni, dal canto suo, intervistato da La Stampa, cerca di tenere i toni più morbidi, ma il succo è lo stesso. Sottolinea che non pensa ci sia disprezzo verso Avs da parte degli alleati, però “così non può funzionare”. E ancora: “Non vorrei che questa dinamica tra loro tradisca la volontà di ridurre gli spazi di visibilità di AVS”. Tradotto: ci state oscurando, e questo non ci piace per niente.
Poi, arriva il colpo da manuale: “Non credo che Elly ci dia per scontati, anche perché sarebbe un grosso errore. Noi siamo sempre stati unitari, forse i più unitari”. Una dichiarazione che, se non fosse seria, sembrerebbe uscita da un manuale di comicità politica. Perché se essere “unitari” significa rilasciare due interviste in due giorni per lamentarsi degli alleati, allora a destra possono dormire sonni tranquilli.
Ma non è finita. Fratoianni si dice “pronto a sostenere lealmente tutti i candidati del centrosinistra”. Però, attenzione: “Alla lunga, uno si scoccia”. E minaccia, neanche troppo velatamente, un chiarimento post-elettorale: “Passate queste elezioni… con gli alleati dovremo chiarirci”. Di nuovo: tradotto dal politichese, il messaggio è semplice — o ci date più spazio, o non vi appoggiamo più in silenzio.
E mentre uno sogna il 10% alle prossime Politiche, l’altro ricorda di aver “favorito le convergenze” in tutte le Regioni. Ma alla fine, entrambi si contendono la medaglia del miglior alleato lamentandosi del trattamento ricevuto. Nel frattempo il Pd resta a guardare, imbarazzato, senza sapere se rispondere, mediare o ignorare. Conte, come spesso accade, si dilegua. La sinistra si divide anche sull’unità, e nel frattempo si presenta al Paese come “l’alternativa di governo”. Ma se questa è l’alternativa, allora la destra può ringraziare e archiviare la pratica: perché i ponti non si costruiscono con le lamentele — si costruiscono con le idee. E possibilmente con un po’ di coerenza.
Franco Lodige, 25 agosto 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


