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Perché il gas costa così tanto (e stavolta non c’entra Putin)

I meccanismi speculativi, la borsa del gas, i contratti: in Italia scambiato più metano del fabbisogno

price cap gas

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Più dettagli si conoscono sul suo meccanismo di azione, più il price cap sul gas introdotto dall’Ue evoca la supercazzola. E pensare che, per risolvere gran parte dei problemi, sarebbe sufficiente che il governo italiano decidesse di intervenire sui veri meccanismi di formazione del prezzo del gas, bloccando finalmente le speculazioni che stanno alla base degli aumenti in atto.

Oltre al poco gas nazionale (meno del 5% del totale) quello necessario per coprire il fabbisogno italiano è approvvigionato all’estero dai grandi importatori. Tra questi, Eni, Edison ed Enel controllano insieme i tre quarti del gas importato in Italia.

Gli importatori acquistano il gas stipulando contratti di durata pluriennale: l’85% dei contratti attualmente attivi ha una durata compresa tra 5 e 35 anni. Nei contratti pluriennali il prezzo di acquisto del gas è indicizzato al prezzo del petrolio Brent alla borsa di Amsterdam, e non risente quindi delle oscillazioni di breve termine del mercato del gas. A riprova di ciò, nel corso del 2022 il prezzo di importazione del gas (il cosiddetto “prezzo doganale”) non ha mai superato i 90 €/MWh, mentre i prezzi spot alla borsa di Amsterdam si impennavano ripetutamente fino a raggiungere il picco di 340 €/MWh il 26 agosto 2022.

Per approfondire

Fatta questa premessa sui prezzi di importazione, veniamo ai meccanismi speculativi che condizionano il prezzo finale del gas per l’utenza civile e industriale.

Il primo meccanismo speculativo è introdotto dagli stessi importatori, i quali offrono il gas sulla borsa italiana a prezzi che non riflettono il prezzo di acquisto, ma le quotazioni spot della borsa di Amsterdam, molto più elevate dei prezzi contrattuali pagati realmente. I distributori che hanno bisogno del gas per alimentare le loro utenze sono quindi costretti ad acquistarlo al prezzo spot della borsa di Amsterdam, con un notevole incremento rispetto ai prezzi doganali.

Ad incrementare ulteriormente i prezzi concorre la circostanza che sulla borsa italiana del gas non operano solo gli importatori e i distributori: ad essi si aggiunge una pletora di “intermediari” che hanno il solo scopo di guadagnare speculando sul prezzo del gas. Costoro acquistano quotidianamente partite di gas quando le quotazioni di Amsterdam sono basse per rivenderle quando si alzano, lucrando così sulla differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita, senza alcun vantaggio per il funzionamento del mercato.

Non si tratta affatto di un fenomeno marginale. Il “Rapporto annuale sullo stato dei servizi” pubblicato quest’anno dall’Arera (l’Autorità di regolazione dei mercati del gas, dell’elettricità e delle risorse idriche) ha censito nel 2021 oltre seicento operatori alla borsa italiana del gas. Costoro hanno scambiato nel 2021 oltre 340 milioni di metri cubi di gas, a fronte di un fabbisogno complessivo dell’Italia che non ha superato i 76 milioni di metri cubi. Ciò significa che alla borsa italiana sono state scambiate più volte le stesse partite di gas (complessivamente oltre quattro volte il fabbisogno totale) determinando ad ogni passaggio di mano un incremento del prezzo di cessione.

Per approfondire

A causa di questo meccanismo speculativo, i distributori che non riescono ad acquistare le partite di gas di cui hanno bisogno direttamente dagli importatori sono poi costretti ad acquistarle a prezzi maggiorati dagli intermediari. Il gas arriva così agli utenti finali gravato dei lauti margini di profitto degli importatori e degli intermediari, nonché degli oneri dovuti al trasporto, alla distribuzione e al margine di profitto dei distributori.

I meccanismi speculativi descritti sono la vera causa degli aumenti del prezzo che si sono registrati in Italia negli ultimi anni. Per chi avesse dubbi, basti ricordare che il price cap di 180 €/MWh partorito con fatica dalla Commissione Europea è stato superato già il 21 dicembre dell’anno scorso, ben due mesi prima che cominciasse la guerra tra Russia e Ucraina.

La buona notizia è che quello descritto è un sistema ben noto e sul quale sarebbe facile intervenire, se solo il Governo non avesse il timore di scontentare i commensali che partecipano al banchetto a spese dei cittadini e delle imprese.

Ugo Spezia, 27 dicembre 2022