Politica

Perché Calenda sbaglia sulla Sicilia

Il leader di Azione ha attaccato più volte l'Assemblea regionale siciliana. I motivi

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Eletto con i voti dei siciliani, ma perennemente contro la Sicilia, le sue istituzioni, il suo popolo. È questo il paradosso in cui da un po’ di tempo a questa parte adora sguazzare il leader di Azione Carlo Calenda, il quale, dopo aver incassato un seggio in Senato alle ultime elezioni politiche nel collegio plurinominale Sicilia-01, non hai mai sprecato un’occasione per attaccare le istituzioni politiche, gli elettori e la cultura siciliana.

Bersaglio di Carlo Calenda, andato in scena nelle scorse ore dal palco della Versiliana, è stata, questa volta, l’Assemblea Regionale Siciliana, il parlamento più antico d’Europa, da “sciogliere e commissariare con un prefetto”, come ha suggerito l’ex ministro dem. “È il Parlamento che si riunisce meno e dove c’è il voto segreto, così ogni consigliere, parlamentare, pardon, perché sennò si urtano, può votare in dissenso e tu lo devi comprare. La Sicilia non deve avere mai più un Parlamento regionale”, ha dichiarato sprezzante il fondatore di Azione, sempre pronto a ricoprire d’accuse quelli che egli stesso etichetta prontamente come “populisti”, e a rivendicare ad ogni occasione utile il primato della politica, salvo poi ritrovarsi a chiedere a gran voce lo scioglimento di un’assemblea legislativa democraticamente eletta, e la sua immediata sostituzione con un prefetto dotato di pieni poteri.

Dichiarazioni, queste, che si innestano nel solco di quelle rilasciate appena una settimana fa, allorquando, in occasione degli importanti disagi registratisi nel catanese in seguito a un violento nubifragio abbattutosi sull’isola, il segretario di Azione ebbe a chiedere lo scioglimento del consiglio regionale siciliano e, possibilmente, l’esilio per i suoi consiglieri. In un’altra occasione, a margine di un incontro tenutosi a Catania lo scorso febbraio, Carlo Calenda si spinse inoltre a teorizzare l’intervento dello Stato centrale e la revoca delle principali competenze di cui gode la Regione Sicilia, essendo l’autonomia regionale “un esperimento fallimentare per i siciliani”.

Ancor più infelici, se vogliamo, sono risultate, poi, le frasi pronunciate da Calenda lo scorso mese di ottobre, durante la trasmissione televisiva condotta da Luca Sommi, Accordi&Disaccordi. In quell’occasione, il leader di Azione si abbandonò a un maldestro: “In Sicilia si lavano ancora i panni negli abbeveratoi”, commento fuori luogo e indubbiamente di cattivo gusto, che lasciava denotare, da parte del senatore Calenda, la scarsa conoscenza delle tradizioni e della cultura siciliana. Insomma, in riferimento alla Sicilia (ma non solo), l’elenco degli strafalcioni e delle uscite a vuoto dell’ex ministro dem è assai lungo e ben variegato, e contribuisce a mettere in risalto tutta l’incoerenza e lo scarso rispetto verso le istituzioni del “democraticissimo” segretario di Azione.

Ciò detto, e preso atto delle posizioni esternate in più occasioni dall’ex ministro del Sviluppo economico, ci chiediamo: per quali strane ragioni, se i siciliani non sono nelle condizioni esprimere liberamente il proprio voto, talmente tanto da arrivare a chiedere un commissariamento dell’organo legislativo regionale, Carlo Calenda ha scelto di candidarsi in un collegio siciliano e di farsi eleggere senatore proprio in Sicilia? A questo punto, considerata la scarsa propensione dimostrata dai siciliani nella scelta dei loro rappresentanti, non sarebbe forse il caso che Calenda iniziasse egli stesso col dare l’esempio, rassegnando le proprie dimissioni dal seggio ottenuto alle ultime politiche? Perché, se come il senatore Calenda ardentemente sostiene, il popolo siciliano è del tutto incapace di affrancarsi da una classe politica che mal governa l’isola, e non possiede il benché minimo buonsenso e la ragionevolezza necessaria ad invertire la rotta, allora egli stesso, in prima istanza, non prende atto della scarsa valenza del voto espresso dai siciliani e rinuncia alla poltrona?

Questo sì che sarebbe un gran bel segnale di coerenza da parte di Carlo Calenda, magari il primo vero passo per accompagnare finalmente la Sicilia sull’impervio sentiero che conduce al cambiamento.

Salvatore Di Bartolo, 29 agosto 2025

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