La versione ufficiale è: Pep Guardiola ha detto no alla Nazionale per “motivi familiari”. “Grazie, sono onorato, ma in questo momento non me la sento”. Dopo tanti anni in Premier League, con tante vittorie e anche tante responsabilità, il divo degli allenatori ha deciso di dedicarsi alla famiglia. Va bene. Ci crediamo, e non dubitiamo affatto che si sia trattato di una questione economica (come ha assicurato Maldini alla Lega).
Qui al bar, però, ci viene un dubbio. Se ci è permesso.
Ma non è che il mago Pep ha detto “no” perché la sfida con questa Italia sarebbe troppo, anche per lui? Qui al bancone, gli avventori abituali si divertono immaginando questo dialogo tra Guardiola, Maldini e Leonardo.
“Ehi, Pep: ti va di fare l’allenatore della Nazionale?”
“Ciao Paolo, ciao Leo. Mah sì, perché no”.
“I soldi non sono un problema. Chiedi quanto vuoi”
“Ottimo. Allora leggetemi la rosa. Chi abbiamo come attaccanti?”
“Federico Chiesa, Francesco Pio Esposito, Moise Kean, Matteo Politano, Giacomo Raspadori, Mateo Retegui, Gianluca Scamacca”.
“Ah….”.
“Allora firmiamo”
“No aspetta scusa…. problemi familiari”.
Ovviamente si tratta di una fiction. Totale invenzione da appassionati del pallone, un po’ alticci a causa della birra di primo pomeriggio. Ma è un modo simpatico, da tifosi, per dire che pensare di risolvere il problema del calcio italiano cambiando il direttore tecnico significa non accorgersi della profondità del dramma. Un problema che riguarda l’assenza di talenti veri, più che la direzione tecnica.
L’idea era buona, sia chiaro: affidare per un decennio il calcio italiano a Guardiola, lasciandogli anche voce in capitolo sulle giovanili. In fondo, per sperare un giorno di tornare ad avere i vari Totti, Pirlo, Nesta, Maldini, Cannavaro, eccetera, eccetera, eccetera occorre del tempo. Tanto tempo. E un certosino lavoro sui vivai. Ma se invece l’idea era quella di tornare presto a vincere, allora però disperarsi per il No di Guardiola. Neppure Pep avrebbe potuto fare miracoli, se gli ingredienti della zuppa sono quelli che sono.
Il Barista, 24 luglio 2026
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