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Perché è presto per festeggiare la fine Conte - Seconda parte

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Conte era un parvenu, ma non lo è più: ha imparato subito quel che c’era da imparare, l’arte di durare. Affondare, prendere apnea e riemergere e tornare a galleggiare. Sa che niente è definitivo da queste parti, neppure la morte. Conosce le contorsioni dell’utilitarismo, ricorda che il potere è transeunte, che più è ampio e più è infido e questo non vale solo per lui. Di conseguenza, scopre che quello che ci vuole, al momento, è una bella riverniciata: voilà il Conte basic, Spelacchio di un regime, fragile come un albero spoglio, ma l’albero resta ossuto per rifiorire, “fino a quando non avrai appreso questo morire e rinascere non sarai che un triste viaggiatore per l’oscura terra”.

L’avvocato Conte non è Goethe, ma la lezione di vita l’ha assimilata, probabilmente: sa che, dopotutto, non è così improbabile passare da un Conte solo a un solo Conte. Lo scriviamo con orrore, se non con terrore, ma nel sic transit gloria mundi all’italiana l’eterno ritorno, anche del nulla, ci sta tutto.

Max Del Papa, 6 febbraio 2021