
‘Il re dei traditori’, come viene scherzosamente indicato nei palazzi del potere, ci riprova, con tre nuovi bersagli nel mirino: Paolo e Marina Berlusconi, Antonio Tajani e, come sbagliarsi, ovviamente Forza Italia.
Lui, Carlo Calenda, incurante del ridicolo con il suo minuscolo partitino ‘Azione’ ritenta l’affiliazione. Lo schema è sempre lo stesso: avvicinamento guardingo, atteggiamenti da unico sapientino nella stanza, poi la certificazione dell’inadeguatezza altrui. Paolo e Marina dovrebbero ricordare, più di chiunque altro, il significato della parola tradimento: molti salirono sul carro di Silvio quando il Cavaliere vinceva e distribuiva potere, gli stessi lo abbandonarono senza nemmeno voltarsi quando il vento girò. Il ‘mood’ di Calenda sui social, non molto tempo fa, il 13 febbraio 2023, era: “Se queste elezioni portassero alla sparizione politica di Berlusconi sarebbe già un grande risultato per il Paese”, frase utile a capire il suo rapporto con la misura quando ora afferma: ‘Felice se potremo lavorare insieme’. C’è da chiedersi cosa gli abbia fatto fare la giravolta.
A Tajani, prima ancora di accoglierlo, converrebbe farsi preparare un appunto su chi e perché volle Calenda a Bruxelles: fu Matteo Renzi a valorizzarlo, prima ministro e poi rappresentante permanente presso l’Unione europea, un’onorificenza politica che l’Italia non aveva mai concesso nemmeno a Gianni Agnelli quando si parlava di lui a Washington. Un’investitura totale, che Calenda ha prima consumato e poi rinnegato, trasformando un incarico storico in un passaggio inconcludente così come quando fece il ministro, ILVA docet.
Gli ammiccamenti al Pd con quell’ambiguità di chi tiene sempre una porta aperta per poterla sbattere domani, pronto a spiegare che non erano le persone giuste (chiedere a Zingaretti). Il tutto accompagnato da un carattere di cui le cronache sono piene, sfuriate improvvise e telefonate isteriche condite da un uso maniacale dei social trasformati in una clava quotidiana. Per non parlare della sua ossessiva presenza in tv grazie al suo giretto radical chic.
Alcune persone il tradimento ce l’hanno nell’anima come un peccato originale. Calenda dovrebbe ricordarsi dell’imprenditore napoletano Gianni Punzo, oltre che del suo mentore, Luca Cordero di Montezemolo l’uomo che lo ha inventato. Da ministro lo colpì con una lettera pubblica su Alitalia, secca e perfida, accusando il management di quella che fu la nostra compagnia di bandiera di non essere all’altezza. Il cocco della Roma bene e dell’Ultimaspiaggia di Capalbio non tradisce per convenienza, ma per vocazione.
Luigi Bisignani per Il Tempo, 28 gennaio 2026
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