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Perché il piano vaccini è un flop annunciato

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Sui vaccini si preannuncia l’ennesimo flop targato Conte-Arcuri. La penuria delle dosi è confermata anche dalle dichiarazioni del Capo di BioNTech Ugur Sahin: “Da soli non ce la facciamo a coprire il fabbisogno”. Il fondatore dell’azienda tedesca, in collaborazione con Pfizer, ci ha consegnato l’arma vaccinale per sconfiggere il virus, ma imputa alle flemmatiche procedure di approvazione europea dei vaccini la responsabilità di causare la carenza nelle forniture.

Così il Ceo di BioNTech:”Al momento la situazione non sembra buona, si sta verificando una scarsità perché mancano altri vaccini approvati e dobbiamo colmare il vuoto con il nostro vaccino”. L’Agenzia europea per i medicinali non ha ancora approvato il vaccino di AstraZeneca su cui ha puntato l’Italia, mentre quello di Moderna dovrebbe essere autorizzato dall’Ema il 6 gennaio. Tuttavia, l’ok a Moderna ci consentirà di usufruire fino a marzo di 3,3 milioni di dosi al mese con l’impegno imponente di somministrare 100 mila vaccini al giorno. L’inoculazione di massa rischia di essere un traguardo proibitivo e destinato a infrangersi sugli scogli di una realtà immatura rispetto al titanico obiettivo numerico.

Tant’è che ad oggi le incognite operative sulla campagna di vaccinazione prevalgono sulle certezze: siamo all’oscuro sulle agenzie interinali preposte al reclutamento di medici e infermieri e sulle famose primule vige solo l’idea teorica, ma non la sua proiezione realizzativa. Si fantastica su impianti logistici a sagoma floreale per la vaccinazione senza una materializzazione progettuale. Sulla comunicazione si registra un ulteriore vuoto, mentre ci si incaglia su un dibattito surreale che riguarda l’obbligo o meno di vaccinarsi.

Basterebbe una trasparente campagna informativa sui benefici effetti e sui potenziali rischi per raggiungere un consenso informato, evitando di arrovellarsi in anacronistici provvedimenti coercitivi. Occorre velocizzare la macchina complessiva della vaccinazione, valutando anche le incognite sulla durata dell’immunità: il rischio è di gestire una situazione paradossale per cui avremo persone scoperte dalla protezione del siero, senza aver ricevuto neanche una dose, a cui si aggiungeranno i vaccinati ad inizio 2021 con l’antidoto che ha esaurito il suo effetto.

In base al sito di pubblicazione scientifica Our World in Data siamo agli ultimi posti per numero complessivo di vaccinazioni somministrate per ogni 100 persone sul totale della popolazione. Il primo paese è Israele che viaggia come un treno superveloce con un indice di 11,55 (più di un milione di dosi su una popolazione di circa 9 milioni), mentre l’Italia occupa gli ultimi posti con 0,05 (30 mila dosi su una popolazione di 60 milioni). Con queste premesse rischiamo di prorogare il raggiungimento dell’immunità di gregge e di “scarrellarci” dagli obiettivi dei paesi europei più virtuosi, posticipando la linea di arrivo alla primavera inoltrata del 2022. E noi ingenui pensavamo che il peggio fosse alle nostre spalle, ma con i giallorossi non c’è limite al peggio.

Andrea Amata, 2 gennaio 2021